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Cronaca Dovadola

Da più di 30 anni si prendono cura di una chiesetta nel bosco, ma il terremoto li ha messi ko: scatta la raccolta fondi

Per questo motivo è stata ideata una raccolta fondi sulla piattaforma "Produzioni dal basso", per raggiungere l'ambizioso obiettivo di mettere assieme 20mila euro per ripristinare il luogo di cultura, natura e preghiera

Il terremoto che ha scosso l'Appennino forlivese il 18 settembre scorso, provocando danni specialmente nel comune di Tredozio (con 101 edifici lesionati e la scuola del paese da abbattere), vede tra i beni culturali danneggiati anche la chiesetta di Santo Stefano in Bosco, una chiesa in mezzo alla selva che si trova nel comune di Dovadola, sulla strada provinciale del Monte Trebbio, la strada che collega Dovadola a Modigliana. Il terremoto di grado 4.8 sulla scala Richter ha reso inagibili la canonica e la chiesa annessa. 

Matteo Pansecchi e la sua famiglia da più di 30 anni si prendono cura di Santo Stefano in Bosco, una vecchia e grande canonica costruita ad inizio '800 sul monte Trebbio. Annessa alla canonica c’è la chiesa, ancora consacrata. L’intera struttura è immersa in un bosco di ippocastani, tigli, cipressi e querce, non ha recinzioni o cancelli. "Per decenni la nostra famiglia ha investito risorse, tempo ed energie per rivitalizzare un luogo di interesse culturale, sociale, storico e religioso rimasto in disuso per molti anni", spiega una nota dei proprietari. Ma ora il terremoto ha messo ko questo sforzo. L’antica struttura in pietra non ha resistito alla scossa che si è scatenata a pochi chilometri dal monte Trebbio e diversi crolli hanno reso parzialmente inagibile la canonica e totalmente inagibile la chiesa. 

Per questo motivo è stata ideata una raccolta fondi sulla piattaforma "Produzioni dal basso", per raggiungere l'ambizioso obiettivo di mettere assieme 20mila euro per ripristinare il luogo di cultura, natura e preghiera. "Abbiamo bisogno di aiuto per rimettere la chiesa a disposizione di chiunque voglia godersi un’atmosfera fuori dal tempo nel bel mezzo della natura. Per noi è una ferita vedere questa casa e la sua chiesa impossibilitate ad accogliere persone e storie: la vocazione di Santo Stefano è da sempre quella di essere spazio di incontro, ritrovo e celebrazione e vogliamo al più presto rendere di nuovo fruibile questo luogo per chiunque voglia godere della sua atmosfera e dei suoi spazi. Ad oggi ci stiamo occupando di rimettere in sicurezza il primo piano della canonica, dove ci sono le camere da letto, ma purtroppo non possiamo sostenere da soli i costi di ripristino della chiesa che vogliamo torni al più presto a disposizione della comunità", aggiungono i proprietari della struttura.

La raccolta fondi: come dare il contributo

Nella chiesa ci sono ora da ripristinare le murature crollate; riparare una volta del soffitto sfondata dai massi crollati e lesionata in più punti; mettere in sicurezza il vano d’ accesso tra la chiesa e la canonica; riparare l’altare e gli stucchi danneggiati; ripristinare il pavimento sconnesso. La famiglia Pansecchi ha ideato anche una forma di premio ai maggiori contributori: "Qualsiasi contributo sarà gradito, in fondo il mare è fatto di gocce. Al termine dei lavori di ripristino organizzeremo una festa per la riapertura della chiesa a cui saranno invitati tutti i donatori. Inoltre, chi avrà contribuito con almeno 200 euro potrà avere a disposizione tutto Santo Stefano per un fine settimana, con almeno 500 euro per una intera settimana".

La casa colonica ha quattro camere da letto e tre bagni e può ospitare comodamente una dozzina di persone, con servizi quali connessione Wi-Fi, lavatrice, lavastoviglie, barbecue. "Nelle stagioni fredde potrai riscoprire il piacere di scaldarti la schiena al fuoco delle stufe a legna, mentre nelle calde giornate estive quella che c’è è forse un po’ pretenzioso definirla piscina, ma ti assicuriamo che due bracciate in mezzo al bosco fanno il loro effetto", conclude la famiglia Pansecchi.

danni terremoto chiesa santo stefano in bosco 2

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