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Smog, pm10 oltre i limiti: scattano le misure emergenziali di primo livello

Il provvedimento è stato preso a seguito del bollettino inviato dall'Arpae, che ha registrato sforamenti di pm10 per cinque giorni consecutivi

Smog in aumento sul territorio provinciale. Per questo motivo da martedì entrano in vigore le misure emergenziali di primo livello riguardanti le limitazioni della circolazione. Il provvedimento è stato preso a seguito del bollettino inviato dall'Arpae, che ha evidenziato nel territorio provinciale sforamenti di pm10 per cinque giorni consecutivi. Specificamente, il Primo Livello di Allerta prevede che in caso di superamento dei limiti di pm10 per quattro giorni di fila, le restrizioni alla circolazione scatteranno in modo automatico dal giorno successivo all’emissione del bollettino da Arpae nelle giornate di lunedì e giovedì. Oltre alle limitazioni già previste dall’ordinanza, per i diesel si estenderà il divieto anche alla categoria M1 omologata Euro 4 e scatteranno ulteriori divieti.

Sarà vietato l'utilizzo di stufe a biomassa (legno, pellet e cippato) con prestazioni emissive inferiori alla classe 3 stelle in presenza di impianti alternativi. E' previsto inoltre il divieto di combustione all’aperto (residui vegetali e di potature e falò). Tra gli obblighi anche quello dell'abbassamento del riscaldamento fino a un massimo di 19°C negli edifici di residenza e 17°C nei luoghi che ospitano attività produttive; il divieto di sosta con motore acceso per tutti i veicoli; il potenziamento dei controlli sui veicoli nei centri urbani; e il divieto di spandimento di liquami zootecnici. Le misure emergenziali resteranno in vigore fino al primo giorno di aggiornamento del bollettino Arpae, mentre saranno prorogati se i livelli rimangono superiori alla soglia. Info: www.comune.forli.fc.it. Dall'inizio dell'anno a Forlì sono stati registrati 8 sforamenti di pm10 dalla stazione del Parco della Resistenza e 5 da quella di viale Roma. Il picco è stato raggiunto sabato, con un valore di 81 microgrammi per metro cubo misurato in viale Roma e 70 al Parco della Resistenza.

Legambiente

Alla gilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria, Legambiente ha presentato il rapporto "Mal’aria 2018 – L’Europa chiama, l’Italia risponde?”. Dal report Mal’aria emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord, a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

Situazione critica specialmente nelle zone della pianura padana: in 31 dei 36 capoluoghi di provincia delle quattro regioni del nord (Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna) è stato sforato il limite annuo giornaliero; in questi stessi Comuni l’85% delle centraline urbane ha rilevato concentrazioni oltre il consentito, a dimostrazione di un problema diffuso in tutta la città e non solo in determinate zone. In Emilia-Romagna sono 8 i capoluoghi di provincia con più di 35 giorni di sforamento, consentiti dalla legge, nel 2017. Il primo posto di questa poco invidiabile classifica va a Modena, Piacenza e Reggio Emilia, tutte con 83 giorni di pm10 oltre i limiti. Si salvano invece i cittadini di Forlì e Cesena, dove le giornate di superamento sono rimaste entro i limiti consentiti.

"Come ribadiamo da anni – sottolinea Legambiente - non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale. Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi, e nel verde urbano". Legambiente ricorda, inoltre, che "l’Italia è il Paese in cui si vendono ancora più auto diesel (56% del venduto tra gennaio e ottobre 2017 contro una media europea del 45%), e dove circolano auto e soprattutto camion tra più vecchi d’Europa (quasi 20 anni di età media)".

Per l’associazione occorre, invece, "sostenere ed accelerare il processo di potenziamento del trasporto pubblico locale, per renderlo sempre più efficace e affidabile e la sua trasformazione verso un parco circolante completamente elettrico, come varato dal piano del comune di Milano da qui al 2030 o come cominciato a fare dall’azienda del trasporto pubblico torinese su alcune linee. Ancora occorre limitare l’accesso nelle aree urbane in maniera stringente e costante ai veicoli più inquinanti, spingendosi, come fatto dal comune di Torino, al blocco dei mezzi euro 5 diesel e a Roma, dove si è arrivati recentemente a bloccare anche le Euro 6. Per incentivare questa trasformazione serve, però, potenziare le infrastrutture di ricarica dell’elettrico e, soprattutto, implementare nelle aree urbane infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale. Senza tralasciare la riqualificazione degli edifici pubblici e privati che dovrebbero riscaldare senza inquinare; il rafforzamento dei controlli sulle emissioni di auto, caldaie ed edifici; intervenire specificatamente sulle aree industriali e portuali. Da ultimo, ma non meno importante, ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città aumentando il verde urbano". 

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