Coronavirus, la giornata di un soccorritore del 118: "La paura c'è. Ma aiuta nella concentrazione"

"Non siamo mai stati sprovvisiti di dispositivi di protezione individuale, i cosiddetti Dpi", tiene a specificare Valerio Bianchi, coordinatore infermieristico 118 del territorio di Forlì

I bambini li hanno simpaticamente definiti "astroinfermieri". Indossano tuta integrale, guanti e casco. Poi si sale in ambulanza e si corre da chi ha bisogno di aiuto. Esordisce cosi la giornata di un soccorritore del 118 ai tempi del Coronavirus. "Non siamo mai stati sprovvisiti di dispositivi di protezione individuale, i cosiddetti Dpi - tiene a specificare Valerio Bianchi, coordinatore infermieristico 118 del territorio di Forlì -. Già all’inizio di febbraio abbiamo organizzato i primi incontri per il corretto approccio al paziente infetto o sospetto tale e per l’utilizzo dei Dpi con il supporto del servizio di prevenzione e protezione aziendale ed il servizio infezioni ospedaliere. Questa formazione si è andata ad aggiungere alla formazione (Nbcr) nucleare, biologico,chimico e radiologico che gli operatori 118 ciclicamente svolgono".

Concluso l'intervento, si procede al ripristino, sanificazione e decontaminazione del personale impiegato in ambulanza e dei mezzi. Un intervento che si ripete sempre dopo aver trasportato un paziente covid-2019. "Ci è stata molto utile allestire un'area vicino al pronto soccorso per questa tipologia di operazione - spiega Bianchi -. In questa area è presente un percorso sporco-pulito per tutelare al massimo gli operatori nella fase di decontaminazione e svestizione, momento molto delicato per la possibile contaminazione".

Bianchi, quando avete fatto nel Forlivese il primo intervento per sospetto coronavirus?
Uno degli ultimi giorni di Gennaio, evento poi rilevatosi non inerente al Covid-19

Eravate già equipaggiati dei dispositivi di protezione per l'emergenza?
Sì, perché in ogni Ambulanza era già presente un Kit di dispositivi di protezione individuale per contaminazione biologica per affrontare i primi interventi

C'era un po' di timore?
Sì, il timore era presente anche perché ci si trovava a fronteggiare una situazione completamente nuova.

Adesso come sono organizzate le vostre giornate?
La turnistica permane la medesima con qualche aggiustamento se necessario. E' stato molto utile la sospensione dei congedi ordinari

Nel caso di chiamata per sospetto coronavirus quali sono le procedure che adottate?
Come da procedura Aziendale indossiamo i dispositivi di protezione individuale per proteggere le mucose (bocca, naso e occhi, che sono le zone maggiormente sensibili alla contaminazione) ed il resto del corpo con camici protettivi o tuta. Deve essere coperto il capo, gli occhi con occhiali protettivi o visiera facciale ed indossare mascherina chirurgica o FFP2 a seconda del tipo di assistenza che andiamo a prestare.

Arrivate nelle case dei malati da "astro-infermieri". Il vostro non è solo un approccio sanitario, ma anche morale...
Si, spesso indossiamo i dispositivi di protezione individuale come precedentemente detto e quindi incutiamo una certa apprensione, ma cerchiamo in ogni modo di trasmettere calma e professionalità.

Ha in mente un caso particolare che l'ha toccata?
Si certo, il primo caso di un paziente giovane che nell'’immediato tempo dopo il trasporto è scivolato in insufficienza respiratoria con le conseguenze del caso

Dall'inizio dell'emergenza come si sta evolvendo la situazione?
In questo momento assistiamo ad una fase "di mantenimento" dell’attività in urgenza sul territorio, ma sempre prevalente su pazienti con sintomotologia riconducibile al Covid-19. Sono molto ridotte le patologie traumatiche.

Ha mai avuto paura di essere contagiato?
Sì, la paura esiste. Ma la formazione ricevuta e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale la attenua molto. La paura mi fa essere concentrato al massimo per svolgere al meglio il mio lavoro.

Si è mai trovato a gestire una situazione così grave?
Assolutamente no, in genere ci troviamo a gestire situazioni anche difficili, ma in scala molto ridotta.

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E' un impegno anche psicologico...
Sicuramente questa situazione che si sta prolungando nel tempo ci sta impegnando dal punto di vista psicologico anche perché è molto difficile riuscire a dare degli elementi di conforto ai pazienti che andiamo a soccorrere ed ai loro famigliari.

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