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Ritrovata la fontana di piazza Saffi, non venne mai collocata (al posto della pensilina)

In piazza Saffi ci doveva essere una fontana che, però, al suo posto non arrivò mai. E pensare che avrebbe dovuto debuttare con una visita ufficiale del duce in città.

In piazza Saffi ci doveva essere una fontana che, però, al suo posto non arrivò mai. E pensare che avrebbe dovuto debuttare con una visita ufficiale del duce in città. Ad un certo punto ricomparve nella aiuola davanti alla stazione ferroviaria, lì rimase per circa 10 anni, ma poi dopo un bombardamento è stata rimossa del tutto nel Dopoguerra e per decenni è stata gettata alla rinfusa nel giardino del Torrione, l'area verde adiacente alla Rocca di Caterina Sforza, per così tanto tempo che nei decenni è pure nata la leggenda che fosse la vasca da bagno della Signora di Forlì.

VIDEO - La fontana vista da vicino

Un cittadino forlivese, Daniele Marzelli, dopo una serie di ricerche all'Archivio di Stato, ha ricostruito la storia di quello che resta di questa sfortunata fontana che non vide mai la luce in piazza Saffi, ricostruendo così una pezzo della storia del Novecento della città, quando Forlì cambiò radicalmente volto per assumere i tratti austeri dell'architettura razionalista di regime, come si confaceva al capoluogo della provincia che aveva dato i natali al duce d'Italia. Nonostante, però, la solennità del proposito, la burocrazia italiana si mise di traverso e la fontana non venne mai collocata in piazza e pure per il pagamento dell'opera si andò per lungaggini infinite. Ora ciò che resta della fontana, vale a dire la vasca in granito rosa, giace nel parco di un magazzino comunale. Custodita e ripulita, ma magari – con un po' di fantasia – in attesa di una ricollocazione. 

Una location sfortunata quel lembo di piazza Saffi: la fontana sarebbe dovuta sorgere sull'isola salvagente davanti al Palazzo delle Poste, la stessa per la quale - più di sessant'anni più tardi -, scoppiò la polemica per il montaggio della mai amata 'Pensilina'. Ricorda un pezzo della sua storia anche Gabriele Zelli: "Parte della fontana in questione era collocata nel giardino della Rocca a fianco di una fontana che era sita di fronte ai bagni pubblici, fra l'ingresso al cortile che separa la Rocca con il carcere e l'ingresso principale del fortilizio. Siccome fino a 25-30 anni fa il parco era molto frequentato, il manufatto si era riempito di terra fin quasi a non essere più notato; terra portata dal continuo andirivieni dei bambini verso la fontanella, posta in uno spiazzo sopraelevato rispetto alle stradine dell'area verde. In seguito a dei lavori. che seguì quando ero assessore all'Edilizia pubblica (1986 - 1993), una parte della fontana venne alla luce (siamo alla fine degli anni Ottanta inizio anni Novanta). Fu allora che capii di cosa si trattava e con il responsabile del Servizio Verde e Arredo urbano, il geometra Euro Camporesi, si decise di recuperarla e di conservarla presso il deposito dei giardinieri del Cimitero Monumentale".

La storia della fontana (che non ha mai avuto un nome)

Spiega la relazione di Marzelli che a luglio del 1932, il problema della definitiva sistemazione della Piazza Aurelio Saffi era divenuto ormai indilazionabile per il Comune di Forlì, soprattutto in seguito alla costruzione del nuovo Palazzo Provinciale delle Poste  e dei  Telegrafi. Non avendo potuto accogliere il progetto di pavimentazione della piazza presentato dall’Architetto Cesare Bazzani perchè richiedeva una spesa rilevante per marmi e parti decorative, si optò per una sistemazione che, ritenuta ugualmente decorosa, si presentava con caratteri di maggiore semplicità. Inizialmente, in tale progetto non venne contemplata la presenza di una piattaforma salvagente avanti il nuovo Palazzo delle Poste, poichè non ne era certa la costruzione da parte dell’Amministrazione Ferroviaria, a cui era affidata la direzione dei lavori.

