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Da sx Irene, Agnese e Michelle Pondi

Da sx Irene, Agnese e Michelle Pondi

Una famiglia di giovani missionarie: parte per il Perù un anno dopo la sorella

Parte missionaria due anni dopo la sorella. Per Irene, ventenne neodiplomata e un anno di servizio civile prestato nella Caritas diocesana, andare in missione, anche solo per sei mesi, è un modo brillante per ovviare all'assoluta difficoltà di trovare lavoro

Parte missionaria due anni dopo la sorella. Per Irene, ventenne neodiplomata e un anno di servizio civile prestato nella Caritas diocesana, andare in missione, anche solo per sei mesi, è un modo brillante per ovviare all’assoluta difficoltà di trovare lavoro. Grazie ad Irene, che segue le orme di Agnese, la famiglia Pondi si eleva sempre più a succursale forlivese dell’Operazione Mato Grosso. Irene volerà in Equador sabato sulla scia della sorella maggiore, andata missionaria in Perù nel 2011, sempre per 6 mesi.

A Quito incontrerà una trentina di ragazzi da tutt’Italia, dai 18 ai 35 anni, che come lei hanno deciso di dedicarsi completamente agli altri. Secondogenita di Paolo e Roberta, viene da una famiglia di fede e senza fronzoli, che ha sempre messo i poveri al centro della quotidianità. Da alcuni anni, l’occhio di riguardo della giovane per il prossimo bisognoso ha trovato uno sfogo convinto nell’Operazione Mato Grosso. Attivo soprattutto in America Latina, è un movimento di volontariato internazionale sorto nel 1967 in Piemonte per iniziativa del salesiano padre Ugo De Censi. Nata aconfessionale, priva cioè di una precisa identità politico-religiosa, l’Omg si è poi evoluta nell’alveo di una tradizione cristiano-cattolica. Solitamente interviene nel campo formativo, erigendo scuole, istituti di avviamento al lavoro di vario genere, con una componente prevalentemente artistica fino a raggiungere livelli di grande professionalità e talento.

“Parto – dichiara Irene – proprio per capire cosa fare della mia vita”. Conseguito il diploma all’Itaer di Forlì, unica donna in una classe di 21 studenti, la ventenne proverà a staccare con il mondo e la quotidianità italiana, immergendosi completamente nella condivisione con i poveri. La sua destinazione è una parrocchia di Casilla, nel distretto di Manabi, sulla costa dell’Oceano Pacifico. Ad attenderla una coppia di sposi italiani, che vive in loco da ormai un decennio. Irene si dedicherà ai ragazzi di strada, presenti in gran numero anche in Equador, mettendo a frutto l’esperienza fatta in questi anni a Forlì come allenatrice ed educatrice nell’ambito della Pgs, la Polisportiva Giovanile Salesiana della Pianta coordinata proprio dal papà Paolo. “Alle ragazze si insegna cucito e attività domestica, ai ragazzi un mestiere in grado di vivere dignitosamente con la propria famiglia. I più piccoli, dopo la mattina trascorsa a scuola, sono intrattenuti con giochi e attività ludiche. L’importante è toglierli dalla strada”.

La giovane si è innamorata dell’Omg nel 2004, approfittando di un campo di raccolta allestito proprio nella sua parrocchia. “Mi ha incuriosito molto vedere così tanti giovani impegnati nella raccolta di beni usati, da tramutare in cibo e speranza per i più poveri, e ho cominciato a frequentarli ancor prima di mia sorella Agnese”. Irene spera che quando sarà ritornata dall’Equador, a dicembre, l’Italia si sia risollevata dalla crisi attuale. “Lo spero per me e per i tanti coetanei nelle mie condizioni. Male che vada, se non troverò lavoro, mi iscriverò all’Università”. E se la ventenne maturasse la decisione di rimanere per sempre in Equador in mezzo ai poveri? “Chissà? Deciderò al ritorno assieme ai miei genitori”. Di povertà materiale ma anche di spirito, abbonda pure l’Italia. “Mi affiderò al Signore, che mi ha donato la vita e mi indicherà come viverla nel migliore dei modi”. Risposta sorprendente per una ventenne nel 2013: Irene vola in missione con un filo di gas

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