Salute

L'influenza dura un po' più a lungo della norma: il primario di Malattie Infettive spiega le cause

Nel Forlivese, dopo il picco registrato nella settimana tra il 12 e il 18 dicembre, la curva è tornata leggermente a crescere nella settimana tra il 6 e il 12 marzo

Febbre che schizza oltre i 39, dolori muscolari, mal di testa, nausea. Sono tante le persone che stanno facendo i conti con l'influenza. Nel Forlivese, dopo il picco registrato nella settimana tra il 12 e il 18 dicembre, la curva è tornata leggermente a crescere nella settimana tra il 6 e il 12 marzo. "La situazione in Romagna è attualmente allineata a quella della maggior parte del territorio italiano, con una incidenza solo di poco superiore, e classificata a bassa intensità, ossia sotto i 10 casi per mille abitanti - informa Francesco Cristini, primario dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì -. Poche regioni in Italia sono ancora sopra i 10 casi per mille abitanti". 

Dottor Cristini, quale è la fascia più colpita?
"I bambini di età compresa fra zero e quattro anni, con una incidenza attuale superiore a 20 casi per 1000 abitanti".

La durata media?
"E’ una influenza abbastanza standard anche quella di quest’anno, ma pare che possa durare abbastanza a lungo, anche 5 giorni. La prima epidemia influenzale post-pandemia da Covid-19, in una popolazione che negli ultimi due anni praticamente non ha incontrato il virus influenzale, sta causando una influenza un poco più lunga del solito".

Una situazione che sta creando problematiche al pronto soccorso?
"Direi che non vi sono particolari crisi presso i pronto soccorsi per quanto riguarda l’influenza e le altre infezioni virali circolanti in questa stagione. La situazione dei pronto soccorsi è sempre critica, a prescindere dalla epidemia influenzale".

Vi è stata necessità anche di ricoveri? 
"E’ naturale che vi siano stati ricoveri di pazienti con influenza, soprattutto soggetti fragili, come storicamente e normalmente avviene durante la stagione influenzale".

Quale è stata l'efficacia del vaccino contro l'influenza? 
"Nel territorio romagnolo si è vaccinato meno del 60 % degli ultra-65enni, la popolazione a rischio più rappresentata. Riguardo alla efficacia del vaccino nei soggetti a rischio, si ritiene che esso riduca del 70% le complicanze e mortalità per influenza, ma è un dato generale che deriva dalla letteratura scientifica, e non relativo alla campagna vaccinale attuale". 

Quali farmaci assumere in caso di influenza?
"I soliti farmaci contro i sintomi, il principale è la febbre, per cui il paracetamolo è il farmaco antipiretico più raccomandato e più sicuro per tutte le fasce di età. I decongestionanti nasali più comuni vanno usati con molta moderazione e solo per pochi giorni, non bisogna abusarne perché possono dare assuefazione. Gli antibiotici non servono e quindi non vanno assunti, perché si tratta di una infezione virale. Sarà il medico a giudicare l’utilità degli antibiotici solo nel caso di un reale sospetto di una sovrainfezione batterica".

Quali sono i cibi da mangiare?
"Non esistono raccomandazioni specifiche. E però importante una dieta leggera e facilmente digeribile, per non impegnare un organismo già in difficoltà a causa di una infezione virale. Vanno privilegiati alimenti contenenti vitamine E e C e minerali, contenuti soprattutto in molta frutta e verdura. Attenzione alla idratazione, abbondante, soprattutto acqua, tisane e spremute di agrumi, perchè quando c’è la febbre aumenta il rischio di disidratazione".  

C'è un modo per prevenirla oltre al vaccino?
"La prevenzione non vaccinale è quello che abbiamo avuto modo di imparare, nostro malgrado, con la pandemia da Sars-CoV2, fatta di distanziamento e di dispositivi di protezione individuale. I tempi sono cambiati, l’emergenza rientrata e tutto si è ridimensionato, e siamo tornati ad una vita normale. E’ pertanto difficile evitare una affezione virale in un mondo che vive normalmente, ma è sempre una buona pratica e di buon senso quella di indossare la mascherina quando si è raffreddati o febbricitanti fino a che si guarisce, se si sta in mezzo alla gente, giusto per ridurre il rischio verso gli altri".

Quale è invece la situazione covid?
"La malattia esiste sempre, negli ospedali più spesso si tratta di riscontri casuali dovuti allo screening attivo di tutti gli ingressi in Pronto Soccorso che avvengono per i più svariati motivi di salute. Lentamente i casi calano, e non si ravvede alcuna criticità. In questa stagione invernale fra le cosiddette sindromi simil-influenzali c’è stato un numero non indifferente anche di infezioni da Virus Respiratorio Sinciziale (qui un approfondimento con il primario di Pediatria, Enrico Valletta, ndr) le, soprattutto nella popolazione pediatrica, dovuto alla naturale circolazione di un virus che convive con l’uomo da sempre, ma anche al fatto che quest’anno il virus è stato ricercato in modo attivo anche negli adulti, insieme al Sars-Cov 2 ed al virus dell’influenza nei casi di pazienti con febbre ricoverati in ospedale".

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