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Soldati sotto la Bidentina? Ricerca avviata senza riscontri storici

Ci sono le lacune sulla eventuale documentazione storica acquisita prima di partire con le ricerche e i relativi costi: tutto si sarebbe basato solo su una segnalazione evanescente

La chiusura delle Bidentina venerdì scorso, per la ricerca di resti bellici nel sottosuolo, ha creato una polemica non da poco. In primis per l'improvviso blocco della strada, senza che i cittadini fossero stati avvertiti, fatto che ha creato un notevole traffico e disagi ai pendolari. Ma questo sarebbe ormai un problema archiviato, di fronte invece a nuove perplessità, di carattere storico. Infatti, ci sono le lacune sulla eventuale documentazione storica acquisita prima di partire con le ricerche e i relativi costi: tutto si sarebbe basato sulla segnalazione effettuata, alcuni mesi fa, dall'81enne, Giacomo Campana, residente nelle vicinanze, che ha testimoniato che in quella zona sarebbero sepolti i corpi di alcuni soldati alleati, fucilati dai nazi-fascisti, tra l'agosto e il settembre del 1944, solo alcuni mesi fa.

Gabriele Zelli, attuale sindaco di Dovadola, ma anche appassionato di quel periodo storico ed esperto delle fonti storiche locali che parlano della Resistenza spiega che “le dichiarazioni di Campana, che ha testimoniato come i militari fossero tenuti prigionieri nella Casa del Fascio di Magliano, probabilmente non sono state verificate. Inoltre come è possibile che questa vicenda fino ad ora non sia venuta fuori?"

"La vicenda delle ricerche mi sta interessando molto. - racconta Zelli - Nel tentativo di trovare qualche elemento sto rileggendo il diario di Antonio Mambelli. È un'opera preziosa perché descrive tutto quello che avvenne a Forlì e in Romagna dal 1939 al 1945. Riporta giorno per giorno ogni singolo episodio di cui Mambelli venne a conoscenza, oltre a tutti quelle notizie che apprese in un secondo tempo. Se fosse successo a Magliano quanto sostiene Campana, di sicuro l'avrebbe scritto. Riporta invece alla data del 27 agosto 1944 la fucilazione di due persone proprio a Magliano. Purtroppo in questo caso non mette nessuna notizia in più: chi erano i fucilati, da chi sono stati fucilati”.

“Rispetto a quanto ricorda Campana – consiglia lo storico - qualcuno gli dovrebbe chiedere se ricorda com'era il tempo nei giorni in cui andava a portare qualcosa da mangiare ai prigionieri dei tedeschi. Potrebbe servire per circoscrivere meglio il periodo. Infatti fra ottobre - novembre piovve moltissimo. - ricorda Zelli - Le foto arrivate a noi degli alleati, che guadano il Ronco, fanno vedere che il fiume è in piena. Individuare il periodo con più precisione potrebbe servire per capire se erano soldati alleati presenti in zona, al pari dei generali inglesi liberati dal carcere di Firenze dopo l'8 settembre 1943. Oppure aviatori catturati dopo l'abbattimento del loro aereo (difficile il verificarsi di un tal evento perché a Magliano e nei dintorni non c'erano certo postazioni antiaeree)”.


Inoltre Zelli precisa che “nel periodo in cui lui colloca la vicenda il fronte era ancora fermo a Pesaro, mentre i bombardamenti erano un fatto quotidiano, tant'è che proprio in quei giorni gli alleati stavano distruggendo Rimini. Mi lascia perplesso – continua - anche il fatto che i tedeschi tenessero dei prigionieri in un luogo facilmente attaccabile dai partigiani, anche perché non credo che la Casa del fascio fosse stata fortificata per l'occasione, quando a pochi chilometri potevano rinchiuderli o in carcere, o nel brefotrofio di viale Salinatore, dove si era insediato un reparto di SS che conducevano sistematici interrogatori a altri prigionieri per tentare di estirpare confessioni”.


“Inoltre successivamente la Casa del Fascio fu demolita dagli Inglesi – conclude Zelli - ed è assai improbabile che nessuno nei dintorni li abbia avvertiti di eventuali corpi di commilitoni e che tali corpi non siano stati recuperati”.

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