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La commemorazione

Trentacinque anni fa l'uccisione del senatore Roberto Ruffilli, "Il suo insegnamento è ancora attuale"

Così la deputata di Forza Italia e coordinatrice regionale dell’Emilia Romagna per gli azzurri, Rosaria Tassinari, ricorda il senatore Ruffilli

Domenica Forlì ricorda il professore Roberto Ruffilli, nel 35esimo anniversario della sua uccisione da parte di un commando terroristico delle Brigate rosse. Il programma coordinato dalla Fondazione Roberto Ruffilli e dal Comune di Forlì, prevede per la mattinata di domenica 16 alle 9.30 la messa nella Chiesa di S. Antonio Abate, poi alle 10.30 la deposizione  di una corona  presso la casa del senatore Roberto Ruffilli in corso Diaz 116.

Alle 11.30 si terrà l'incontro "Roberto Ruffilli e i problemi del nostro tempo" a Palazzo Albicini, circolo Aurora, con la relazione di Muro Felicori, assessore alla Cultura e Paesaggio Regione Emilia-Romagna e gli interventi di Romano Baccarini, del consiglio di Amministrazione Fondazione R. Ruffilli e di Giovanni Tassani, presidente Commissione Scientifica Fondazione R. Ruffilli. I saluti sono affidati a Gian Luca Zattini, sindaco di Forlì e Maurizio Gardini, presidente Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Introduce Pier Giuseppe Dolcini, presidente Fondazione Roberto Ruffilli.

"Il senatore Roberto Ruffilli è stato assassinato 35 anni fa il 16 aprile 1988, perché era impegnato a valorizzare l’equilibrio tra un parlamento eletto con il metodo proporzionale e un governo di coalizione formulato in base ad un sistema maggioritario, in maniera da conciliare rappresentanza e governabilità, mediazione e decisione, potere legislativo ed esecutivo - ricorda la deputata di Forza Italia e coordinatrice regionale dell’Emilia Romagna per gli azzurri, Rosaria Tassinari, unendosi alle celebrazioni ufficiali che le istituzioni hanno organizzato -. Questa era la via che, cogliendo tutte le potenzialità della nostra carta costituzionale, aveva individuato per fare dei cittadini i veri arbitri del funzionamento della nostra democrazia. Consentire agli elettori di scegliere direttamente la maggioranza di governo, o di cambiarla, avrebbe infatti permesso di  allargare la base di partecipazione democratica, abbandonando la prassi del consociativismo per approdare ad una democrazia dell’alternanza tipica delle democrazie mature”.

Per Tassinari Ruffilli era un “figlio benemerito, il professore universitario prestato alla politica, l’uomo chiave del rinnovamento. Il suo insegnamento, radicato sull’umanesimo democratico della polis greca e del diritto romano, e sul cattolicesimo democratico, è ancora attuale, perché fondato su salde basi che intendono la politica come servizio, il cittadino non suddito ma arbitro dell’azione politica, l’elettore una persona umana che vive in una comunità di relazioni. Lo studio principale di Ruffilli riguardava appunto il concetto di ‘cittadino arbitro’, ossia un cittadino partecipe, protagonista ma, soprattutto, in grado di determinare il corso della politica. In altre parola voleva riformare lo Stato e le istituzioni per riavvicinare i cittadini alla partecipazione, mentre in questi ultimi 35 anni abbiamo assistito sempre più ad un progressivo e preoccupante allontanamento”.

Per la deputata azzurra, “questi valori non appartengono solo ad una parte politica, ma alla politica che ha al centro la persona umana, tutta la persona umana in tutte le sue espressioni e l’intera comunità umana, come vuole la nostra Costituzione, che Ruffilli voleva aggiornare e che noi tutti, in parlamento, al governo e nelle varie istituzioni del Paese siamo chiamati ad attualizzare. Il miglior modo di commemorare il professore e il politico Ruffilli è quello di riprendere in mano il suo libro ‘Il cittadino come arbitro’ (Il Mulino), non solo per leggerlo, ma per trarne ancora spunto per la nostra azione politica quotidiana”

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