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Un cammino verso l'autonomia delle persone con disabilità: parte "Why not"

Il nuovo progetto si chiama "Why not" e nasce per promuovere una serie di azioni articolate e diffuse volte alla risposta del bisogno di sollievo per le famiglie e di autonomia per i ragazzi disabili

Dopo tre anni di sperimentazione e di idealizzazione, il progetto “Why not”, dedicato alle persone con disabilità e alle loro famiglie, prende vita ufficialmente con un programma biennale ricco di nuove proposte. Il cammino è iniziato nel 2013, quando il Consorzio solidarietà sociale, che riunisce le cooperative di Forlì “Il cammino”, “Tangram”, “L'accoglienza”, “Lamberto Valli” e “Paolo Babini”, ha individuato alcuni aspetti riguardanti l'assistenza alle persone disabili che andavano approfonditi.

“In particolare – racconta Maurizia Squarzi, presidente del Consorzio solidarietà sociale – ci siamo interrogati sul quesito: perchè io, persona disabile, non posso provare a crearmi un percorso di vita autonomo? Una sorta di “perchè io no?”, da qui l'ispirazione per il titolo del progetto. Abbiamo deciso quindi di ideare qualcosa per le 112 famiglie di persone con disabilità che frequentano i centri diurni e residenziali delle nostre cooperative, per cercare di venire in contro a due problematiche precise: da una parte il bisogno di sollievo per le famiglie e dall'altro la creazione di percorsi di vita autosufficiente per le persone disabili stesse che, nel momento stesso in cui venisse a mancare il supporto della famiglia, devono poter essere in grado di gestirsi autonomamente a seconda delle loro possibilità”. 

Al fine di venire incontro al bisogno di sollievo per le famiglie, i progetti dei centri diurni all'interno di “Why not”, hanno ampliato le loro proposte con prolungamenti pomeridiani delle attività e con l'allargamento dei confini territoriali andando ad abbracciare il comune di Meldola per quanto riguarda la cooperativa “Tangram” e quello di Forlimpopoli per la cooperativa “Lamberto Valli”. Sono inoltre stati intensificati i centri estivi organizzati nei mesi di luglio e agosto, periodo spesso critico a causa della chiusura di diverse strutture.  Sul tema della vita autonoma delle persone con disabilità il progetto risponde con attività settimanali durante le quali si sperimenta la convivenza per un gruppo di 4-5 persone disabili, sostenuti dalla presenza di un operatore durante il giorno e di un volontario durante la notte.

Vi sono inoltre percorsi formativi di autonomia domestica, finalizzati all'acquisizione di competenze domestiche di base che vanno dal saper cucinare piatti semplici all'imparare a gestire somme di denaro. Tutte le attività che riguardano l'acquisizione di autonomia da parte dei ragazzi disabili si svolgeranno negli spazi di “Casa Luciana”, abitazione messa a disposizione dalla volontaria Brunella Binzoni. “Ci auguriamo – dichiara Francesca Gozi, referente del progetto “Why not” - che l'esempio di Brunella sia di ispirazione ad altri e che, piano piano, si crei una rete di condivisione al fine di migliorare le nostre proposte. Abbiamo già ricevuto la comunicazione di un altro privato che ha deciso di mettere a disposizione un immobile a favore della nostra causa, quindi le speranze che nutriamo sono concrete”. 

Il progetto “Why not” è stato reso possibile anche grazie al contributo della fondazione Cassa dei risparmi di Forlì che per i due anni futuri ha stanziato una quota di 100 mila euro. “In un momento difficile e di profonda incertezza su quello che verrà come quello in cui viviamo – conclude Raoul Mosconi, assessore alle politiche sociali di Forlì - questo progetto, che mira al futuro di questi ragazzi, è più che mai necessario; è il risultato di pensieri innovativi, di nuovi schemi di ragionamento che erano indispensabili per apportare un cambiamento concreto che rispondesse alle esigenze delle persone disabili e delle loro famiglie. Il titolo del progetto ci invita a pensare: perchè non collaborare? Perchè non chiedere aiuto ad altri, invece di fare le cose da soli? Perchè non condividere le risorse che si possiedono?”

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