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Esposto sulle spese elettorali di Zattini: "Diverse anomalie. Hanno pagato gli assessori, dopo la loro nomina"

Quattro assessori della giunta di Gian Luca Zattini hanno versato un contributo per la campagna elettorale del sindaco dopo la loro nomina ad amministratori pubblici.

Quattro assessori della giunta di Gian Luca Zattini hanno versato un contributo per la campagna elettorale del sindaco dopo la loro nomina ad amministratori pubblici. La tranche più grossa è quella erogata dall'attuale assessore al Bilancio Vittorio Cicognani, per 8.050 euro. Il vicesindaco Daniele Mezzacapo, e gli assessori Paola Casara e Rosaria Tassinari hanno invece versato 3.500 euro ciascuno dopo la nomina ad assessore. A denunciare anomalie e scarsa trasparenza nel bilancio  della campagna elettorale del sindaco è il suo contendente, il candidato sindaco del centro-sinistra Giorgio Calderoni che, dopo una richiesta di accesso agli atti, ha fatto un esposto al Collegio Regionale di Garanzia Elettorale (Corege) e un'articolata interpellanza in Consiglio comunale.

“Si tratta di forti criticità rilevate all'organo competente, atti assolutamente politici dal momento che è fondamentale regola della democrazia liberale che di tutto si deve poter chiedere conto e di tutto si deve dare spiegazione. Come diceva Piero Calamandrei, 'Non c’è libertà senza legalità' e tutti gli ordinamenti democratici liberali pongano una particolare attenzione al rispetto delle procedure e della legalità a proposito del finanziamento delle campagne elettorali e della relativa rendicontazione”, commenta Calderoni.

Ritardi nella presentazione delle spese elettorali

La legge impone a carico dei candidati alle competizioni elettorali un obbligo di rendicontazione delle spese sostenute entro termini ravvicinati rispetto all’avvenuto svolgimento delle elezioni, ponendo anche delle scadenze che non sarebbero state rispettate – secondo l'indagine di Calderoni, che ha acquisito documenti e movimentazioni bancarie sul conto corrente dedicato alla campagna elettorale di Zattini. “Solo il 30 settembre scorso il sindaco deposita l’integrazione essenziale alla sua dichiarazione,  con l' indicazione di 3.500 euro di spese elettorali sostenute personalmente, mentre nella precedente dichiarazione del 3 settembre non era compilata la voce spese elettorali”, dice Calderoni. Ed ancora: “Il 10 ottobre, dopo la mia istanza di accesso del 4 ottobre scorso e il giorno stesso della consegna della documentazione  da parte del Segretario generale, il sindaco deposita la documentazione richiesta dallo Statuto del Comune, in un tempo cinque volte superiore a quello previsto”. Nella dichiarazione emergono finanziamenti elettorali per 43.050 euro totali.

Criticità nel finanziamento della campagna elettorale di Zattini 

Ma è spulciando i documenti che Calderoni rileva “criticità che rivestono un innegabile rilievo politico. Il mandatario elettorale, nominato da Zattini il 19 aprile 2019 e a cui per legge spetta la tenuta dello speciale conto corrente aperto per la raccolta fondi della campagna elettorale, è l’attuale assessore al bilancio Vittorio Cicognani. Emerge che Cicognani stesso abbia erogato oltre la metà dei contributi totali (pari a euro 22.050). Questa è un'evidente anomalia perché la funzione che la legge assegna al mandatario è di porsi quale tramite e filtro tra il candidato e i suoi sostenitori, funzione che viene per buona parte meno, quando da solo il mandatario vale, nella sua contemporanea veste di sostenitore, più del 50% del finanziamento elettorale”.

