Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Un campo di concentramento femminile quasi dimenticato, Matatia lo racconta agli studenti dell'Itis

Roberto Matatia, autore del noto romanzo "I vicini scomodi", venerdì agli alunni di sette classi dell'istituto Tecnico Tecnologico "Marconi", nell'ambito delle iniziative organizzate in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria

Ravensbruck è un campo di concentramento esclusivamente femminile, poi trasformato in vero e proprio centro di sterminio, che si trova a soli 80 chilometri da Berlino, immerso in un bosco. Di questo luogo e di tanto altro ancora ha parlato lo scrittore Roberto Matatia, autore del noto romanzo "I vicini scomodi", venerdì agli alunni di sette classi dell'istituto Tecnico Tecnologico "Marconi", nell'ambito delle iniziative organizzate in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria.  Interrogati espressamente al riguardo, i ragazzi presenti hanno ammesso di non conoscere questo campo che, viceversa, ha peculiarità davvero importanti.    

"Si è cercato di cancellare ogni traccia dell'esistenza di Ravensbruck - ha detto Matatia - ecco perché è così poco noto. Oggi è rimasto quasi nulla, ma ugualmente, grazie soprattutto alle testimonianza delle sopravvissute, sappiamo molto di ciò che avveniva in quel luogo". "Migliaia di donne erano stipate in 32 baracche - ha poi proseguito lo scrittore - e perlopiù venivano utilizzate in lavori faticosissimi ma del tutto inutili. L'obiettivo era l'annientamento tramite la fatica. Solo verso la fine (il campo era stato costruito nel 1938 ed è rimasto in funzione fino al 1945) fu dotato di una camera a gas e di tre forni crematori".

Chi era rinchiuso nel campo? "Non solo ebree, ma anche attiviste politiche, oppure chi aveva commesso reati comuni. Venivano soprattutto dalla Polonia e da paesi dall'est europeo. Molte di loro vennero utilizzate come cavie per esperimenti medico -scientifici, soprattutto per tentare di mettere a punto una cura per la cancrena. A tale scopo venivano procurate loro delle ferite,  che comportavano persino l'asportazione di ossa, o muscoli o tendini". Perché tutto questo? Sollecitato dalla domanda di un ragazzo, Matatia ha ricordato che per i nazisti la donna doveva svolgere solo la funzione di madre, dunque non poteva permettersi atteggiamenti sconvenienti o in contrasto con tale fine, mentre le donne ebree erano considerate inferiori e dovevano perciò essere eliminate.  Molte di loro furono obbligate a diventare prostitute, con la conseguente nascita di bambini che venivano poi rinchiusi in una baracca apposita, e spesso lasciati morire di inedia. 

Può capitare ancora, oggi, qualcosa di simile? Matatia ha risposto a questo ulteriore quesito affermando che la Shoah è e rimarrà umica, ma, purtroppo, molte situazioni, dalla Siria alla Bosnia, dalla Libia a tante altre realtà, mostrano tuttora che l'uomo non ha imparato a rispettare e ad amare i propri simili. E, in fondo, la Giornata della Memoria (che, a dire di Matatia,  andrebbe richiamata, magari a piccole dosi, più volte all'anno) ha proprio la funzione di educare, soprattutto i giovani, alla tolleranza e alla solidarietà reciproca. Coinvolte nel progetto gli alunni delle classi 5A mc, 5C mc, 5B en,  4A ch, 4B ch, 3B mc e 2F, con le insegnanti Maria Rosa Burattini, Claudia Fabbri, Valeria Farneti, Francesca Frissora, Donatella Rabiti e Marina Rizzo.

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