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Dal Tocilizumab all'eparina: l'ospedale di Forlì "laboratorio" nella lotta contro il coronavirus

Il nosocomio mercuriale è tra i 14 scelti in Italia per uno studio sull'eparina a basso peso molecolare contro il nuovo coronavirus

L'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì è un laboratorio sperimentale nella lotta contro il covid-2019. Il nosocomio mercuriale è tra i 14 scelti in Italia per uno studio sull'eparina a basso peso molecolare contro il nuovo coronavirus. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autorizzato l'avvio dello studio multicentrico "Inhixacovid19", che prevede l'impiego del "biosimilare di enoxaparina sodica (Inhixa)" nel trattamento dei pazienti con un quadro clinico moderato o severo.

Lo studio dovrà valutare gli effetti della somministrazione di dosi medio-alte di eparina per curare gli eventi trombo-embolici in atto in alcuni pazienti colpiti da Covid-19. La sperimentazione sull'eparina (così come le altre in fase di studio) valuterà la sicurezza e l'efficacia dell'anticoagulante, somministrato a diversi dosaggi, nel migliorare il decorso della malattia. Ai 14 centri italiani coinvolti nello studio "il farmaco sarà fornito gratuitamente dall'azienda Techdow Pharma, filiale italiana della Shenzen Hepalink Pharmaceutical Group".

Il covid-2019 si può distinguere in due, la prima, dalla durata di circa sette giorni, che consistente una proliferazione del virus, mentre nella seconda molti organismi reagiscono producendo molte sostanze che producono infiammazioni. Nella prima fase si affronta il covid-2019 confarmaci antivirali, mentre nella seconda fase vengono somministrati farmaci immuni-modulatori così come il cortisone, Tocilizumab e l'eparina. Si utilizzano anche farmaci anti-malarici, ma c'è prudenza nel considerarli come risolutivi della malattia perchè sostanzialmente non lo sono ancora.

Entra nel dettaglio Carmela Grosso, dirigente medico dell'Unità Operativa di Malattie Infettive di Forlì: "Le conoscenze ad oggi disponibili sono la completa composizione genetica del virus, ma non ancora la sua patogenesi, vale a dire con quali e quanti meccanismi è in grado di provocare i danni sia a livello polmonare che in molti altri organi oggi in studio. Per questo e poiché un virus di recente isolamento, non c'è ancora disponibile una terapia supportata da dati scientifici codificati e consolidati. Le terapie che pratichiamo sono il frutto di esperienze dei colleghi cinesi, che hanno trattato e potuto osservare i benefici sui pazienti guariti, sia degli studi che sono stati avviati in tutto il mondo".

Prosegue Grosso nella disamina: "Proprio in relazione alla evidenza che il danno attivato dal Covid-2019 avvia una reazione infiammatoria definita per la rapidità ed intensità "tempesta citochinica", è stato identificato nel Tocilizumab, un anticorpo monoclonale già in uso in Reumatologia. Il farmaco è in in grado di bloccare Interleuchina 6 (IL-6) ed interrompere il resto della cascata infiammatoria, ad oggi, usualmente in uso nel nostro ospedale, per pazienti candidati e inseriti in uno studio osservazionale, nei quali si dimostra molto attivo. Tuttavia molti altri farmaci con le stesse caratteristiche, ma con siti di attivazione diversi sono oggi in uso nelle nostre Unità operative dell'ospedale di Forlì".

Tra le sperimentazioni c'è quindi anche quella dell'eparina. Il farmaco è fornito gratuitamente dall'azienda Techdow Pharma, filiale italiana della Shenzen Hepalink Pharmaceutical Group". L'enoxaparina sodica che verrà esaminata è un'eparina a basso peso molecolare con un'elevata azione antitrombotica che ne fa, ad oggi, uno degli anticoagulanti più utilizzati per la prevenzione e la terapia delle tromboembolie venose (Tev) e arteriose nei soggetti sottoposti a intervento chirurgico o allettati.

"L'osservazione che in molti pazienti è attiva una sregolata coagulazione ed un aumento dei parametri che la governano, ha indotto allo studio della terapia con Eparina a Basso Peso Molecolare (EBPM), attualmente in fase di approvazione dal Comitato Etico, già ampiamente praticata come profilassi, vale a dire per prevenire le trombosi, ma lo studio proposto dall'Università di Bologna, che ci coinvolge, da usare anche a dosi terapeutiche, val a dire curative del danno vascolare - chiarisce Grosso -. Altri studi sono in corso nel nostro ospedale in collaborazione con altre istituzioni sia ospedaliere che universitarie, per cercare risposte alle molte domande ancora insolute".     

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