Solennità della Beata Vergine del Carmelo nel segno della speranza

Domenica si celebra la festa della Madonna del Carmine nella secolare chiesa di corso Mazzini. La solennità sarà preceduta dal triduo di preparazione

Sarà il triduo di preparazione alla festa, in programma da giovedì, a dare il “la” alla solennità della Beata Vergine del Carmelo. Fino a sabato, alle 20.30, nella chiesa del Carmine, in corso Mazzini, si terrà il Santo Rosario seguito da canto delle Litanie, meditazione, adorazione e benedizione eucaristica. Se la riflessione di venerdì è guidata da don Enrico Casadei Garofani, biblista e parroco di Schiavonia – SS. Trinità, il 18 sera sarà la volta del sacerdote ivoriano don Guido Kone, vicario parrocchiale di San Mercuriale.

Degna di menzione anche la Messa di giovedì, alle 21, specificamente rivolta ai Benefattori e Zelatori del culto della B.V.M. del Carmine, e in particolare a padre Nazzareno Mauri, l’ultimo religioso carmelitano residente a Forlì, scomparso nell’ottobre scorso all’età di 99 anni. Domenica, alle 8 recita delle lodi, seguita alle 8.30 e alle 11.15, dalle celebrazioni eucaristiche presiedute rispettivamente dal rettore don Enrico Casadio e dal vescovo di Forlì – Bertinoro Livio Corazza, con il rinnovo dei voti del Terz’ordine carmelitano e supplica alla Beata Vergine del Carmine.

Alle 18.30 secondi vespri e alle 19 santa messa. Nei giorni della festa, dopo le funzioni sarà possibile acquisire la benedizione e l’imposizione degli scapolari. Importante appendice della solennità del 19 luglio, è la tradizionale processione della statua della Vergine lungo Corso Mazzini. La suggestiva preghiera si svolgerà anche quest’anno, nell’assoluto rispetto delle disposizioni vigenti e con servizio d’ordine. Per il quinto anno consecutivo, l’evento religioso viene organizzato da don Enrico Casadio: spetta, infatti, al parroco-abate di San Mercuriale la cura della chiesa del Carmine, dopo la partenza da Forlì, nel settembre 2015, di padre Nazzareno Mauri.

"Anche quest’anno – dichiara il rettore - vogliano celebrare la solennità di Maria, Madonna del Carmine o del Monte Carmelo, nella splendida chiesa a lei dedicata in corso Mazzini. Anche se con la capienza ridotta a 140 posti a causa delle misure di contenimento del Covid-19, auspico che questa festa costituisca un’occasione di speranza: ne abbiamo veramente bisogno in questa estate particolare. Speriamo tutti di poter arrivare all’autunno e alla fine dell’anno senza più dover fare i conti con misure restrittive, rese necessarie da una nuova ondata di contagi. Sarà segno di speranza anche l’imposizione dello scapolare di Maria, che, non dimentichiamolo, ha preso su di sé il peso della vita di tutti noi in continua intercessione presso il Signore".

L’Ordine dei Carmelitani, che rimane proprietario della grande chiesa di corso Mazzini, è uno dei più antichi nella storia della cristianità. Il suo nome trae origine dall’omonima collina sopra la città di Haifa, in Israele, su cui, secondo i libri storici e il Vecchio Testamento, si rifugiò in preghiera intorno all’anno 860 a. C. il profeta Elia. Alcuni Crociati occidentali, tra il 1192 e il 1209, vollero seguire il suo esempio consacrandosi al servizio della Madonna: nacquero così gli “Eremiti di Nostra Signora del Monte Carmelo”. L’arrivo dei carmelitani in Europa è datato 1235, l’anno in cui due religiosi ottennero il permesso di fondare una casa a Valencienne, in Francia. Intanto la Terra Santa veniva progressivamente rioccupata dai mussulmani e l’esodo dei Carmelitani verso l’Europa fu quasi totale.

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Dal primitivo ramo nacquero i Carmelitani Scalzi, riformati nel 1568 da Santa Teresa d'Avila e da San Giovanni della Croce. L’arrivo dei frati a Forlì risale invece al 27 agosto 1347, data di fondazione della chiesa dell’Annunziata e del convento. Tal Peppo di Orebono anche a nome della moglie Caterina, fece dono ai Carmelitani di un terreno con casa “in vinea abbatis”, la vigna dell’abate di San Mercuriale. Il nucleo originario di 12 frati elesse come primo superiore il bolognese fra’ Cambio. La chiesa attuale, il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stata radicalmente rifatta nel 1735 su disegno del frate-architetto Giuseppe Merenda. 

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