Altra anomalia è che “rispetto al totale dei contributi elettorali dichiarati dal Sindaco, i tre quarti del totale risultano corrisposti da 4 degli 8 attuali componenti della Giunta comunale di Forlì, e tutti i suddetti contributi risultano erogati dopo la nomina ad assessore e in misura per tutti uguale di 3.500 euro, escluso l'assessore Cicognani, quest'ultimo ha versato una più consistente tranche (8.050 euro) del proprio contributo il 24 settembre, dopo che era stato nominato da quasi tre mesi assessore al bilancio, continuando così a rivestire contemporaneamente  l'incarico pubblico di amministratore delle finanze comunali e la delicata figuradel mandatario”. In sostanza, tirando le somme la metà dei costi della campagna elettorale di Gian Luca Zattini (circa 22mila euro) sarebbero stati finanziati dal sindaco e da 4 assessori della sua giunta, dopo la nomina ad assessore e quindi dopo la sicurezza della relativa indennità.

Commenta Calderoni: “Mi limito a rilevare anomalie tra contributi versati, persone coinvolte e date. Sarà la commissione di garanzia regionale ad approfondire a questo punto, avendo sei mesi di tempo per fare chiarezza. Emerge in generale una scarsa attenzione alle regole e lo vediamo dallo scarso rispetto per le prerogative del consiglio comunale, con i continui rinvii delle sedute. Noi, svolgendo il nostro ruolo di opposizione, non smetteremo di scandagliare eventuali conflitti di interesse”. 

La replica: "Versamenti volontari e regolari. Siamo una casa di vetro"

Altre criticità nel rendiconto dei costi elettorali

Sempre Calderoni: “Ho rilevato altre criticità di natura contabile e amministrativa: un significativo contributo di 5.000 euro che dalla movimentazione del conto corrente risulta versato da un’azienda privata è, invece, attribuito al mandatario; la mancata indicazione di un soggetto privato erogatore di contributo sotto forma di bene conferito, per un valore superiore 500 euro oltre il quale scatta l’obbligo di dichiarazione; la mancanza, allo stato, degli atti richiesti per legge (delibera dell’organo sociale competente, regolare iscrizione a bilancio) in relazione al contributo di 2.500 euro erogato da un’altra persona giuridica privata; mancata indicazione di qualsivoglia spesa per la sede elettorale (ubicata nella centralissima Piazza Saffi, in un locale sito nel loggiato della Residenza Municipale)”.

Anomalie nei tempi

A colpire Calderoni sono anche i tempi delle movimentazioni bancarie. In sostanza gran parte dell'attività economica della campagna elettorale di Zattini si sarebbe verificata nei giorni immediatamente precedenti al voto del primo turno, ma anche dopo – nel mese di settembre, a campagna ampiamente terminata. Così Calderoni: “C'è un vuoto temporale di oltre 20 giorni tra la nomina del mandatario (19 aprile 2019) e l'apertura del conto (il 13 maggio 2019) che, dunque, è stato attivo solo a partire da una decina di giorni prima della chiusura della prima fase della campagna elettorale (24 maggio 2019). Invece la chiusura del conto è avvenuta il 26 settembre, dopo oltre tre mesi e mezzo dal ballottaggio (9 giugno) e con una significativa movimentazione del conto stesso nei suoi ultimi due giorni di vita: 8 operazioni dare e avere, pari a poco meno di un quarto del totale di 35 complessivamente registrate, proprio il 26 settembre, il giorno della chiusura. Oltre un terzo (15.050 euro) del totale dei contributi raccolti risulta versato tra il 24 e il 26 settembre, allorché la campagna elettorale si era chiusa da tre mesi e mezzo, quando la raccolta fondi da terzi si effettua normalmente prima e durante la campagna elettorale per finanziarne, appunto, lo svolgimento”.

Il vicesindaco non ha reso pubblica la dichiarazione dei redditi

Ultima stoccata di Calderoni è per il vicesindaco Daniele Mezzacapo, sull'obbligo di deposito della situazione patrimoniale e della dichiarazione dei redditi entro il 20 agosto. “Il vicesindaco ha presentato solo il 16 ottobre 2019, la dichiarazione della situazione patrimoniale di cui al Decreto 33 sulla trasparenza ma non ha depositato, a tutt’oggi, la dichiarazione dei redditi, neppure quella dell’anno scorso”.

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