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Università, il Rettore visitala facoltà di Interpreti e Traduttori

Martedì il Rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi è stato in visita al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione, unico dipartimento a Forlì dopo la riforma universitaria

Martedì il Rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi è stato in visita al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione, unico dipartimento a Forlì dopo la riforma universitaria. C’è stata un’ampia presentazione della didattica (i tre corsi di laurea e il dottorato), dell’attività di ricerca, della dimensione internazionale - aspetto, questo, strutturale - del dipartimento, dei tirocini, nonché dei legami con il territorio che si stanno progressivamente sviluppando.

Il Dipartimento prende il posto, dopo più di 20 anni, della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT), la seconda facoltà (in senso cronologico) di traduzione e interpretazione in Italia che, a dire anche del Rettore stesso, ha da tempo superato la prima, quella di Trieste, anche nella percezione di Bruxelles. Si tratta di una vera eccellenza su scala nazionale ed internazionale di cui il nostro territorio deve essere orgoglioso, traendo il massimo di implicazioni positive possibili.

Lasciando da parte l’impatto certamente positivo della SSLMIT (ora DIT) sulla città in termini della presenza di studenti stranieri ed italiani con competenze linguistiche, ci sono altri significativi esempi concreti della sua presenza in città: la rassegna “Esploratori in Biblioteca” organizzata dal Centro di Studi Teatrali; il progetto “Teatro No Limits” (patrocinato da comune, provincia e regione e portato avanti con straordinaria competenza e capacità innovativa dal Centro Diego Fabbri), nato direttamente dal Master in Screen Translation, che fornisce, primo esempio in Italia, l’audiodescrizione e il sopratitolaggio per non vedenti e non-udenti di spettacoli di prosa nella provincia di Forlì-Cesena; il concorso per le scuole primarie e di primo grado “Traduttori in Erba”, che premia le abilità di traduzione e mediazioni di bambini bilingui (spesso migranti o figli di migranti); il progetto di lingua inglese nelle scuole materne comunali. Sono tutti segni di una realtà universitaria che da tempo porta avanti le sue eccellenze di formazione e ricerca ma che, al contempo, costituisce un concreto arricchimento del territorio.

Il Dipartimento ha una vocazione precisa di formazione di mediatori linguistici, traduttori e interpreti, e su questo si propone in sempre più forte raccordo con i licei e i corsi linguistici presenti nelle scuole superiori ma, come ha evidenziato la Prof.ssa Silvia Bernardini, l’università mira anche a “thinking outside the box” – pensare fuori dalle righe. Questi esempi di “spin-off” virtuosi sono solo la parte più visibile di un impatto della DIT sulla Forlì del futuro, quella Forlì europea e internazionale che già nel presente mostra concreti e importanti risultati.

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