Cronaca

Aeronautica, avvicendamento al comando del Secondo Gruppo. Il tenente colonnello Zorzan: "Lascio una squadra fantastica"

L'INTERVISTA - Il tenente colonnello Luca Zorzan lascerà infatti dopo quattro anni la guida dell'ente con una cerimonia ufficiale alla base di via Solombrini. Gli subentrerà il collega e pari grado Giorgio Agostini

Giovedì sarà l'ultimo giorno al comando del Secondo Gruppo Manutenzione Autoveicoli dell'Aeronautica Militare. Il tenente colonnello Luca Zorzan lascerà infatti dopo quattro anni la guida dell'ente con una cerimonia ufficiale alla base di via Solombrini. Gli subentrerà il collega e pari grado Giorgio Agostini. Nato a Viterbo, ma di origini paterne friulane, Zorzan è arrivato nella città mercuriale nel 2017 da Fiumicino dopo anche un’esperienza ad Herat, in Afghanistan. “Lascerò anche un pezzo di cuore in questa terra meravigliosa e a cui sarò per sempre legato”, esclama con un velo di commozione.

Tenente colonnello Zorzan, cosa l'ha spinta ad arruolarsi nell'Arma dell'Aeronautica? Il suo sogno da bambino era fare l'aviatore?
In un certo senso è così. Il sogno di volare, anche se non sono un pilota, mi accompagna fin da bambino e soprattutto ho avuto la fortuna di crescere con il mito di mio nonno paterno che era un maresciallo pilota che ha combattuto nella Seconda Guerra mondiale ed è deceduto, in servizio, nel 1957 in un incidente aereo. Mia nonna, mio padre mi hanno portato fin dalla più tenera età nell’ambiente aeronautico e la passione per l’Arma Azzurra nasce sicuramente da lì.

Cosa significa indossare la divisa dell'Aeronautica?
Un orgoglio indescrivibile, questo vuol dire. La nostra Forza Armata si avvicina ai suoi primi 100 anni di vita e, fin da quel 28 marzo del 1923, ha garantito la sicurezza e il controllo dello spazio aereo nazionale e il supporto a tutte le Istituzioni delle Stato in caso di emergenza. Rimanendo nell’attualità, tale impegno è tanto più intenso in questo momento storico in cui il nostro amato Paese sta affrontando un’emergenza pandemica che non ha precedenti per durata e magnitudo.  L’Aeronautica Militare, insieme alle altre Forze Armate, è scesa in campo mettendo a disposizione dell’intera comunità le sue professionalità e competenze. Non soltanto quelle sanitarie, attraverso i propri medici e infermieri, ma anche competenze gestionali e logistiche, il monitoraggio della diffusione della pandemia attraverso la somministrazione dei tamponi presso i Drive Trough della Difesa e il concorso alla distribuzione dei vaccini sul territorio nazionale, sotto la regia della struttura commissariale. È inoltre da poco terminata l’operazione “Aquila Omnia” che, tramite i voli dell’Aeronautica Militare, ha consentito il rientro in sicurezza di migliaia di cittadini afghani in reale pericolo di vita. Ecco, ci si sente profondamente fieri ed orgogliosi ad indossare la divisa dell’Aeronautica per l’operatività garantita al Paese, la professionalità e le competenze unite a una rilevante carica di generosità, umanità e sensibilità.

Lei indossa le “stellette”. Che responsabilità reale sente sulle spalle?
Il ruolo e il nostro status, per ogni ordine e grado, all’interno della società fa sì che ogni militare debba riflettere su quanto siano importanti la tutela e la salvaguardia di quei valori su cui ha fondato la propria vita e debba sempre ricordare di portare le “stellette”, appunto, e quindi considerare la responsabilità che ha nei riguardi di tutta la collettività. I militari non sono appartenenti ad un gruppo ristretto, separato dalla società, ma ne sono parte integrante. In virtù dei doveri e dei valori cui siamo partecipi, e per il ruolo che occupiamo nella società, abbiamo la responsabilità di dover sempre, anche al di fuori della nostra sfera professionale, adottare un comportamento esemplare. Del resto, rappresentare un’Istituzione della Repubblica comporta un immenso onore e grandi responsabilità.

