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La caserma dei Carabinieri di corso Mazziini

La caserma dei Carabinieri di corso Mazziini

Lo Stato non paga l'affitto e i carabinieri rischiano il riscaldamento

Il Consiglio Provinciale fino all'ultimo ha tenuto in stand-by la sostituzione della caldaia a servizio della caserma. Una "ritorsione" nei confronti dello Stato. E i Carabinieri rischiano il riscaldamento

Lo Stato non paga l'affitto e i carabinieri del comando di corso Mazzini rischiano di passarsi il prossimo inverno senza riscaldamento. Il Consiglio Provinciale fino all'ultimo ha tenuto in stand-by la sostituzione della caldaia a servizio della caserma. Per quale motivo? “Ritorsione” nei confronti dello Stato, sebbene tutti abbiano specificato che l'operato dell'Arma non c'entra niente, ed anzi la sua opera è apprezzata.

La colpa è di una norma della Spending Review in cui sostanzialmente si dice che gli enti locali devono da subito rendere gratuiti gli immobili dati in affitto ad amministrazioni dello Stato, col principio che il pubblico non fa pagare l'affitto al pubblico. In questa situazione ricadono diverse caserme dei carabinieri del territorio, i cui immobili sono di proprietà della Provincia.

“E dal momento che lo Stato non paga più, che sia lo Stato a fare la manutenzione” è stata la filosofia, anche perché l'impianto di riscaldamento nuovo costerà 50.000 euro. Il tema è stato trattato durante la seduta del Consiglio Provinciale di martedì scorso, durante una delibera di variazione di bilancio

Tira fuori la proposta il capogruppo della Lega Nord Gian Luca Zanoni: “Ogni volta che vediamo queste variazioni vediamo modificarsi gli investimenti nella manutenzione straordinaria e ordinaria degli edifici scolastici, nonostante una situazione dei nostri edifici molto pesante. La Spending Review, inoltre, ha previsto l’azzeramento dei canoni di locazione degli immobili degli enti locali dati alle amministrazione dello Stato. Avevo chiesto che, in segno di dissenso, almeno avessimo rifiutato la sostituzione del valore di 50.000 euro di una caldaia nella caserma dei carabinieri di Forlì, non per mancanza di rispetto per il lavoro dei carabinieri, ma per protestare contro questa decisione”.

Anche Pier Giorgio Poeta, capogruppo di Rifondazione Comunista, era d'accordo: “Prendo pure io posizione sulla sostituzione della caldaia, con una spesa di 50.000 euro, nella caserma dei carabinieri. Togliere 50.000 euro di finanziamenti alla scuola per la caserma non mi pare opportuno, potremmo per lo meno sospendere quell’appalto e valutare prima se per la caserma lo Stato abbia intenzione di pagare o meno l’affitto”.

Tuttavia si è anche rimarcato il rischio che possa derivarne nel non rendere disponibili locali accoglienti per l'attività delle forze dell'ordine. Per questo la giunta ha argomentato che i 50.000 euro per la manutenzione dei fabbricati erano urgenti in quanto si tratta di messe in sicurezza.

Alla fine alla delibera che comunque stanzia i soldi per la caldaia al comando dei carabinieri di corso Mazzini è stato collegato un ordine del giorno, proposto da Luciano Minghini (Pd), Maria Grazia Bartolomei (Udc), Stefano Gagliardi (PdL), Gian Luca Zanoni (Lega Nord) e Giovanna Perolari (Idv). Il documento “invita la giunta a sollecitare il Governo ed il Parlamento al fine di rivedere una misura così drastica sia nei suoi numeri che nelle sue ripercussioni. In altro modo questo Consiglio sarà costretto a non dare il consenso a successive richieste di destinazione di fondi di manutenzione delle strutture di cui in oggetto, non per volontà, ma per oggettiva mancanza di risorse, soprattutto in previsione dell’ulteriore taglio di oltre 1,8 milioni previsto prima della fine dell’anno”.

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