Cronaca

Dramma di Genova, i ponti del Forlivese ai raggi x: sorvegliato speciale quello di San Colombano

A spiegare la situazione locale, dopo la tragedia di Genova, è l'ingegnere Daniele Valbonesi, sindaco di Santa Sofia, consigliere provinciale con deleghe a viabilità e mobilità nel comprensorio forlivese

Il viadotto di San Colombano

Sono 350 i ponti nel forlivese ma, fortunatamente, tutti di dimensioni ridotte. A spiegare la situazione locale, dopo la tragedia di Genova, è l'ingegnere Daniele Valbonesi, sindaco di Santa Sofia, consigliere provinciale con deleghe a viabilità e mobilità nel comprensorio forlivese. "Diciamo che la situazione non desta preoccupazioni - spiega Valbonesi - gli unici sorvegliati speciali sono il ponte di San Colombano che necessita dei lavori di antisismica già previsti nel piano triennale di lavori (per un totale di 1 milione e 580 mila euro circa) e il viadotto di Gualdo che mostra qualche segno di usura".  
Per il ponte di San Colombano, realizzato decine di anni fa in cemento armato e molto sollecitato dal passaggio di mezzi, è già in atto la delimitazione sulla distanza dei mezzi pesanti. Ma non si tratta di un problema di tenuta in condizioni normali, il rischio paventato dai controlli specifici è che durante un terremoto potrebbe avere dei cedimenti. "Entro l'anno verrà aggiudicato un primo stralcio di lavori per 80 mila euro - ha specificato il sindaco - poi il resto verrà effettuato nel 2019". Anche il ponte di Gualdo ha una campata importante e quindi è stato oggetto di monitoraggi continui. "Mostra segni del tempo ma non problemi di staticità e tenuta - afferma Valbonesi - comunque è sotto controllo". 

"Il problema è anche un altro - aggiunge Valbonesi - finché non sappiamo cosa voglia fare questo Paese della Provincia è più difficile fare programmi e previsioni. Pensi che nel forlivese abbiamo 518 chilometri di strade di competenza provinciale e di cui occuparsi, nel cesenate 1050. E in servizio abbiamo una novantina di persone. In più non ci sono soldi e quindi il servizio di manutenzione non può essere esternalizzato. Diventa difficile essere superefficienti". 

E cosa pensa di quello che è accaduto a Genova? "Come ingegnere penso che non si sia trattato di un cedimento normale. Non era così prevedibile come dicono tutti. A volte accadono imprevisti che  anche gli esperti non riescono né a prevedere né a spiegare completamente". Per quanto riguarda il Comune di Forlì la situazione è ancora più tranquilla perchè di ponti importanti non ce ne sono. I più lunghi sono sostanzialmente tre: quello in via Mattei, quello al Ronco (ma solo ciclabile perché per le auto è competenza Anas) e il ponte Schiavonia sulla via Emilia. "Da tempo sono censiti e verificati - spiegano dal Comune, settore viabilità - periodicamente. Nessun problema di staticità o tenuta".

In una nota l'amministrazione comunale mercuriale chiarisce che "il Comune ha da tempo censito le opere d'arte stradali (cavalcavia, ponti, ponticelli, scatolari, tombinature, ecc) di competenza e redatto relativo “catasto”. Con l'appalto di manutenzione infrastrutture stradali e servizi connessi in corso, lo si aggiorna ed integra sempre con maggiori dettagli, con periodiche ispezioni. Delle oltre 350 strutture la stragrande maggioranza è costituita da opere minori. Dai dati in possesso non risultano particolari condizioni di criticità e comunque nessuna struttura presenta caratteristiche costruttive similari al ponte di Genova. Pur non essendo rilevate criticità particolari sono comunque in corso di valutazione/esecuzione marginali interventi migliorativi. Le strutture pontali di maggiore importanza sul territorio sono in genere di competenza di altri enti (Anas, Autostrade, Provincia, Ferrovie); non si è a conoscenza della presenza di particolari criticità".

Il commento di Ragni

A commento della nota dell'amministrazione comunale, il capogruppo in Consiglio comunale di Forza Italia, Fabrizio Ragni, parla di "risposta volta a tranquillizzare l’opinione pubblica ed evasiva nel passaggio che riguarda le competenze. Noi stessi, che per primi abbiamo sollevato il problema, abbiamo chiesto ai sindaci di Forlì, Cesena ed al presidente della Provincia di Forlì-Cesena di farsi  parte diligente  chiedendo alle società concessionarie stradali (Anas e Autostrade per l’Italia in primis) di fornire in tempi strettissimi notizie e dati certi in merito allo stato di salute delle arterie che attraversano il nostro territorio. Ruolo proattivo e responsabile che  hanno assolto al meglio i sindaci della valle del Savio che hanno scritto all’Anas per conoscere lo stato dell’arte dell’E45, un’arteria  che da anni presenta problemi di ogni tipo. Drei, invece, attraverso l’ufficio stampa, come da suo stile, elude il problema e addirittura raggiunge vette inarrivate di autentico surrealismo quando   spiega che “sono di competenza della Provincia (e di altri enti, come Anas e Autostrade)” le infrastrutture di cui si parla. Paradosso vuole che il presidente della Provincia sia lo stesso Drei. Quindi lo invitiamo da sindaco a concertare con sé stesso, nel ruolo di presidente della Provincia, la convocazione di un vertice per conoscere lo stato dell’arte delle strutture viarie provinciali. Oppure, se non ha tempo per autoconvocarsi, di telefonarsi o - alla Marzullo - guardarsi allo specchio, farsi delle domande e darsi anche delle risposte. Nella speranza che possa condividerle con i suoi concittadini". 

Il coordinatore provinciale di Forza Italia Forlì-Cesena ricorda che il crollo del ponte di Genova è soltanto l'ultima di una serie drammatica di incidenti che ha coinvolto arcate, rampe, piloni, viadotti e cavalcavia da Nord a Sud Italia. Ben 8   ponti crollati fra il 2016 e il 2017 su tutta la rete stradale italiana. E sono tantissimi quelli a rischio crollo. "Rinnoviamo il nostro invito a fornire informazioni esatte sullo stato dell’A1, dell’A14 e dell’E45, in particolare, teatro recente, nel marzo scorso, di un incendio in galleria, nel tratto di Bagno di Romagna, a causa di un tamponamento fra tre mezzi pesanti che hanno preso fuoco. Stiamo parlando di un’arteria caratterizzata da continui, ininterrotti e costosissimi  lavori di manutenzione e  di messa in sicurezza". L'esponente azzurro ricorda inoltre "che tra le uscite di Pieve Santo Stefano sud  e Pieve Santo Stefano nord, in direzione Cesena, si è formata una voragine lunga alcuni metri, con una porzione d’asfalto che ha ceduto, spaccando in due la carreggiata". Quindi ricorda il caso dei "piloni di sostegno della curva di Collestrada, sotto accusa di cittadini che segnalano il rischio in un’apposita pagina Facebook. Senza dimenticare l’asfalto eternamente disastrato e pieno di buche, costellato di rattoppi e lavori di manutenzione continui e costosi che costringono a restringere la carreggiata o a chiuderla completamente. Cantieri aperti senza soluzione di continuità che creano innumerevoli disagi agli automobilisti, ai pendolari ed ai turisti. E’ una strada sicura? Si informi il sindaco Drei. Si faccia una domanda e si dia (e ci dia) una risposta".

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