"Tuteliamo ciò che resta del Villaggio Matteotti: compensiamo chi mantiene gli edifici del Ventennio"

Se le declassiamo facciamo un'azione scorretta, le dimezziamo come la ciminiera dell'ex Mangelli. Ed è il compromesso peggiore: tagliare a metà. Qui rischiano di fare la stessa cosa”, così il consigliere di Forlì & Co Giorgio Calderoni

Uno dei pochi scorci del Villaggio Matteotti non modificato, tra via don Minzoni e via Amendola

“Questa delibera azzera il Villaggio Matteotti, lo si declassa a periferia. La nostra città ha residui forti di memoria storica del Ventennio, e non sono solo viale della Stazione e i suoi edifici, ma anche le case minime dei lavoratori. Non faremmo un'operazione corretta se non tenessimo conto delle case minime del razionalismo. Se le declassiamo facciamo un'azione scorretta, le dimezziamo come la ciminiera dell'ex Mangelli. Ed è il compromesso peggiore: tagliare a metà. Qui rischiano di fare la stessa cosa”, con queste parole il consigliere di Forlì & Co Giorgio Calderoni chiede alla giunta un ripensamento su quella parte della delibera che declassa gli edifici storici di minor pregio in centro e fuori dal centro.

Fuori dal centro, in particolare, si andrebbe a togliere ogni vincolo, tranne il mantenimento della trama delle strade, del quartiere realizzato negli anni Trenta da Mussolini e intitolato al padre Alessandro Mussolini. Il villaggio operaio e agricolo tra viale dell'Appennino, via Don Minzoni e via Ribolle è stato realizzato nella seconda metà degli anni Trenta, all'epoca voleva essere un moderno quartiere a circa tre chilometri da Forlì perché tra le prescrizioni urbanistiche del regime fascista vi era, spiegano i tecnici del Comune, anche l'indicazione di tenere i villaggi operai fuori dai centri abitati per un maggior controllo dell'ordine pubblico. Appena imboccata via Don Minzoni da viale dell'Appennino, dove oggi c'è una piccola rotonda con un albero al centro, si trovava un busto del padre del Duce, poi abbattuto con la Liberazione, in mezzo un quartiere di case quadri-famigliari (operaie), binate e singole con ampi appezzamenti da 400 metri quadri che un tempo dovevano essere orti per l'auto-sostentamento della famiglia di agricoltori trasferitasi alle porte della città.

Il Partito Democratico ha chiesto di stralciare la discussione sui vincoli urbanistici di questo quartiere in un'altra delibera, ma la proposta non è stata accolta dalla maggioranza. Per Calderoni resta la necessità di conservare la traccia del passato nel quartiere: “Una traccia parziale di una decina di immobile tra via Ribolle e via dell'Appennino resta”, spiega il candidato sindaco del centro-sinistra. Anche via don Minzoni però conserva in un tratto il panorama originario delle 'case binate', con i loro ampi orti ora trasformati in giardino e le 'piccionaie' nei timpani dei tetti, mentre 2-3 case minime restano in condizioni simili all'originale in via Buozzi e Carini, con i loro caratteristici ingressi ad arco.

Da qui l'idea di Calderoni: “Prendiamo atto delle ultime tracce del villaggio Matteotti in una decina di redici rimasti e teniamole come memoria per il futuro, non solo conservando la trama viaria. Però, consapevoli che penalizziamo i proprietari di questa decina di immobili, la mia proposta è perequativa, usando anche a loro favore gli oneri derivanti dalle ristrutturazioni degli edifici storici”. 

La proposta ha incontrato un favore bi-partisan, tanto che Lauro Biondi, capogruppo di Forza Italia chiede di recepirla sotto forma di osservazione alla variante. “Non sono per lo stralcio perché significherebbe poi non fare nulla, ma è vero che intervenire troppo radicalmente potrebbe annullare un tratto di memoria storica. Demandiamo ad un'osservazione alla variante questo approfondimento. La perequazione è un concetto giusto, ma credo che però non possiamo monetizzare la parte residua del villaggio che vogliamo salvare”. 

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Apertura anche dall'assessore all'Urbanistica Daniele Mezzacapo, esponente della Lega: “Sul villaggio Matteotti voglio rassicurare tutti. Non serve stralciare rispetto al corpo del resto della delibera. Siamo solo nella fase dell'adozione, poi ci sarà l'interpello della Soprintendenza, dove è ovvio che ci dirà la sua e ci confronteremo. Infine torneremo in Consiglio comunale, valutando le sue indicazioni”. E conclude con un'apertura: “L'idea del consigliere Calderoni di destinare una parte degli oneri delle urbanizzazioni a determinati immobili può essere valutata in un secondo momento dal consiglio comunale”. 

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