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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Un diploma in tasca e tanta ambizione, lascia il lavoro "sicuro" da operaio: ora sviluppa software per la multinazionale

La storia di Stefano Bertaccini, 23enne di Forlì con un diploma in tasca all'Iti Marconi, può essere un ottimo esempio per tutti quei ragazzi che hanno intenzione di non accontentarsi di ciò che gli passa la "vita"

Quando ambizione e determinazione prevalgono, si può arrivare a tutto, nonostante pareri discordi di amici e genitori, e neanche una gran voglia di studiare. La storia di Stefano Bertaccini, 23enne di Forlì con un diploma in tasca all'Iti Marconi, può essere un ottimo esempio per tutti quei ragazzi che, pur non avendo voglia e possibilità di frequentare l'Università, hanno intenzione di non accontentarsi di ciò che gli passa la "vita".

Stefano, dopo essersi diplomato con 94 all'Iti (area elettrica), ha scelto di andare a lavorare. "Vengo da una famiglia normale - esordisce - All'università i costi sono alti e io, già non avendo tanta voglia di studiare, ho capito che se mi fossi reso indipendente trovando un lavoro, avrei fatto la cosa giusta. Così sono andato a lavorare subito, a 18 anni. Ho fatto l'idraulico per un po', poi ho iniziato a lavorare come disegnatore trasfertista. Disegnavo e progettavo sistemi automatici industriali spostandomi in Romagna, da Lugo a Ravenna e anche oltre. Poi quando mi hanno detto che sarei dovuto andare anche in Basilicata mi sono licenziato perché mi sembrava una trasferta un po' troppo lunga. Era febbraio del 2018 e ho iniziato a guardarmi intorno. Visto che ho sempre avuto 10 in matematica, ho pensato che avrei potuto iscrivermi all'Università. E così ho provato".

"Ho iniziato il mio percorso a Bologna - continua Stefano - ma per me e per la mia famiglia i costi erano troppo alti, sia a livello economico che a livello di energia. Io penso di avere una buona testa, ma non ho così voglia di studiare materie che mi piacciono così così, e la matematica che dovevo studiare all'Università, per me, era troppo teorica. Poi quando sono indeciso se lasciare o no, mi arriva una proposta di lavoro da Marcegaglia con prospettiva di carriera. A gennaio ho iniziato a lavorare per Marcegaglia come tecnico di laboratorio, ci ho lavorato per un anno e mezzo, fino alla pandemia. Quando il 26 marzo chiude per covid io rimango a casa in cassa integrazione con un contratto in scadenza. E così mi sono ritrovato senza lavoro e, dopo l'estate, la prima estate di pandemia, ho deciso che avrei accettato qualsiasi lavoro".

"E' arrivata un'offerta come operaio semplice alla Mareco Plastica di Panighina - racconta -. Ho iniziato nell'ottobre del 2020, ma dopo un po', nonostante fossero tutti molto gentili, mi sono iniziato a chiedere se fosse veramente quella la vita che volevo per me. E così mi sono ricominciato a guardare intorno. Ho pensato alle mie passioni. E tra queste ci sono i videogiochi. Ho iniziato a cercare corsi di programmazione e su internet ho trovato il corso di Epicode, una delle coding school più conosciute d'Italia che ha già formato centinaia di studenti trovando loro lavoro in aziende di una certa importanza. Mi sono detto: 'devo provarci'. Ovviamente i miei genitori e i miei amici non capivano. Pensavano fossi matto a lasciare un lavoro sicuro per un corso che costava denaro e che non mi dava certezze di un lavoro futuro. Ma io ormai ero troppo sicuro di quello che volevo fare e mi sono iscritto al corso per web developer (sviluppatore di software)".

"Il corso è durato 3 mesi tra alti e bassi - spiega -. Non avevo mai programmato prima e per me molte cose erano particolarmente difficili. Ma era quello che volevo fare. 4 ore al mattino di teoria e quattro al pomeriggio di pratica e poi il venerdì le verifiche. Siamo partiti in 23 e siamo arrivati in 10. Io sono passato anche con un bel voto e così quando mi sono trovato l'attestato in tasca ho iniziato a sperare. Ed effettivamente mi sono arrivati molte richieste, soprattutto da Milano e Roma. Dopo aver vagliato le offerte ora lavoro per una multinazionale di informatica, Almaviva, con sede a Roma. Io lavoro da casa e ogni tanto devo andare da loro però sono contentissimo. Ma come se non bastasse continuano ad arrivarmi offerte, dall'Inghilterra e dai Paesi Bassi. Ora mi sono messo in testa di studiare bene l'inglese per provare tra qualche tempo anche un'esperienza all'estero. Quello che voglio far capire ai giovani che non hanno tantissima voglia di studiare che bisogna cercare la propria strada, e se siete determinati arriva, soprattutto se amate lavorare nell'ambito dell'informatica". 

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