Ci racconti del suo percorso professionale che l'ha portata fino a Forlì...
Ho iniziato il mio percorso di formazione nelle scuole militari di Taranto, Viterbo e Firenze. La mia prima sede di servizio è stata Torino. Nel 1996 sono stato trasferito proprio a Forlì e successivamente a Roma presso lo Stato Maggiore, infine a Fiumicino al Centro Tecnico Rifornimenti fino al 2017 quando ho assunto il comando del 2° Gruppo. Tra il 2014 e il 2015 sono stato impiegato ad Herat in Afghanistan e nel gennaio 2017 ho partecipato alle operazioni in supporto alla Protezione Civile per il terremoto di Amatrice, due esperienze, come dire, plasmanti.

Cosa può raccontare della sua esperienza in questi anni di comando a Forlì?
Potrei passare ore a raccontarle di quanto siano stati formanti ed entusiasmanti questi anni. Il comando di un reparto militare porta ad enormi responsabilità, ma il compito diventa molto più facile se hai a tua disposizione una squadra eccezionale con uomini e donne fantastici. Ecco, io ho avuto questa fortuna. Ho incontrato persone con una cultura del lavoro e un senso di appartenenza alle Istituzioni straordinarie. Militari e civili che da sempre hanno contribuito a garantire l’efficienza dei mezzi ad alta valenza operativa della Forza Armata con passione e dedizione. Il mio compito è stato quindi facilitato da questo approccio virtuoso e, insieme, abbiamo cercato in questi anni di far emergere tutte le competenze dell’Ente ponendole a sistema anche del territorio forlivese e della città. E debbo dire con orgoglio e piena soddisfazione che ci siamo riusciti.

Ci può dire quali sono stati i momenti più importanti che ha vissuto in questi anni?
È una domanda bellissima ma altrettanto difficile perché ce ne sarebbero tanti di momenti memorabili da raccontare.

Quelli che considera da mettere in “vetrina”...
Ovviamente il recente conferimento al 2° Gruppo della Cittadinanza Onoraria della città da parte del sindaco Gian Luca Zattini è il momento più alto e prestigioso raggiunto. È lo specchio dell’importanza che l’Aeronautica Militare e il nostro Ente hanno per la città e i cittadini di Forlì. Il restauro del velivolo storico North Texan T-6, esposto in Piazza Saffi nel 2019, è stato un altro evento di un’importanza assoluta e di svolta che ha portato per la prima volta nella storia il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica in visita a Forlì. Poi vorrei citare l’intervento manutentivo straordinario a favore della Casa Circondariale in un’ottica duale e di supporto alle altre Istituzioni e la fiducia che in questo anno e mezzo di pandemia il Comando Logistico ci ha dato per la realizzazione delle mascherine chirurgiche. Ma ce ne sarebbero tanti altri di eventi importanti e meravigliosi come i festeggiamenti del nostro 80esimo anniversario e l’inaugurazione del nuovo monumento ad Arturo Spazzoli, la realizzazione del radar della rotonda dedicata alla “Gente dell’Aria” ma soprattutto l’impegno del mio personale nei progetti di sostegno e solidarietà verso i più bisognosi e per il reparto pediatria dell’ospedale Pierantoni-Morgagni.

Per non dimenticare anche il dono mariano a Papa Francesco e l'aquila turrita al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad opera del civile Remo Zoli. Un'emozione che in pochi possono provare...
Verissimo, un’emozione unica e probabilmente irripetibile. Ecco, vede, questa peculiarità può sembrare un aspetto marginale, invece è di un’importanza fondamentale per rafforzare lo spirito di squadra e il senso di appartenenza. Del resto il carburante più prezioso in un’organizzazione è proprio la motivazione del personale e constatare che ci sono dipendenti che pongono a sistema le loro passioni e la loro arte per mettere in luce l’Ente e la Forza Armata, è fonte di grande stimolo per tutto il gruppo. Persone come Remo Zoli ovviamente, ma anche Emanuele Tedaldi, Massimiliano Savorelli, Maurizio Fabbri, Davide Rossi, Stefano Asioli, Salvatore Santillo, Massimiliano Murra, Flavio Della Luna, Daniele Cuni, Giovanna Lombardi, Cosimo Sarro, Angelo Lasco, Giuseppe De Sario e sicuramente ne dimentico altri e chiedo venia, ma in tantissimi hanno dato un loro contributo importante anche al di fuori delle loro specifiche mansioni.

