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Cronaca

Una connessione che salva il cuore: un controllo cardiaco da remoto per 6.500 pazienti romagnoli

Ausl Romagna e Rotary collaborano alla realizzazione del progetto Remoteheart, un "gemello digitale" del dispositivo cardiaco dei pazienti che consentirà ai medici di ricevere dati e prevenire le emergenze a distanza

Sedici Rotary Club per una donazione totale di 78mila euro che andrà a sostenere migliaia di pazienti con problemi cardiaci in tutta la Romagna. Il frutto di questa grande collaborazione del territorio è il progetto Remoteheart dell'Ausl Romagna, un'autentica innovazione sanitaria nel segno della telemedicina. Remoteheart, infatti, è un progetto basato sul controllo a distanza dei dispositivi cardiaci impiantabili di ultima generazione che consentono di comunicare con un trasmettitore al domicilio del paziente in grado di inviare dati sulle performance del dispositivo e sulla salute del paziente.

"Questo esempio di collaborazione si inserisce nel progetto della Sanità digitale Romagna che traccia una traiettoria della digitalizzazione dell'azienda sanitaria locale - afferma Mattia Altini, direttore sanitario dell'Ausl Romagna -. E' una sfida di inclusività per i nostri cittadini, di un patient journey senza barriere, di un sistema sanitario allargato e integrato. Un modo per essere più vicini al cittadino assicurando che, un po' alla volta, saremo sempre più inclusivi, permettendo ai pazienti di andare una volta in meno in ospedale". Quello di Remoteheart sarà dunque una sorta di "gemello digitale" del dispositivo cardiaco del paziente, in grado di fornire informazioni sulla persona. Il progetto permetterà infatti di raccogliere dati relativi allo scompenso cardiaco che consentono al medico di interfacciarsi con un cuore digitale, consentendo di fare una valutazione in remoto.

"Non si vuole svalutare il rapporto medico-paziente - precisa Altini -. L'obiettivo del progetto è abbassare il rischio, cercando di anticipare le emergenze. La pandemia ci ha fatto capire il bisogno di deospedalizzare il paziente, di seguirlo al meglio anche fuori dalle strutture ospedaliere". Un progetto grazie al quale la Romagna si candida a diventare un "laboratorio di innovazione cardiologica".

"Questo progetto è un sogno che si sta realizzando - spiega il dottor Alberto Bandini, della cardiologia di Forlì -. Nuove esigenze sono nate con la pandemia. Si è imposta per noi la necessità di diminuire l'accesso dei pazienti nella struttura ospedaliera, così da limitare il rischio di infezione. Il problema era poi quello di offrire una prestazione equivalente alla visita in ospedale. Abbiamo guardato i pazienti con defibrillatori e pacemaker, e abbiamo capito che si poteva organizzare un servizio di controllo in remoto".

Il dottor Bandini precisa quindi che Remoteheart non è un controllo cardiologico, ma un controllo delle performance dell'impianto. Infatti tramite un trasmettitore presente al domicilio del paziente consegnato al paziente o caregiver dopo la necessaria formazione consentirà di sostituire il follow-up, ovvero il controllo periodico tradizionale (solitamente annuale o semestrale) con una visita telematica a distanza. Un processo che consentirà di abbattere circa il 50% degli accessi in ospedale per visite ambulatoriali, ma anche una riduzione dei costi sia in termini sociali (basti pensare ai trasporti dei pazienti o alle richieste di ferie e permessi) sia in termini di tempi per il personale medico che ridurrà la durata del controllo grazie alla visita a distanza digitale.

Storia e numeri del progetto

Il cammino di Remoteheart inizia nel 2019 con un'esperienza innovativa dell'Associazione Cardiologica Forlivese che ha messo a disposizione le risorse per un monitoraggio da remoto per i pazienti cardiologici portatori di dispositivi. In meno di un anno si è passati da 120 a 650 assistiti, ragion per cui l'Ausl Romagna ha deciso di estendere l'esperienza a tutto il territorio romagnolo. Un allargamento reso possibile grazie al contributo e alla spinta dei Rotary Club.

Il progetto Remoteheart interesserà un numero stimato di circa 6.500 pazienti con device cardiologici (pacemaker, defibrillatori o resincronizzatori). In un anno e mezzo sono stati consegnati circa 900 sistemi di controllo in remoto e parallelamente sono stati formati medici elettrofisiologi, un bioingegnere e personale infermieristico formato, oltre a un aggiornamento del software dell'azienda sanitaria. Già ad aprile il 50% dei controlli è stato svolto a distanza.

"Alcuni moderni defibrillatori riescono a fornire dati sullo stato di salute dei pazienti e riescono perfino a predire un peggioramento dello scompenso cardiaco fino a 50 giorni prima", spiega ancora il dottor Bandini. Il progetto permette quindi non solo un risparmio socioeconomico, ma letteralmente di salvare vite, anticipando una situazione potenzialmente critica per il paziente.

"In questi anni si è creata una rete cardiologica romagnola e una grande collaborazione che ha permesso di migliorare l'assistenza" riferisce Giancarlo Piovaccari, direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Direttore della Cardiologia di Rimini - Il sistema invia dei segnali che poi un cardiologo esperto potrà comprendere e quindi stabilire in che modo intervenire". Un servizio che consentirà di seguire un numero enorme di pazienti, visto il significativo aumento negli anni di pazienti con problemi cardiaci.

La donazione del Rotary

Non secondario l'interessamento della rete Rotary. "Abbiamo pensato che fosse necessario realizzare progetto unico e importante a favore della sanità - afferma Patrizia Farfaneti Ghetti, presidente del Rotary Club di Rimini -. Una delle priorità del Rotary era proprio quella della sanità e della prevenzione. Abbiamo pensato a un progetto di telemedicina e abbiamo colto le potenzialità del progetto sperimentale di Forlì, valutato i numeri e iniziato a gettare le basi". Dopo vari confronti si è deciso quindi di sposare il progetto e in pochi giorni sono stati reperiti i fondi necessari.

Un progetto che ha visto la collaborazione di sedici Rotary Club. "Alla fine del 2020 abbiamo pensato che unirsi per creare un service di forte impatto fosse molto opportuno. I Rotary Club della Romagna si sono quindi uniti nell'intento di sostenere questo progetto". Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini, alla fine sono stati sedici i club che hanno collaborato al sostegno di Remoteheart, con la collaborazione anche di un club argentino che ha reso possibile il coinvolgimento del "Global Grant" della Rotary International Foundation. "Dall'inizio del periodo Covid il Rotary ha investito oltre due milioni di euro in vari progetti, 700mila euro solo nella prima fase della pandemia - spiega Adriano Maestri, governatore del Distretto Rotary 2072, dichiara -. La collaborazione fra i vari club è stata la grande novità di questo strano anno, segnando una differenza rispetto a prima quando ogni club seguiva da vicino il proprio territorio".

Che la collaborazione sia stata un elemento importante di tutto il progetto lo sottolinea anche Tiziano Carradori, direttore generale di Ausl Romagna: "Le motivazioni del progetto dal punto di vista sanitario sono evidenti. Mettiamo assieme tutta una serie di aspetti e potenzialità che possono essere attuati. Dalla prossimizzazione dell'assistenza alla capacità di anticipare attraverso il monitoraggio a distanza un evento critico che mette a repentaglio la vita di una persona. L'avvio del progetto di telemedicina è un fondamentale tassello di un complesso mosaico di azioni che metteremo in campo nei prossimi mesi".

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