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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca Dovadola

"Senza investimenti si nega il futuro": parte la "riabilitazione culturale" di Dovadola

"Questo potrà avvenire attraverso la sollecitazione di tre fattori - afferma Zelli -: informazione, formazione e turismo. L'Informazione in un programma di politica economica e culturale territoriale deve assumere un significato molto vasto

Chiuderà domenica la mostra allestita  presso l'Oratorio di Sant'Antonio, via Tartagni Marvelli, dagli artisti dovadolesi per il ciclo "Quando l'arte è F.A.T.A. (Fuoco, Acqua, Terra, Aria)", quest'anno dedicata all'acqua (orari di visita 16.30 - 18.30). "L'annuale esposizione mi ha offerto la possibilità di sviluppare ulteriormente il ragionamento già avviato sulla necessità di continuare a investire in cultura - esordisce il sindaco Gabriele Zelli -. Non mi sono cimentato, pertanto, in una disquisizione critica sul lavoro dei singoli artisti che vanno ringraziati e elogiati anche per il solo fatto che non fanno mancare il loro sostegno a questa manifestazione".

"Non solo, quando sono stati chiamati da Serena Venturelli, presidente dell'Associazione che li riunisce, a fornire un proprio contributo sulla figura di Benedetta Bianchi Porro hanno accettato di buon grado dando vita a un'altra mostra "Arte per Benedetta" facendo in modo che divenisse un nuovo appuntamento particolarmente importante e significativo - chiosa il primo cittadino -. Proprio perchè le occasioni espositive e culturali a Dovadola stanno aumentando ci dobbiamo chiedere vale la pena continuare su questa strada? Vale ancora la pena investire in cultura? Aprire una biblioteca, o un teatro, è un investimento in perdita o in attivo? Nell'immediato magari potrebbe apparire come una perdita di risorse che più "utilmente" potrebbero essere destinate a qualcosa di più concreto e tangibile. Ma ovviamente sappiamo tutti che non è così perché una biblioteca, un teatro, le manifestazioni artistiche  generano valori che non sono misurabili. Sottovalutare gli effetti positivi a lungo termine di investimenti "a perdere" come quelli per la cultura significa disconoscere ad esempio il valore di un'invenzione. A cosa serve un'invenzione prima che serva a qualcosa?".

"Pensiamo a quanto ancora oggi dobbiamo al Rinascimento - aggiunge -. Attraverso quel linguaggio il nostro paese ha dato identità a se stesso. Quando si parla di investire sulla cultura dovremmo essere capaci di non fare calcoli. Proprio perché sono impossibili da fare. La cultura non è solo un fatto economico, ma anche sociale di incalcolabile valore perché genera nel tempo una società più avanzata. Come Italia siamo a un bivio: o investiamo nella formazione, nell'istruzione, nella ricerca e nella cultura, che è la strada dei paese più avanzati, oppure ci neghiamo il futuro. Senza dimenticare che aumenterà il divario tra il nostro paesi e gli altri che investono in questi campi da sempre e continueranno in questa direzione. Semplicemente finiremo per essere ancor più emarginati e perderemo la nostra capacità di capire il mondo, oltre che posti di lavoro. Prendiamo a esempio uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi decenni quello dell'emigrazione verso l'Occidente di decine di migliaia di persone con le conseguenti tragedie che quotidianamente si verificano. Solo attraverso lo studio, le ricerche serie sui meccanismi di emigrazione e la storia di quei popoli, possiamo capire qualcosa di più di quello che accade e quindi intervenire senza buttare soldi dalla finestra. Invece oggi qualsiasi intervento nasce dalla lettura caricaturale del fenomeno fatto da un  giornalismo e da una politica di basso livello. Così pagheremo prezzi sociali altissimi e rimarremo vittime dei nostri pregiudizi".

