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Un corso per diffondere l'Attività fisica adattata

Puntare sull'Afa, Attività fisica adattata, per sensibilizzare i pazienti con patologie croniche, in particolare anziani, a evitare la sedentarietà e assumere, invece, stili di vita più attivi

Puntare sull’Afa, Attività fisica adattata, per sensibilizzare i pazienti con patologie croniche, in particolare anziani, a evitare la sedentarietà e assumere, invece, stili di vita più attivi. E’ questo l’obiettivo del corso “Attività fisica adattata (Afa): un’opportunità di miglioramento della salute”, in programma sabato 31 marzo, al Grand Hotel Terme di Castrocaro, a partire dalle 8.45. Il convegno, aperto a medici, fisioterapisti e infermieri professionali, e promosso dall’U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ausl di Forlì, diretta dal dott. Germano Pestelli, col patrocinio dell’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, si propone, infatti, di diffondere e condividere il ruolo dell’attività fisica adattata con i principali professionisti coinvolti nel trattamento delle malattie croniche.

«Patologie come ictus cerebrale, morbo di Parkinson, artrosi, e malattie cardiovascolari – illustra il dott. Germano Pestelli – innescano un circolo vizioso: l’iniziale situazione di disabilità porta a una marcata sedentarietà, la quale provoca ulteriore disabilità, con un significativo impatto negativo non solo sul benessere della persona ma anche sull’evoluzione della malattia». L’Afa, attraverso adeguati programmi di attività fisica, modellata sulle caratteristiche della persona disabile e svolta in maniera continuativa e regolare nel tempo in strutture in grado di adattarsi alle diverse esigenze, gioca un duplice ruolo sia per incentivare il movimento e favorire la socializzazione sia come presidio per interrompere un circolo vizioso e crearne uno virtuoso. «Non si tratta di un’attività riabilitativa vera e propria – dichiara il dott. Pestelli – ma si configura come un sistema di mantenimento e prevenzione, diretto a facilitare l’acquisizione di stili di vita utili a garantire la migliore autonomia e qualità di vita possibili». Proprio in quest’ottica, e alla luce della loro funzione educazionale e formativa, tali attività vengono effettuate in ambienti non sanitari, come palestre comunali o strutture protette, mentre gli operatori preposti, pur in possesso di una specifica formazione sulle tematiche della disabilità motoria, non sono professionisti della sanità.

«Poiché tale trattamento è risultato efficace, il Piano Regionale della Prevenzione della Regione Emilia-Romagna 2010-2012 ha rilanciato con forza il ruolo dell’attività fisica nel promuovere il benessere anche nelle persone affette da patologie croniche – prosegue il dott. Pestelli – E’ stato così avviato un progetto finalizzato a prescrivere esercizio fisico a chi ha problemi di salute, costruendo a tal fine percorsi assistenziali integrati, al cui interno i Nuclei delle Cure Primarie e i Centri di Medicina dello sport delle Ausl svolgono un ruolo centrale. L’obiettivo è sperimentare modalità innovative di presa in carico di problemi di salute largamente diffusi nella popolazione, collaborando anche con strutture dotate di spazi idonei all’accoglienza, all’educazione e alla formazione a corretti stili di vita».

 
 

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