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Tubercolosi, Forlì centro per la cura più antico in Emilia-Romagna

La notizia sul caso di tubercolosi registrato all’ospedale Gemelli di Roma comparsa su tutti i giornali nazionali in questi giorni ha generato molto scalpore. A Forlì la cura di questa malattia è fiore all'occhiello da anni

La notizia sul caso di tubercolosi registrato all’ospedale Gemelli di Roma comparsa su tutti i giornali nazionali in questi giorni ha generato molto scalpore e apprensione e ha fatto riemergere il problema della tubercolosi e della sua diffusione anche nei paesi industrializzati. Forlì, e in particolare il suo Ospedale, hanno una storia segnata dalla tubercolosi. L’Ospedale nacque come  primo modello di Sanatorio nel 1936, nello stesso anno  in cui venne inaugurato l’aeroporto “L.Ridolfi”.

 

Questa tradizione si è mantenuta e, ancora oggi, la Tubercolosi è seguita , in gran parte delle sue manifestazioni da Pneumologi (I “Tisiatri” ai tempi dei Sanatori). Ormai da tempo, nei paesi industrializzati, la tubercolosi non è più il “capitano dell’esercito della morte”; l’incidenza (nuovi caso/anno), infatti, è inferiore a 24 casi/100.000 abitanti  Nel mondo, però, si stima ci siano 9,4 milioni di nuovi casi/anno, con un’incidenza di circa 137 casi/100.000 abitanti, e con 1,3 milioni di morti all’anno nei soggetti HIV negativi e 380.000 morti all’anno in soggetti HIV positivi.

 

“La malattia – spiega il prof.Venerino Poletti, primario di Pneumologia dell’ospedale di Forlì - spesso fa rima con povertà e immunodepressione (in particolare infezione da HIV). 

Ulteriore problema, derivante dalla scarsa aderenza alla terapia o da  cure inadeguate , è l’aumento dei casi di infezione resistente ai farmaci  (multidrug resistant TB oMDR-TB) o molto resistente ai farmaci (extensively drug resistant TB o XDR-TB). Nel rapporto 2010 sulla tubercolosi dell’OMS, i soggetti affetti da MDR-TB risultano 440.000. Tale incremento è particolarmente documentato in Russia, Cina ed  India. Nel 2010 le forme polmonari seguite presso l’ospedale di Forlì sono state diciannove, le forme extrapolmonari  cinque, e infine sette le forme da micobatteri atipici. Nel 2011 l’incidenza è stata la medesima del 2010.”

 

“Le persone a maggior rischio di contrarre l’infezione tubercolare – prosegue il prof.Poletti - sono: soggetti a stretto contatto con ammalati in fase contagiosa, gli anziani, i bambini, i diabetici, i pazienti trattati con cortisonici ad alti dosaggi o altri farmaci immunosoppressivi; le persone con deficit immunitari congeniti o acquisiti, le persone che vivono in ambienti comunitari. Tutti i dipendenti della Azienda USL di Forlì, quando vengono assunti, sono sottoposti a un test per verificare la presenza di “ipersensibilità a proteine dei micobatteri”.

 

“I lavoratori in strutture non a rischio saranno ricontrollati solo in caso di esposizione a casi contagiosi o potenzialmente tali – afferma Poletti -. I lavoratori invece in strutture a rischio (Pneumologia, Malattie Infettive….) vanno incontro a controlli ogni due anni. In conclusione la Tubercolosi oggi nei paesi industrializzati è una malattia rara e non presenta un aumento della incidenza (almeno negli ultimi 5-6 anni). Il problema più preoccupante è la comparsa di forme farmaco-resistenti."

 

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