"C'è un'Italia che vive per la cultura, va ai festival, acquista libri, assiste ai concerti, frequenta le sale cinematografiche, ma c'è soprattutto un'Italia che ha ridotto le proprie attese a tutti i livelli, anche quelli culturali - sottolinea -. Zelli Guarda solo la televisione e si rinchiude nella propria dimensione domestica, privata. La tendenza è questa, purtroppo, e non è solo una questione statistica. Dobbiamo allora cercare di non cadere nella tentazione di rinchiuderci nei nostri spazi, dobbiamo cercare di non chinare la testa. Ma a Dovadola ci sono occasioni di carattere culturale da condividere? Facciamo una rapida carrellata: nel corso degli ultimi due anni sono raddoppiati gli appuntamenti che si svolgono presso il Teatro Comunale, stessa cosa si può affermare per le esposizioni artistiche anche grazie alle mostre che vengono proposte da Sara Vespignani, titolare di Corte San Ruffillo. Ogni anniversario di carattere istituzionale è stato adeguatamente valorizzato facendo leva sulla riscoperta della storia locale".

Prosegue Zelli: "Si è colta l'occasione delle celebrazioni promosse in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Benedetta Bianchi Porro per avviare una valorizzazione di questa straordinaria figura non solo dal punto di vista spirituale ma anche sociale e culturale. Non si perde nessuna occasione per valorizzare il territorio sotto l'aspetto turistico promuovendo le eccellenze. Ancora: non è stato in nessun modo ridotto, nonostante le note difficoltà finanziarie, il contributo per alcune realtà associative. Infine è stata inaugurata la sala di lettura che funziona sia come biblioteca scolastica sia come prestito librario. Si è fornito sostegno a tutte le attività promosse dalle associazioni locali, dalla Pro Loco, alla Protezione Civile, dall'Associazione dei genitori all'Avis, dal Real Dovadola all'ultima nata, l'Adas (Associazione per la divulgazione ambientale e scientifica). Tutto bene, quindi? C'è di che essere soddisfatti? A mio parere occorre che i dovadolesi, e in particolare i cittadini più sensibili all'arte e alla cultura siano più protagonisti di questa fase. L'Amministrazione comunale, anche in relazione al ruolo non secondario che sta esercitando all'interno della costituita Unione di Comuni del Forlivese, si impegnerà per promuovere un attecchimento e radicamento di politiche culturali con una serie di interventi fortemente indirizzati alla "riabilitazione culturale" di Dovadola".

"Questo potrà avvenire attraverso la sollecitazione di tre fattori - continua il sindaco -: informazione, formazione e turismo. L'Informazione in un programma di politica economica e culturale territoriale deve assumere un significato molto vasto, soprattutto se rapportato all'evoluzione che c'è stata di questo settore, in un contesto di competizione sempre più aperta in tutti i campi. Quindi se si vuole promuovere lo sviluppo il primo posto nella scaletta degli interventi di ogni istituzione pubblica deve essere pensato per un programma articolato di diffusione di informazioni come mai prima era stato attuato, sfruttando compiutamente sia i canali tradizionali dei mezzi di comunicazione, sia quelli di nuova generazione sempre più penetranti e incisivi. Legata all'informazione esiste naturalmente la formazione che deve interessare non soltanto la parte operativa della popolazione, ma tutti i cittadini attraverso sistemi innovativi di coinvolgimento sociale legato allo sviluppo di un territorio".

"Il turismo è il terzo fattore che chiude il ciclo virtuoso - conclude il sindaco -. Più i cittadini sono informati, formati, e quindi "culturalmente accoglienti" più il loro territorio sarà ricettivo al flusso turistico e quindi economico. Il turismo ha una funzione prioritaria non soltanto come fonte di reddito e quindi stimolo all'ulteriore sviluppo delle attività locali, ma anche come fattore strategico incentivante il processo di "riabilitazione culturale" attraverso l'impareggiabile funzione di comunicazione e trasmissione di usi e costumi di altre realtà, che avviene proprio nell'arco temporale in cui il flusso turistico si consuma. Tre fattori, quindi, la cui integrazione sia in grado di creare quel circolo virtuoso che possa ridare dignità e concretezza all'idea di credere nello sviluppo non solo del paese Italia, ma anche della vallata dell'Acquacheta, delle zone circostanti e di Dovadola".

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