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Un anno di covid, le dirette di Di Maio e il prof Vicini: "Convivere col virus senza sottovalutazioni. Ma chi può lavorare in sicurezza deve farlo"

"Trovo sbagliato l'atteggiamento di chi esaspera al massimo la drammatizzazione della situazione, perchè non è con la paura che sconfiggeremo il virus"

Tradurre in un linguaggio alla portata di tutti le preoccupazioni raccolte e allo stesso tempo offrire agli utenti la possibilità di confrontarsi con voci autorevoli. Da quando è iniziata l'emergenza covid-19, il parlamentare forlivese Marco Di Maio ha sfruttato i suoi canali social per dare vita ad un format di pubblica utilità, potendo contare sulla collaborazione del professor Claudio Vicini, direttore del dipartimento Testa-Collo dell'Ausl Romagna e otorino di fama internazionale.

Una sorta di "sportello informazioni" online, che continua ad essere preso come riferimento da centinaia e centinaia di persone ogni sabato pomeriggio, quando, appunto, va in onda l'approfondimento sull'evoluzione della pandemia. Ad un anno dalla lotta contro il nemico invisibile, la speranza è riposta nelle vaccinazioni: "Voglio essere ottimista e spero che entro l'anno se ne possa uscire. Del resto lo straordinario progresso scientifico che ci ha portati ad avere in così poco tempo una moltitudine di vaccini, ci impone di essere fiduciosi".

Era il 23 febbraio quando venne comunicato il primo caso di covid-19 in Emilia Romagna. Pochi giorni più tardi, il 25 febbraio, venne ufficializzato il primo contagio in Romagna, precisamente nel riminese. Il 29 febbraio la prima diretta Facebook, affiancato dal professor Claudio Vicini. Cosa ricorda di quei primissimi giorni?
Nessuno aveva ben chiaro l'onda lunga di ciò che ci stava travolgendo. Anzi, una certa sottovalutazione era palpabile anche in una parte del mondo medico-scientifico. Personalmente ricordo anche di aver riso di fronte a due colleghi che si presentarono a Montecitorio con mascherina. A distanza di qualche tempo, sono andato da loro a dargli atto che avevano ragione. Ma era chiaro che in quel caos, serviva dare alle persone informazioni e raccogliere le loro domande, le loro preoccupazioni, le loro paure. 

Da li in avanti quello del sabato pomeriggio è stato un appuntamento fisso. Un tema nuovo per tutti, ma anche per lei e lo stesso professore. Come vi preparavate nelle prime settimane dell'emergenza alle dirette e come si è evoluto nel corso del tempo quello che può definirsi un format dedicato alla salute?
Le prime puntate le abbiamo fatte in presenza, del tutto ignari della dimensione globale di ciò che stavamo affrontando; come sempre le dirette sono precedute da svariati contatti nel corso della settimana e da un costante aggiornamento reciproco che dai nostri due osservatori (quello sanitario e quello istituzionali) raccogliamo sull'emergenza. A un certo punto abbiamo capito che per tante persone questo appuntamento è diventato un punto di riferimento e abbiamo deciso di renderlo fisso e costante, tutti i sabati alle 14.30.

Ha trovato difficoltà nel cimentarsi in un argomento completamente diverso da quelli trattati in passato?
Molte difficoltà: le riscontro ancora, perchè la materia è in continua evoluzione e non sono sono un medico o uno scienziato. Nè mi piace sembrare di esserlo. Cerco, però di tradurre in linguaggio semplice le preoccupazioni che raccolgo e al contempo offrire alle persone la possibilità di confrontarsi con una voce autorevole come quella del professor Vicini e degli altri ospiti che accettano di partecipare alle nostre dirette. 

Nella prima diretta ha parlato anche di “virus della paura, che si è infiltrato anche nella nostra economia e società”. Come è la sua percezione rispetto ad un anno fa?
In quella prima diretta abbiamo parlato di "virus della paura" perchè non immaginavamo la portata dell'epidemia, che poi è diventata pandemia. A dire il vero non se la immaginava nessuno, basti ricordare gli sberleffi a cui l'Italia fu sottoposta a livello internazionale e il disorientamento di molta parte del mondo medico-scientifico. Quella paura si è trasformata in consapevolezza e determinazione a fare tutto il possibile per contrastare un nemico invisibile che sta producendo effetti giganteschi anche sul piano economico, sociale, educativo, psicologico.

Mascherina, anche come “dovere sociale”, igienizzazione delle mani e metro di distanza. Un concetto che continuate a ripetere in tutte le dirette. C'è ancora una sottovalutazione del rischio?
Sì, ci sono ancora troppe persone che lo sottovalutano. Tuttavia non bisogna neppure seminare continuamente paura: trovo sbagliato l'atteggiamento di chi esaspera al massimo la drammatizzazione della situazione, perchè non è con la paura che sconfiggeremo il virus. Servono consapevolezza, impegno, efficienza nell'organizzazione, rispetto delle norme e capacità di convivere col virus: molte attività oggi chiuse o fortemente limitate, potrebbero ripartire in totale sicurezza con il rispetto dei protocolli che sono stati stabiliti. 

