"Ti sgozzo", nell'auto aveva diversi coltelli. Giovane madre liberata. Il convivente ora è in carcere

Un incubo durato oltre un anno dal quale l'hanno liberata i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Meldola, guidati dal sottotenente Gino Lifrieri

Da quella relazione tormentata, rovinata da un eccesso di gelosia sfociato in violenza, è nato anche un bambino. Ma nonostante il lieto evento nel tempo ha proseguito nella sua condotta da bruto. Un incubo durato oltre un anno dal quale l'hanno liberata i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Meldola, guidati dal sottotenente Gino Lifrieri. E' la travagliata storia di una giovane di nazionalità albanese, costretta ad una vita di segregazione da parte del convivente, un connazionale di 27 anni. Il giovane ora si trova in carcere, come disposto dal giudice per le indagini preliminari di Forlì.

I precedenti

I due convivevano a Rimini, dove è iniziata l'escalation di soprusi. Era già stato arrestato il 2 maggio del 2018 per minacce ed atti persecutori nei confronti della convivente, con successivo divieto di avvicinamento. Col successivo decadimento del provvedimento (2 marzo scorso), il 27enne ha ripreso con le aggressioni, minacce con coltelli - anche di morte - e vessazioni davanti al figlioletto di pochi mesi. Accecato dalla gelosia, convinto che la donna avesse un amante. E' seguito un nuovo arresto lo scorso 8 aprile, effettuato in flagranza dalla Questura di Rimini.

Nell'occasione gli investigatori avevano anche riscontrato un assunzione di sostanze stupefacenti da parte del soggetto. Dopo un periodo di detenzione in carcere, è stato accompagnato a Bari per un provvedimento d'espulsione. Ma per una questione tecnica giuridica (c'era un procedimento penale in atto) non è stato eseguito. L'uomo ha fatto così ritorno nella propria abitazione a Rimini, violando la misura che aveva emesso il giudice di divieto di avvicinamento entro i 200 metri dalla compagna e divieto di comunicazione con la stessa, e costringendo la malcapitata al silenzio.

Il "rifugio" a Meldola

Stanca delle minacce e delle botte proseguite nei mesi, ad inizio agosto la ragazza si è allontanata dal capoluogo rivierasco, trovando ospitalità dalla sorella a Meldola. Una vita da clausura, chiusa in casa e col timore di un possibile arrivo del compagno. Quest'ultimo ha continuato imperterrito a telefonarle e mandarle dei messaggi. "Te la faccio pagare". "Ti uccido". "Ti sgozzo". Questo il contenuto delle minacce. Il 17 agosto il 27enne ha individuato l'abitazione rifugio, forse dopo una serie di appostamenti, tentando un'incursione, col tentativo di aprire il portone d'ingresso. Consapevole di trovarsi in pericolo di vita, ha chiesto aiuto al 112.

L'arresto

In pochi minuti sono arrivati i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, che hanno immediatamente fermato l'individuo. L'uomo era giunto con l'auto della convivente, che aveva parcheggiato in una via limitrofa. Dalla perquisizione dell'abitacolo sono stati recuperati alcuni coltelli. L'albanese è stato arrestato in flagranza di reato con l'accusa di atti persecutori, applicando applicando la legge detta “Codice rosso”, che rafforza la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Il soggetto è stato inoltre denunciato per la detenzione delle armi bianche e per l'inottemperanza all'ordine di espulsione. Ora si trova in carcere (pubblico ministero Federica Messina). Alcuni giorni più tardi è stata eseguita inoltre un'ulteriore misura cautelare, riferita ai precedenti fatti di Rimini.

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