Quali sono state invece le “sfide” che ha dovuto affrontare e risolvere in qualità di comandante? Un momento particolare?
Come sa, una delle peculiarità del 2° Gruppo è l’importante numero di maestranze civili impiegate nelle officine dell’Ente. La valenza è legata, oltre alle altissime competenze tecniche e professionali, alla loro stanzialità nell’Ente che garantisce costanza lavorativa e competente travaso del know-how ai nuovi assegnati. Nel corso di questi anni abbiamo subito una grande uscita dal servizio attivo dei dipendenti civili per raggiunti limiti d’età senza un naturale ricambio che, peraltro, non è di competenza diretta della Forza Armata. Quindi è stato fondamentale fare gruppo ancor di più e profondere uno straordinario spirito di sacrificio per mantenere gli standard produttivi, aggiungendo anche un delta supplementare in obiettivi di qualità. Ciò ci ha consentito di mostrare in maniera evidente l’importanza strategica dell’Ente e i nostri vertici hanno investito sul Reparto in termini di risorse umane con giovani militari che hanno la possibilità, comunque, di imparare un mestiere spendibile anche fuori dall’ambiente militare. Un impegno, una sfida dura, ma che grazie ancora una volta all’unità di intenti del mio personale, siamo riusciti a portare a compimento, con la speranza che nel futuro si possa migliorare ancora di più.

Siamo in piena pandemia da covid-19 e, come ha precedentemente ricordato, il Secondo Gruppo è stato impegnato nella realizzazione di mascherine chirurgiche. Ha mai avuto timori in questo ultimo anno e mezzo per i suo colleghi?
È normale che esista la paura, è umano soprattutto in situazioni di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo. Ma la paura non può impedire di andare avanti, anzi, aiuta ad usare cautele e precauzioni utili a gestire con criterio l’emergenza stessa. Fin dall’inizio del diffondersi della pandemia, l’Aeronautica Militare ha assicurato il suo apporto con personale, assetti, mezzi, materiali ed iniziative in un impegno costante che è andato aumentando con l’acuirsi dell’emergenza. Allo stesso tempo i vertici della Forza Armata ci hanno prontamente forniti tutti i protocolli di sicurezza e i dispositivi per contenere la diffusione del virus con ottimi risultati e che ci hanno consentito di limitare al massimo gli effetti della pandemia.

Invece quali possono essere le prospettive future del 2° Gruppo?
Il 2° Gruppo è un Ente vivo e dinamico con un futuro consolidato. Il supporto logistico che fornisce alla Forza Armata e le sue capacità duali lo rendono un Reparto strategico per l’Aeronautica Militare. Ovviamente, come del resto succede da 83 anni, le tecnologie e i metodi lavorativi cambiano, si evolvono, ma le capacità tecniche-professionali del personale consentono e garantiscono sempre un’efficace risposta alle richieste. Allo stesso tempo l’Ente, nei prossimi anni, sarà impegnato in diverse attività in collaborazione con il Comune di Forlì e l’Associazione Arma Aeronautica in eventi e cerimonie che porteranno nel 2023 ai festeggiamenti del nostro centenario e a quelli di un altro importante centenario, quello della nascita di Arturo Spazzoli. Tra l’altro nei prossimi mesi sarà promossa un’iniziativa per dedicare un parco alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare Adriano Casadei anche lui, come Spazzoli, aviatore eroe e martire della Patria. Inoltre anche con l’Unione Nazionale Sottufficiali Italiani sono in programma altre iniziative di largo ed evocativo respiro storico per tramandare alla nuove generazioni la tradizione dei valori che hanno portato alla costituzione della nostra Repubblica. Insomma, per rimanere nella terminologia “meccanica” posso ben dire che motore e telaio dell’Ente sono straordinari e performanti. Cambia il pilota, ma i risultati saranno gli stessi se non superiori.

Comandante e il suo di futuro?
Dal primo ottobre proseguirò la mia attività a Roma al Comando Logistico, l’Alto Comando da cui dipende il Secondo Gruppo. Il nostro lavoro non ci consente di mettere radici, infatti anche il mio prossimo incarico non sarà di certo l’ultimo, ma l’affetto e l’empatia che ho avvertito in questa città non li dimenticherò mai. Nel corso della mia carriera ne ho girati di posti e di città, ma il tessuto sociale e istituzionale di Forlì è unico e il suo solido “network” istituzionale facilita l’immediato e funzionale inserimento anche dei nuovi arrivati.

Una cosa che le mancherà di Forlì...
Una sola? Diciamo la meravigliosa serenità e tranquillità della città grazie ai suoi parchi, ai suoi colli, alle sue piste ciclabili, al sorriso e alla gioiosa freschezza dei romagnoli.

Avrà occasione di tornare?
Certo che tornerò. Prima di tutto per i miei figli, ormai grandi, che rimangono a Forlì, e poi come si fa a staccarsi dalla “Terra del Buon vivere”? Impossibile! 
 

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