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I primi risultati sui test sierologici al personale sanitario: "Non hanno sviluppato gli anticorpi"

Arrivati all'ospedale di Forlì in mille kit, dalla Regione, ben 352 di essi sono stati somministrati da sabato scorso al personale sanitario, partendo proprio da quelli più esposti al contagio

Si è spesso parlato, in queste settimane, di immunizzazione dal Coronavirus come una possibile soluzione per fronteggiare l'epidemia. E proprio sull'immunità di gregge (da raggiungere sostanzialmente contraendo la malattia, ndr) - una strategia radicalmente diversa ipotizzata inizialmente in Gran Bretagna - mancano ancora dati significativi. A livello locale arrivano dei primi dati sui test sierologici, che indicano non solo la positività al virus, ma anche se si è entrati in contatto con esso senza averne avuto sintomi. Arrivati all'ospedale di Forlì in mille kit, dalla Regione, ben 352 di essi sono stati somministrati da sabato scorso al personale sanitario, partendo proprio da quelli più esposti al contagio, vale a dire medici e infermieri del percorso Covid, del pronto soccorso, dei servizi del 118 e della radiologia (i prossimi ad essere testati saranno i dipendenti delle case di riposo). Dei 352 test effettuati, sono emersi 8 positivi, dei quali uno confermato al test sierologico.

Interpreta il dato il direttore dell'Ospedale Paolo Masperi: “Questo vuol dire che non abbiamo una popolazione immunizzata, al momento. Pur ipotizzando che il livello di immunizzazione della popolazione ospedaliera sia inferiore a quella generale, perché lavora in condizione di protezione maggiore, ci aspettavamo però un livello di immunizzazione più alta, che i contatti col virus avrebbero generato lo sviluppo di anticorpi in alcuni soggetti. Non è così, almeno al momento e in un qualche modo questo rappresenta una sorpresa”.

I test sierologici sono stati distribuiti venerdì scorso per un’attività di screening generalizzato della popolazione sanitaria, per impedire che essa sia a sua volta fonte di contagio. Complessivamente, si parla di circa 100mila persone, di cui oltre 60mila solo nel sistema sanitario regionale pubblico. I test sierologici permettono di verificare attraverso un prelievo del sangue, in tempi molto rapidi, la presenza e il tipo di anticorpi nell’organismo, e quindi di ottenere informazioni molto importanti, a maggior ragione se relative a personale del comparto sociosanitario: se il paziente è venuto in contatto con il virus, se è o è diventato immune. Chi risulta negativo verrà testato dopo 15 giorni, i positivi saranno sottoposti a un tampone tradizionale per averne conferma.  

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