rotate-mobile
Venerdì, 27 Gennaio 2023
Sanità

Covid e influenza, le difficoltà del pronto soccorso: "Quasi 160 accessi al giorno e ore di attesa, un'emergenza che dura da tre anni"

L'INTERVISTA - Approfondimento con Andrea Fabbri, direttore dell'Unità Operativa di Pronto Soccorso, Medicina d'Urgenza e 118 dell'ospedale di Forlì e direttore del Centro Studi Simeu (Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza)

Virus influenzale e Covid stanno mettendo allo stremo anche il pronto soccorso dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì. "Negli ultimi 20 giorni il numero dei casi di influenza e di Covid-19 sono significativamente aumentati, e per quello che riguarda gli accessi di Pronto Soccorso riscontriamo un incremento di soggetti anziani ad elevato indice di fragilità e disabilità dovuta alle numerose malattie croniche concomitanti che sono costretti a ricorrere al Pronto Soccorso anche se non presentano patologie proprie dell’emergenza-urgenza", afferma Andrea Fabbri, direttore dell'Unità Operativa di Pronto Soccorso, Medicina d'Urgenza e 118 dell'ospedale di Forlì e direttore del Centro Studi Simeu (Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza). 

Dottor Fabbri, si sono registrati sovraffollamenti che hanno portato a condizioni temporanee di difficile gestione, con lunghe attese?
Negli ultimi 15-20 giorni registriamo un incremento del 20% degli accessi. in particolare nel periodo dal 8 dicembre fino a qualche giorno fa, con un significativo incremento del numero di ricoveri rispetto alla media annuale, in particolare per i casi ricoverati nelle degenza dell’area della Medicina Interna e Geriatria.  

La media degli accessi giornalieri?
Circa 130 al giorno, ma negli ultimi 10 giorni siamo passati a 160 al giorno con tempi di attesa alla visita medica di molte ore per i casi a bassa criticità. Il principale nodo da sciogliere nei casi di grave sovraffollamento di utenti in Pronto Soccorso è rappresentato da quei casi che, pur avendo completato il percorso di diagnosi e trattamento in Pronto Soccorso, restano per lunghe ore in una barella di Pronto Soccorso in attesa che si liberi un posto letto in una degenza. Questa situazione, nota agli addetti ai lavori con il termine “boarding”, grava negativamente su tutti i presenti in Pronto Soccorso, assorbendo risorse che potrebbero essere impiegate per visitare nuovi casi.

Anche al "Morgagni-Pierantoni" il Pronto Soccorso deve fare i conti con una carenza di medici e operatori di emergenza-urgenza?
Negli ultimi anni abbiamo perso per dimissioni, pensionamenti e trasferimenti circa il 40% dei medici, ed oggi facciamo i conti con la mancata sostituzione, nonostante la Direzione abbia bandito 7 concorsi negli ultimi 2 anni, andati praticamente deserti.

Dal 2020 medici ed infermieri sono in trincea senza soste. E forse qualcuno si sarà già dimenticato degli sforzi messi in campo. E' una situazione che sta provando psicologicamente tutto il personale?
Uno stato di emergenza, oramai prossimo ai 3 anni, sta mettendo a durissima prova anche quei professionisti che sono rimasti a reggere il peso di un ruolo, nonostante il clima generale diventato insopportabile e le prospettive future nemmeno ipotizzabili.  

Che previsioni è possibile fare per le settimane in arrivo?
Il periodo delle festività non ci ha mai “portato bene”, sia per il clima rigido che di solito favorisce il riacutizzarsi di patologie croniche e quindi gli eventi acuti, sia per le patologie dei casi correlati con il fenomeno “dell’abbandono”, particolarmente frequente in quel periodo. Siamo consapevoli che le giornate successive alle “superfestività” rappresenteranno l’ennesima emergenza da affrontare e risolvere al meglio.  

I continui tagli alle risorse stanno causando non pochi problemi alla sanità pubblica. E' un sistema destinato al collasso?
Quello che so è che in certi momenti dobbiamo purtroppo tollerare, per logiche di priorità, le lamentele di pazienti anziani non autosufficienti che, pur con patologie non gravi, sono costretti ad aspettare sulle barelle insieme a tante altre persone, lunghe ore per essere visitati, trattati e assistiti.   

Fuga dei medici. Cosa fare per incentivare i camici bianchi a scegliere questo servizio?
E' necessario un provvedimento legislativo per mettere il medico d’urgenza in grado di svolgere il proprio lavoro in un contesto organizzativo, degno del ruolo che ricopre. Un incentivo economico contribuirebbe certamente ad invertire la tendenza all’abbandono dell’incarico

Vuole rivolgere un appello al mondo della politica?
Siamo di fronte ad un’emergenza, così come al tempo della prima “ondata” Covid-19. Serve un provvedimento specifico a livello nazionale per tutti i professionisti che afferiscono alla disciplina dell’emergenza urgenza. Negli ultimi 3 anni in Italia hanno abbandonato il Pronto Soccorso 1000 medici all’anno, fino a realizzare una carenza del 40% del totale dei 12000 circa stimati. Allo stesso tempo è evidente agli occhi di tutti sia professionisti che utenti che sempre più pazienti aspettano un maggior numero di ore sia per la visita sia per il ricovero.   

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Covid e influenza, le difficoltà del pronto soccorso: "Quasi 160 accessi al giorno e ore di attesa, un'emergenza che dura da tre anni"

ForlìToday è in caricamento