Cara Forlì

Il pioniere assoluto del liscio romagnolo Zaclèn è sepolto nel Cimitero Monumentale di Forlì

L’atteso evento artistico riporterà in città decine di cantanti, musicisti e ballerini, tutti legati alla tradizione e al folklore romagnolo

Conto alla rovescia per la seconda edizione di “Cara Forlì. La grande festa del liscio”, in programma nella centralissima piazza Saffi, lato Palazzo delle Poste, nelle serate del 3 e 4 settembre. L’atteso evento artistico, sorto nel 2021 in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del maestro Secondo Casadei e quale tributo alla scomparsa del nipote Raoul, riporterà in città decine di cantanti, musicisti e ballerini, tutti legati alla tradizione e al folklore romagnolo.

CARA FORLI' - In dodici ristoranti del centro menù romagnolo

Con “La grande festa del liscio” si consolida ulteriormente il legame con la tradizione popolare, che a Forlì affonda le radici niente meno che in Carlo Brighi, meglio conosciuto come “Zaclèn”. Anche se nato a Savignano sul Rubicone il 14 ottobre 1853 e cresciuto artisticamente nel cesenate (era un valente violinista), il pioniere assoluto del liscio, capostipite della musica da ballo romagnola per come la conosciamo oggi, è, infatti, sepolto al Cimitero Monumentale di via Ravegnana. Merito, se così si può dire, della madre, nata e cresciuta a Pievequinta, la frazione forlivese che godette anche dell’esplosione definitiva del suo estro. All’eccellente Zaclèn (anatroccolo), così soprannominato per la passione della caccia alle anitre, va il merito di aver importato dalla Mitteleuropa polke, valzer e mazurche, incastonandole nella tradizione popolare romagnola.

“Figlio di un calzolaio con l’inclinazione per il violino – scrive Elisa Mazzini in ‘Music Valley’ - la passione del padre contagia Carlo fin da piccolo, quando inizia a studiare violino da autodidatta, percorso completato in gioventù grazie alla formazione presso tre maestri: il clarinettista Ferdinando Pedretti, il direttore della banda di Savignano sul Rubicone Dionisio Abbati e Antonio Righi, insegnante di violino a Cesena”. La sua bravura lo porta ben presto a suonare nei teatri d’opera, dove esegue musica “colta” sotto la guida di grandi direttori d’orchestra, tra cui nientemeno che Arturo Toscanini. Brighi era soprattutto un trascinatore, un artista in grado di trasmettere immediatamente a chi lo ascoltava, l’esplosiva vitalità proveniente dalle sue dita. Godeva di una tale popolarità che molti, venuti a sapere che avrebbe suonato in una piazza, ad una festa o in un’aia, erano pronti a percorrere decine di chilometri per assistere ai suoi virtuosismi. Dal 1890 Carlo abbandona definitivamente la musica colta per creare un’orchestra tutta sua, che lo porta a girare tutta la Romagna.

“Il motivo di questo deciso cambio di rotta – continua Elisa Mazzini - è un’intuizione innovativa che rivoluzionerà tutta la musica popolare successiva: l’idea di accelerare i tempi di valzer, polka e mazurca tramite il clarinetto in do, a cui attribuisce anche una parte dominante come strumento solista. ma anche nelle principali sale da ballo locali, dove si dedica alla musica d’intrattenimento”. La musica ottiene un immediato successo e diventa un vero e proprio nuovo stile, imitato da tutti i violinisti e direttori d’orchestra successivi, tra cui l’allora giovane Secondo Casadei, l’altro grande protagonista della musica romagnola. Nella sua lunga carriera, Carlo Brighi ha scritto circa 1.200 composizioni musicali, di cui i tre quarti, datati tra il 1870 e il 1915, sono oggi conservati nel Fondo Piancastelli, presso la Biblioteca Comunale di Forlì. 

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