Cronaca

Tumulate nel Duomo di Forlì le spoglie di don Ettore Sozzi

E' stato il vescovo monsignor Livio Corazza a presiedere sabato alle 10, la cerimonia della sepoltura all'interno del Duomo della cassetta con le ossa di don Ettore Sozzi.

E' stato il vescovo monsignor Livio Corazza a presiedere sabato alle 10, la cerimonia della sepoltura all'interno del Duomo della cassetta con le ossa di don Ettore Sozzi. “A compimento del desiderio da lui espresso in vita di poter riposare ai piedi della Madre Celeste che tanto ha amato e servito - si legge nell’annuncio della traslazione – le spoglie mortali di mons. Sozzi, che per 67 anni dal 1941 fu sacrista della Cattedrale e rettore del santuario della Madonna del Fuoco, salvando la sacra immagine dalle razzie tedesche, dal cimitero di Bussecchio saranno tumulate in Duomo, nella cripta della celeste patrona"

Figura di primo piano nel panorama ecclesiale forlivese, il sacerdote era molto conosciuto in città. Arciprete della Cattedrale, curò il rito d’ordinazione di tutti i presbiteri diocesani dal 1941 al 2003. Ebbe anche il privilegio di accompagnare all’altare della patrona papa Giovanni Paolo II, giunto la mattina dell’8 maggio 1986 in visita alla città. Ai piedi di quell’altare aveva accolto anche i presidenti della Repubblica Scalfaro e Ciampi e numerose personalità, tra cui i cardinali Schuster, Forni, Lercaro, Biffi e Poma. In cima ai suoi ricordi, don Ettore poneva anche la prima “Peregrinatio Mariae”, il giro per le polverose strade diocesane dell’immagine quattrocentesca della Madonna del Fuoco: l’evento era stato voluto nel 1949 dall’allora vescovo di Forlì monsignor Giuseppe Rolla, per rincuorare i concittadini dalle gravi ferite inferte al corpo e allo spirito dalla guerra. Nato a Coccolia, primogenito di quattro figli, don Ettore era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1940 dal vescovo di Bertinoro monsignor Francesco Gardini.

Monsignor Rolla gli affida l’incarico di sacrista della Cattedrale di Forlì, con la promessa di mandarlo a parrocchia appena possibile. Ma don Ettore non si muoverà più da lì. Nel 1943, al culmine della seconda guerra mondiale, si trovò a gestire le centinaia di sfollati e rimasti senza la casa distrutta dai bombardamenti aerei alleati, che cercavano rifugio in Cattedrale. Il sacerdote, in accordo con monsignor Rolla, riuscì a mettere in salvo gli arredi liturgici, l’archivio documentale e gran parte delle inestimabili opere d’arte contenute in Duomo, subito prima del crollo del campanile, minato dai tedeschi in ritirata la notte fra l’8 e il 9 novembre 1944.

Fu uno degli artefici della ricostruzione della torre, innalzata ex novo nel 1970, anche se leggermente più corta dell’originale, grazie al risarcimento dei danni di guerra. Ogni anno preparava con cura la novena della Madonna del Fuoco: per la festa solenne del 4 febbraio incontrava sempre con gioia i bambini e i ragazzi per la preghiera della Fiorita alla patrona, sotto la colonna posta in piazza del Duomo. Uomo di cultura e appassionato d’arte, con curiosità certosina andava a cercare anche le cose nascoste: come quando, in una chiesa di Roma, trovò la tomba del forlivese cardinal Bofondi, di cui si erano perse le tracce. 

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