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"Amos" cala il poker d'arresti: usava la bocca per spacciare

"Amos" cala il poker d'arresti. Per la quarta volta in tre anni è infatti finito nella rete dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Forlì, sotto la guida del capitano Cristiano Marella

“Amos” cala il poker d’arresti. Per la quarta volta in tre anni è infatti finito nella rete dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Forlì, sotto la guida del capitano Cristiano Marella, sempre per la stessa accusa: detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Domenico Di Lorenzo, messinese di 23 anni, dopo alcuni mesi agli arresti domiciliari in Sicilia, è tornato a Forlì per riprendere il filo diretto con i tossicodipendenti.

ACAB - “Amos”, questo il nome di battaglia del pusher tatuato anche sulla schiena, è volto particolarmente noto nel mondo dello spaccio romagnolo. Nel 2008 venne denunciato a piede libero dai Carabinieri della Compagnia di Faenza dopo esser stato trovato con 5 involucri di cocaina. Poi il poker di arresti a Forlì, sempre ad opera dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di corso Mazzini guidati dal capitano Marella. Una serie di arresti per il quale ha maturato un odio verso le forze dell’ordine a tal punto da farsi tatuare sulla vita l’acronimo di Acab (All Cops Are Bastard, che in italiano significa tutti gli sbirri sono bastardi).

I PRECEDENTI - Il primo risale al giugno 2009, quando venne trovato con un panetto da 100 grammi di hashish. Tre mesi più tardi venne arrestato in flagrante per spaccio di eroina (condannato a 8 mesi di reclusione), mentre nel settembre del 2010 finì ai domiciliari per spaccio di 5 grammi di “neve”. Tornato in libertà nel novembre scorso, dal messinese ha ripreso la vita di Forlì. Fino al 10 maggio, in seguito ad una misura di prevenzione firmata dal Questore, aveva l’obbligo di firma quotidiano, rientrare in casa ad un orario preciso e non frequentare tossicodipendenti.

IL RITORNO A FORLI' - Di Lorenzo, che nel frattempo aveva trovato un’occupazione come tappezziere, occupava un’abitazione dell’Acer in corso Garibaldi dove in passato vi abitavano i genitori. Lì viveva insieme alla fidanzatina, una diciassettenne che per amore ha mollato studi e famiglia. Nell’ultimo periodo era segnalato un costante via vai di tossicodipendenti da quella casa. Così i Carabinieri hanno dato vita ad una serie di servizi di appostamento, fino al blitz di giovedì pomeriggio.

IL BLITZ - All’operazione hanno preso parte otto militari, che hanno “cinturato” le vie d’uscita dell’abitazione. Di Lorenzo ha preso la sua bici, pedalando in direzione di via Salinatore. Due carabinieri gli hanno intimato l’alt, ma il giovane ha aumentato l’andatura. A placcarlo ci ha pensato poco dopo un militare in moto: né è nata una colluttazione, con il pusher che è riuscito a liberarsi e riprendere a correre. Ma la fuga è durata una manciata di metri.

LA PERQUISIZIONE - Durante la perquisizione, il 23enne non ha mai aperto la bocca, tenendo serrati i denti. A quel punto i carabinieri hanno messo le dita nella bocca del pusher, prendendo una pallina termosaldata contenente 0,5 grammi di eroina. Altre due è riuscito ad ingoiarle, espellendole solo sabato mattina. Con se aveva 200 euro in banconote di piccolo taglio, frutto dell’attività di spaccio. Il blitz a casa ha colto di sorpresa la compagna di Di Lorenzo.

DROGA IN CASA - Sul letto matrimoniale c’era in bella mostra un vassoio con 10 grammi di eroina del tipo brown sugar, dai quali, secondo analisi di laboratorio, si sarebbero ricavate 25 dosi. In casa c’erano anche l’occorrente per confezionare le dosi, un bilancino di precisione, pipette e siringhe per l’assunzione e due flaconi di metadone con etichetta cancellata. Probabilmente sono stati forniti al 23enne da un tossicodipendente in cura al Sert.

ACCUSE - La coppia ha cercato di discolparsi, dicendo che tutta la droga era per uso personale. Di Lorenzo subito dopo l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso con la minorenne e resistenza e lesioni personali aggravate a pubblico ufficiale, è stato ricoverato in ospedale in attesa che espresse le due palline di eroina che aveva ingerito. Dopo la convalida dell’arresto effettuata dal gip Luisa Del Bianco (pm Fabio Di Vizio), sabato mattina si sono aperte le porte del carcere della Rocca. Il pm della Procura dei minori di Bologna, Flavio Lazzarini, ha disposto per la minorenne il trasferimento al centro di accoglienza di via Fratello in attesa di associarla in una comunità di recupero.

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