Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Dietro l'"emergenza sacchi neri" c'era un traffico illecito di rifiuti tessili: coinvolta una ditta di trasporti

L'operazione si è concretizzata col sequestro di 24 siti in esecuzione di provvedimenti delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bologna

Colpo al traffico illecito di rifiuti speciali nel settore tessile. Ha interessato anche la Romagna, in particolare le province di Forlì-Cesena e Ravenna, la vasta operazione del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Modena, insieme ai Carabinieri Forestale di Pavullo nel Frignano (Modena), riguardante lo smaltimento illecito di rifiuti prodotti nel comparto industriale manufatturiero di Prato all'interno di numerosisissimi capannoni del centro – nord Italia, principalmente in Emilia Romagna e Veneto. L'operazione si è concretizzata col sequestro di 24 siti in esecuzione di provvedimenti delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bologna.  Si tratta comunque di capannoni in zone defilate o poco visibili, senza il coinvolgimento diretto di aziende del territorio. I proprietari degli immobili sono parte lesa, in quanto ignari che le fantomatiche società cui avevano affittato usassero gli spazi per lo stoccaggio illecito.

VIDEO - I sequestri dei capannoni stipati di rifiuti

L'attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Orsi, si è conclusa con l'esecuzione di due misure cautelari agli arresti domiciliari. Complessivamente sono state denunciate 18 persone. L'indagine è stata avviata nel luglio 2018. Durante un controllo effettuato nel comune di Pavullo nel Frignano dai Carabinieri Forestale, sono stati rinvenuti all‘interno di un capannone industriale circa 2.500 metri cubi di rifiuti tessili contenuti in sacchi neri per l‘immondizia. Il successivo approfondimento investigativo, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e condotto anche mediante l‘ausilio di numerose intercettazioni telefoniche e di video-sorveglianza, ha consentito di accertare che i rifiuti erano smaltiti anche in altre numerose località del centro-nord Italia, principalmente del Veneto. Tale fenomeno è esploso alla ribalta della cronaca come "emergenza sacchi neri". A Forlì è rimasta coinvolta una ditta di trasporti che ha effettuato alcuni trasporti di questi rifiuti  no smaltiti e cheè stata oggetto di sequestro di documentazione da parte dei militari specializzati nella tutela dell'ambiente.

In estrema sintesi, illustrano fonti investigative, "l‘illecito smaltimento dei rifiuti speciali ottenuti dalle lavorazioni tessili consisteva nel trasformare attraverso fittizie operazioni di recupero i rifiuti in materia prima secondaria e sottoprodotto, per poi trasportarli ed abbandonarli all‘interno di capannoni industriali, il tutto all‘insaputa degli ignari proprietari ai quali è stato così arrecato un ingente danno economico, costituto sia dalla preclusione alla disponibilità dell’immobile sia delle eventuali onerose spese di smaltimento/recupero dei rifiuti abbandonati. Senza ovviamente considerare il potenziale, ulteriore danno che poteva derivare dall’eventuale incendio di questa tipologia di materiale". 

I due arrestati, un 53enne originario di Treviso, ma residente a Bologna, ed un faccendiere mantovano 40enne, erano i  principali fautori del sodalizio criminale: secondo quanto ricostruito dagli uomini dell'Arma, attraverso quotidiani e plurimi contatti telefonici, pianificavano e gestivano quella che può a tutti gli effetti definirsi come una vera e propria “attività imprenditoriale” dedita alla gestione di rifiuti attraverso società di cui avevano l‘utilizzo ed il controllo senza ricoprire in esse alcuna carica o ruolo: la disponibilità delle aziende è costituita dal fatto che i reali rappresentati legali-titolari firmatari risultino essere dei meri “prestanome” e che il reale ruolo decisionale fosse in capo ai due soggetti. 

L‘organizzazione, stando alle ricostruzioni investigative, si componeva poi di autotrasportatori compiacenti e soggetti impiegati come manovalanza nei vari capannoni di destinazione dei rifiuti tessili, generalmente costituiti da dipendenti di suddette aziende. Le società di cui i due avevano disponibilità, sia perché controllate direttamente o perché complici, sono risultate essere utilizzate non solo per emettere documenti inerenti la movimentazione dei rifiuti, ma anche per utilizzarne indebitamente i titoli autorizzativi in ambito di gestione rifiuti. 

La strategia adottata al fine di eludere ed evitare i controlli nonchè per dare una parvenza di legittimità alle operazioni era quella del considerarli e classificarli sin dalla partenza come “sottoprodotto” o “materia prima secondaria”, a fronte di operazione di recupero mai avvenute. Ad oggi sono stati posti sotto sequestro oltre 9.000 metri cubi di rifiuti speciali di natura tessile: si ritiene che, dall'esamina di quanto in  oggetto di sequestro in data odierna, possa emergere un quantitativo totale di rifiuti illecitamente smaltiti ben superiore a quello sino ad oggi accertato.
 

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