Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Studio su mummia del '700 individua uno dei più antichi casi di tumore "a cellule giganti"

Una ricerca made in Forlì pubblicata su una prestigiosa rivista accademica raggiunge un risultato importante

Nella foto, da sinistra Traversari e Petrella

Con uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Virchows Archiv-European Journal of Pathology” è stato individuato uno dei più antichi casi di tumore a cellule giganti su una mummia del XVIII secolo. La ricerca, firmata dall'antropologo fisico forlivese Mirko Traversari che ha coordinato un gruppo di lavoro multidisciplinare, ha reso possibile l'importante risultato raggiunto.

"Lo studio - spiega Mirko Traversari -  tratta di uno dei più antichi casi di tumore a cellule giganti, o GCT, citati in letteratura, diagnosticato su di una mummia del XVIII secolo, su cui l’approccio multidisciplinare ha giocato un ruolo determinante per giungere alla diagnosi finale. Studi come questo sono fondamentali per poter meglio comprendere la storia delle patologie tumorali, che ieri come oggi affliggono il genere umano. In questi ultimi anni la comunità internazionale ha sempre più approfondito queste tematiche, dimostrando come patologie di questo tipo, fino ad oggi siano state forse sottorappresentate rispetto alla reale incidenza nel passato, sdoganando il concetto che il tumore non sia una patologia esclusiva della modernità, ma solo con una diversa incidenza statistica nei secoli, causata da diversi fattori come ad esempio il progressivo aumento della vita media”. 

Coordinato da Traversari, il gruppo di studio comprende Enrico Petrella e Sara Piciucchi  dell’UOC di Radiologia e Medicina Nucleare dell’Ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì; la prof.ssa Donata Luiselli e la dott.ssa Elisabetta Cilli del Dipartimento di Beni Culturali-Università di Bologna di Ravenna, la dott.ssa Robin Feeney della UCD School of Medicine, University College Dublin, e il prof. Luca Ventura del Dipartimento di Scienze Cliniche Biotecnologiche e Applicate, Università degli Studi dell'Aquila, primo firmatario del lavoro. 

“Il caso oggetto della pubblicazione - osserva Ventura - è stato valutato attraverso diverse discipline, quali ad esempio la radiologia, l’antropologia fisica, l’anatomia patologica e paleopatologia, tenendo in considerazione la necessità di preservare il più possibile questo particolare paziente e, solo dopo attente analisi, si è stabilito con quali priorità procedere e quali vie non intraprendere, evitando di sottoporre ad inutili indagini distruttive il caso in studio”.
 

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