Le Fake news diffuse nella rete hanno condizionato nel corso del tempo l'opinione pubblica con comportamenti ingiustificati?
Sempre meno persone credono alle bufale e nel nostro piccolo, assieme al prof. Vicini, abbiamo cercato di contribuire a smontarle e sminuirle. Questo è un bene. Non è mistero, però, che soprattutto nella scorsa estate ci siano state figure molto famose e politici di primo piano che hanno provato a trarre visibilità e consenso sposando le teorie negazioniste. Un abbaglio che per fortuna è durato poco 

L'importanza della corretta informazione. Nel corso del settimane avete coinvolto anche numerosi ospiti. Un format che ha fidelizzato gli spettatori. E' soddisfatto dell'obiettivo raggiunto?
Sono soddisfatto perchè è un servizio che è riconosciuto utile dalle persone che lo seguono. E' per questo che lo facciamo. Sia il prof. Vicini che io non abbiamo ritorni diretti o indiretti da questa attività, se non il piacere di rendersi utili. E facciamo di tutto per rispettare l'impegno del sabato alle 14.30, anche quando abbiamo impegni di lavoro molto rilevanti. 

Come è stata gestita dal punto di vista mediatico la pandemia dal suo punto di vista?
Bene da una parte dei media, con toni troppo drammatici da un'altra parte. In generale, trovo un po' nauseante la corsa di tanti virologi, infettivologi e presunti esperti a trovare spazio sui grandi mezzi di informazione per cercare continuamente visibilità. Non fa bene alla reputazione della categoria, non aiuta la gente e credere di più nella scienza, disorienta le persone. Servirebbe più parsimonia nelle comparsate televisive e mediatiche: stiamo parlando di un morbo che ha sconvolto la vita di tutti, la sobrietà è d'obbligo per chi ha ruoli pubblici, non solo politici. 

Tante le nozioni acquisite: cosa ha imparato in questo anno di esperienza?
Le nozioni e le informazioni che ho imparato sono innumerevoli e devo dire grazie al prof. Vicini e ai tanti ospiti che ci gratificano con la loro partecipazione. Ma devo ringraziare soprattutto le tantissime persone che partecipano attivamente tra il pubblico, spesso con contributi di qualità. E' la dimostrazione che i social possono essere usati in modo civile, utile e produttivo: c'è spazio e c'è bisogno anche di questo modo di stare sulla Rete, dove - piaccia o non piaccia - si trova una grande moltitudine di gente. 

Da deputato della Camera, secondo lei come è stata gestita la situazione?
Bene nella fase 1, con gravi sottovalutazioni nel periodo estivo, con troppe incertezze nelle fasi successive. Inoltre trovo urgente che si metta mano al rapporto tra Stato e Regioni: il livello di conflitto e caos istituzionale che abbiamo visto in questi mesi, è inaccettabile. 

Cosa ha messo in evidenza il covid?
Siamo un Paese che nei momenti di emergenza sa dare il meglio di se; ma la pandemia ha anche acuito le divisioni, le disuguaglianze e le ingiustizie. Dopo la fase 1 che aveva visto una grande coesione nella popolazione, la seconda e la terza ondata stanno alimentando rabbia e rancore sociale. Sottovalutarli, sarebbe un errore. Anche per questo auspico che, nel rispetto rigoroso di tutte le norme e nella massima sicurezza, sempre più attività possano essere messe nelle condizioni di ricominciare.

E' preoccupato per le varianti che si stanno diffondendo a livello globale?
Non sono più preoccupato di prima. Le varianti, come sostengono molti esperti, erano già presenti probabilmente. La capacità di individuare il virus e "fotografarlo" fin nel dettaglio è sempre maggiore e questo è un bene; ma non dobbiamo farci spaventare e aver fiducia nei progressi scientifici, che stanno dimostrando di essere il principale alleato contro questo nemico.

Si scalpita per tornare alla libertà totale, ma il virus non sta arretrando. In Italia si andrà avanti con le restrizioni “a semaforo” o vede all'orizzonte un nuovo lockdown?
Un nuovo lockdown sarebbe devastante dal punto di vista economico, sociale, psicologico. Dobbiamo arrivare a uno standard omogeneo in tutto il Paese con interventi più drastici circoscritti alle province o ai comuni più colpiti. Dentro le regioni ci sono situazioni enormemente diverse che non giustificano chiusure uguali per tutti. E' il caso dell'Emilia-Romagna, ad esempio. 

Ora la speranza è riposta nei vaccini. Ma come ha ricordato il professor Vicini, citando un passaggio di "Spillover. L'evoluzione delle pandemie" scritto dal divulgatore scientifico statunitense David Quammen, "quel che accadrà dopo l'inizio della pandemia dipenderà dalla scienza, ma anche dalla politica, dagli usi sociali, dall'opinione pubblica, dalla volontà di agire e da altri aspetti dell'umanità. Dipenderà da tutti noi". Quando se ne uscirà secondo lei?
Voglio essere ottimista e spero entro l'anno. Del resto lo straordinario progresso scientifico che ci ha portati ad avere in così poco tempo una moltitudine di vaccini, ci impone di essere fiduciosi. Ora le istituzioni devono mostrarsi all'altezza della sfida sul piano organizzativo, come sta facendo l'Emilia Romagna. In ogni caso quando ne usciremo non possiamo illuderci che tutto tornerà come prima. Perchè i cambiamenti imposti da questa lunga fase, resteranno e condizioneranno i nostri comportamenti futuri, individuali e collettivi. 

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