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Cronaca

"Un occhio di riguardo": anche Forlì celebra la giornata del braille

Anche a Forlì si celebra il 21 febbraio la 9° Giornata Nazionale del Braille, momento ufficiale di sensibilizzazione dell'opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti.

Una recente legge del Parlamento Italiano, la 126 del 3 agosto 2007, ha, infatti, fissato al 21 febbraio di ogni anno il momento ufficiale di sensibilizzazione dell'opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti. A Forlì, come nel resto della Penisola, il ruolo di agente stimolatore in materia è esercitato a pieno titolo dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

“Nell'ambito di tale giornata – spiega il presidente della sezione forlivese dell’Uici, Fabio Strada - le amministrazioni pubbliche e gli altri organismi operanti nel settore sociale possono promuovere idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, nonché studi, convegni, incontri e dibattiti presso le scuole e i principali media, per richiamare l'attenzione sull'importanza che il sistema Braille riveste nella vita delle persone non vedenti e di quanti sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle loro vicende”. Perché sarebbe così importante il “braille”, al punto da dedicargli una giornata?

“Deve sapere – risponde Strada – che prima di questa provvidenziale regola di scrittura e lettura tattile, basata su quei puntini a rilievo che per esempio si vedono ormai abitualmente negli ascensori dei luoghi pubblici, accanto ai numeri dei piani, i ciechi non avevano un vero e proprio strumento per leggere e scrivere. Quindi, di fatto, erano esclusi dalla cultura e dalla comunicazione, a parte quella orale. Tranne qualche rara eccezione, erano condannati all’ignoranza e all’emarginazione indipendentemente dalle loro doti e capacità”. Mentre la scrittura a inchiostro esiste da millenni, il braille esiste solo da meno di 200 anni. Prima erano stati fatti dei tentativi per dare ai ciechi la possibilità di leggere, ma erano sistemi scomodi e soprattutto non permettevano loro di scrivere autonomamente. Il 21 febbraio corrisponde alla data del lontano 1829 in cui il francese Louis Braille (1809-1852), un cieco, ideò quel particolare tipo di lettura-scrittura tattile, subito entrata di prepotenza nella quotidianità dei non vedenti. Ironia e crudeltà della sorte, l’uomo aveva perso la vista da bambino a causa di un incidente, mentre giocava con un punteruolo utilizzato dal padre artigiano nel suo lavoro di sellaio. E proprio un punteruolo è l’oggetto che Braille pensò di usare come strumento per dar forma alla sua scrittura in rilievo. Anche quest’anno, a cavallo della celebrazione, la sezione locale dell’Uici ha organizzato diversi incontri nelle scuole primarie e secondarie inferiori, con l’intento di aprire un canale di comunicazione e di conoscenza fra disabili visivi e vedenti.

“Creare un contatto coi bambini – continua Strada - è la via migliore per evitare che i pregiudizi crescano e s’irrigidiscano nella mente delle persone”. Ma è anche un modo intelligente per fare prevenzione: “La cecità è una menomazione di tale gravità, da giustificare un impegno senza esclusione di colpi e risorse”. Lo scopo dela giornata del Braille è evidenziare il valore insostituibile di questo straordinario sistema di lettura e scrittura per persone cieche, ma consente anche di approfondire il problema dell’integrazione scolastica nei suoi diversi aspetti. “Un cieco senza Braille è come un bambino senza penna, incapace di comunicare col mondo”.

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