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Zona Rossa, aumenta la diffusione del virus: Carradori (Ausl) spiega i numeri: "Forlì non è più un'eccezione in Romagna"

"Capisco che siano decisioni molto difficili, anzi secondo me le chiusure vanno centellinate e mirate, perchè hanno comunque un effetto sulla salute", ha puntualizzato Carradori

"Il virus corre nella popolazione giovanile". Ma non solo. Cresce la pressione negli ospedali. Il direttore generale dell'Ausl Romagna, Tiziano Carradori, intervenendo sabato pomeriggio nel consueto appuntamento social di pubblica utilità a cura del parlamentare Marco Di Maio e del professor Claudio Vicini (direttore di dipartimento di Ausl Romagna e otorino di fama internazionale), ha spiegato le ragioni per le quali da lunedì prossimo tutta la Romagna si troverà in "zona rossa".

Contagi

"Capisco che siano decisioni molto difficili, anzi secondo me le chiusure vanno centellinate e mirate, perchè hanno comunque un effetto sulla salute", ha puntualizzato. Ma i contagi in Romagna "hanno avuto un'esplosione nell'ultima settimana, con un incremento di casi positivi oltre il 50%, e questa situazione riguarda tutti gli ambiti territoriali". In Emilia-Romagna l'Rt era 1,28 al 21 febbraio, ma "ora presumibilmente è ben superiore". In questo quadro, "i territori di Forlì-Cesena e Rimini insieme a Bologna hanno un livello di incidenza piu' alto e con Ravenna sono le province con una crescita dell'incidenza superiore a tutte le altre province dell'Emilia-Romagna. Quindi in Romagna il virus ha una velocita' maggiore al resto".

Il campanello d'allarme

Il campanello d'allarme scatta quando si registrano 500 casi ogni 100.000 abitanti su due settimane. "In Romagna siamo a 873 e non c'è nessuna provincia sotto - ha fotografato il direttore generale dell'Ausl Romagna -: 873 a Rimini; 943 a Cesena con l'area del Rubicone sopra i mille; 677 a Forli'; 710 a Ravenna con il territorio di Faenza sopra i 1.100". Nell'ultima settimana, continua Carradori, "il tasso di incidenza è cresciuto del 37% in Romagna, con un picco del 55% a Cesena e del 50% a Forlì". Questa impennata ha peraltro una distribuzione diversa tra le fasce di età. "Abbiamo un crollo del 70% tra gli over 80 dall'inizio delle vaccinazioni e come percentuale tra i positivi siamo al 16% contro il 26% dei mesi scorsi". Anche tra i sanitari i contagi si sono ridotti "di cinque volte". In parallelo, invece, "abbiamo un aumento di oltre il 50% negli under 19.

Ricoveri in ospedale

Cresce la pressione negli ospedale, ma, puntualizza Carradori, "siamo in una situazione di massima allerta, anche se non ancora al collasso. Nel panorama regionale siamo coloro che soffrono meno per l'occupazione di posti letto, ma i posti occupati in terapia intensiva sono però aumentati del 66,7% in una settimana, da 24 a 40 (Forlì da 2 a 6, ndr): ne abbiamo un centinaio in tutto e vanno protetti se vogliamo usarli anche per altre patologie. La situazione nel Bolognese è molto più critica". L'occupazione degli altri letti covid, invece, "sono aumentati del 20,3%, da 434 a 522 (Forlì da 65 a 80, ndr), tanto che abbiamo dovuto ricominciare a convertire i letti ai pazienti positivi al virus". "Da ottobre - ha ricordato Carradori - abbiamo un piano ospedaliero che definisce determinati livelli di occupazione dei letti, e dobbiamo cercare di stare tassativamente al di sotto dei 650 posti in Romagna al fine di procedere nella attività di routine, anche se in sofferenza".

Focolai in ambito scolastico

I focolai attivi nelle scuole dall'8 febbraio all'1 marzo sono passati da 81 a 159 con un aumento del 96%. Si sono invece ridotti di oltre sei volte i focolai nelle strutture residenziali per anziani (nel Forlivese al primo marzo sono 2, ndr)", conseguente della campagna vaccinale. Per quanto riguarda il Forlivese, l'8 febbraio presentava 8 focolai attivi, il 15 febbraio altrettanti, il 22 febbraio 5 e il primo marzo 3. Il direttore generale dell'Ausl Romagna ha tenuto a sottolineato come "non sono le scuole i luoghi non sicuri", ma i contesti esterni di socializzazione.

Le decisioni

Carradori ha valutato "comprensibile la difficoltà del sindaco di Forlì a chiudere le scuole, ma questi tassi di crescita dimostrano che Forlì non è più un'eccezione in Romagna". Nell'incontro di venerdì pomeriggio coi primi cittadini "ho rilevato con particolare positività la possibilita' di dialogare coi sindaci, che hanno preso coscienza di quello che sta accadendo e condiviso le decisioni". "E' una scelta molto dolorosa - ha commentato il prof Vicini -; siamo tutti molto stanchi, dai cittadini agli operatori sanitari, dal mondo del commercio all'economia, ma se vogliamo reggere è l'unica scelta possibile in questa fase".

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