Solo in un secondo momento, vista l’urgenza di ultimare i lavori per la venuta a Forlì di Benito Mussolini il 30 ottobre 1932, in occasione dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti, il Comune di Forlì decise di fronteggiare, col fondo per le impreviste, la costruzione di una pedana salvagente, su disegno di Cesare Bazzani, a bordi rialzati, lunga metri 40 e larga metri 10, nel mezzo della quale si sarebbe dovuta collocare una fontana ornamentale, che avrebbe costituito uno speciale elemento, perfettamente intonato al grandioso edificio allora in costruzione. Si procedette, pertanto, ad una privata licitazione con la ditta 'Comm. Ettore Benini', già assuntrice dei lavori di costruzione del Palazzo delle Poste, nel cantiere dei quali era chiusa l’area su cui doveva sorgere il manufatto.  I lavori furono iniziati il 10 settembre 1932 e ultimati il 9 febbraio 1933. Da notare come la costruzione di detta piattaforma salvagente venne approvata, in via di sanatoria, solo il 5 marzo 1934.

Fu l’Architetto Cesare Bazzani in persona a segnalare, al Comune di Forlì, la Ditta 'Ing. Luciano Cardini' di Omegna per la fornitura “di una tazza per fontana in Piazza Saffi, in granito rosa lucidato nelle pareti in vista e delle forme e dimensioni di cui al disegno di Bazzani stesso e di 14 basette o blocchi, sempre in Piazza Saffi, in granito scuro del Sempione lucidato e con foro centrale per l’innesto del candelabro” (la base degli attuali lampioni). La tazza costò alla collettività 7000 lire, equivalenti a pressappoco 7300 Euro.

Dalla lettera di accompagnamento al disegno al vero della tazza o vasca, ricevuta dalla Ditta Cardini, il 13 settembre 1932 dall’architetto Bazzani, si evince che “la tazza è adunque di metri 3 per metri 1,70 e spessore 0,50; sotto e sopra vi è una parte in piano, sotto 1,60 per 0,60 (elittico), sopra 0,60 per 0,40 (rettangolo) per l’appoggio della scultura. Nel centro un foro di 10 cm per l’arrivo dell’acqua e lo scarico”. La tazza con le due colonne, anche esse in granito rosa lucidato, per la fronte del Palazzo delle Poste e dei Telegrafi, sormontate poi dalle aquile bronzee, giunsero a Forlì nella mattinata di lunedì 17 ottobre 1932.

La ditta Cardini scriverà a margine che “il lavoro affrettato ed i ridottissimi prezzi convenuti ci hanno persuaso che abbiamo fatto un cattivo affare, ma saremo ugulamente soddisfatti se avremo accontentato quanti si interessano alla riuscita dell’opera di rinnovamento della città”. La tazza non sarà presente all’inaugurazione della nuova sistemazione della Piazza il 30 ottobre, ma apparirà qualche anno dopo nel piazzale antistante la Nuova Stazione Ferroviaria.  Sarà parte di una fontana circolare che aveva, ad ornamento, in  alto nella parte centrale da cui partiva il getto d’acqua, quattro fasci, mentre nella parte inferiore che reggeva la detta tazza una serie di aquile stilizzate.
Vi rimarrà per circa un decennio, quando a seguito di un bombardamento dell’agosto 1944 venne seriamente danneggiata, ma non distrutta.

Smontata, la vasca rimarrà per anni alla mercè delle intemperie e del degrado nel giardino del Torrione, dove qualche ragazzino di allora iniziò a favoleggiare che potesse essere la vasca da bagno di Caterina Sforza. Trasferita solo alla metà degli anni 2000 in un deposito comunale è stata fotograta  l’ultimo volta nel 2009 da Alberto Gabbricci.

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