Approvata la variante centro storico: "Meno vincoli edilizi sulle case storiche di minor pregio"

Il consiglio comunale di lunedì pomeriggio ha adottato una maxi variante urbanistica che permette di declassare gli immobili più vecchi privi di reale valore storico, vale a dire circa  1.250 edifici in centro

Il consiglio comunale di lunedì pomeriggio ha adottato una maxi variante urbanistica che permette di declassare gli immobili più vecchi privi di reale valore storico, vale a dire circa  1.250 edifici che si trovano in categoria “A1.3” in centro storico, il 30% del patrimonio immobiliare del cuore della città, oltre che 200 ruderi ex colonici ormai inglobati nel tessuto urbano, come per esempio la vecchia casa contadina diroccata lungo viale Risorgimento, a  Ca' Ossi. Nella stessa variante viene però declassificato anche il Villaggio Matteotti di via don Minzoni, che non avrà alcun vincolo, in caso di approvazione della delibera, come una normale periferia della città (sarà salvaguardata solo la trama delle strade del quartierino razionalista).  La delibera, fuori dal consiglio, è stata criticata dai Verdi.

L'adozione della delibera di lunedì pomeriggio comporta l'avvio di un iter che vedrà il deposito della variante per le osservazioni, i contributi di enti quali Provincia e Soprintendenza e solo dopo una definitiva approvazione, l'entrata in vigore come variante al piano regolatore della città. L'adozione della variante è stata votata in modo favorevole da Lega, Forza Italia, Forlì Cambia, Fratelli d'Italia, Italia Viva e dai consiglieri e Lasaponara e Catalano di Fratelli d'Italia che opera nel Gruppo Misto. Astenuti M5S, Forlì e Co, mentre non ha partecipato al voto il Partito Democratico, che aveva subordinato il voto all'approvazione di un suo emendamento poi bocciato (voti favorevoli solo di Pd e Forlì & Co, astenuto M5S).

 “E' una variante storica per Forlì, un provvedimento preso già vent'anni fa in altre città”, illustra il provvedimento il vicesindaco con delega all'Urbanistica Daniele Mezzacapo. Il vicesindaco ha parlato di “massima condivisione del testo con gli ordini professionali e il Comitato tecnico-scientifico della Regione, un testo che ha la finalità di semplificare la progettazione e i cantieri, e rendere più celeri e sicuri gli interventi di edilizia privata”. Ed ancora: “Questo è parte del nostro programma, il sindaco aveva indicato in più occasioni la volontà di favorire la rigenerazione urbana e il riuso degli immobili del centro ai fini della residenzialità in centro”.

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La delibera permetterà in centro storico la demolizione di interi fabbricati e la ricostruzione ex-novo, col vincolo del mantenimento della sagoma (quindi dimensioni e altezza), la ricostruzione della facciata stradale identica a quella demolita e la salvaguardia degli immobili addossati a quello oggetti di intervento edilizio. Per le aree fuori dal centro, invece, le demolizioni non saranno soggetti ad alcun vincolo. Precisa sempre Mezzacapo: “Si prende in esame la revisione del patrimonio storico minore, quello che è invecchiato col tempo, ma che non ha ragioni di essere particolarmente vincolato, con regole esagerate che non consentano interventi edilizi di qualità”. Meno vincoli, per l'amministrazione comunale, significa un'edilizia nuova e confortevole, maggiore sicurezza sismica, efficienza energetica e migliore qualità della vita. “Non cambierà il volto del centro perché la quinta urbana resterà la stessa”, conclude il vicesindaco.

Per la maggioranza, tra i vari interventi, quello di Maria Teresa Rinieri (Forlì Cambia), che si è detta “sorpresa che questo progetto sia rimasto tanto tempo nei cassetti”. Sulla stessa linea anche Loris Ceredi (Forlì Cambia), che prende in considerazione un iter partito nel 2017: “Salta all'occhio la differenza di capacità decisionale con la precedente amministrazione, questa variante sempre voluta non arrivava mai a conclusione”.

E' stata la tutela del villaggio Matteotti la questione di maggior battaglia politica. Il capogruppo del Pd  Soufian Hafi Alemani ha chiesto “una maggiore attenzione sul villaggio Matteotti, riportare questa questione in commissione per meglio valutarla”. Quindi l'idea di un emendamento con lo stralcio del quartiere operaio di viale dell'Appennino realizzato nel ventennio fascista. “In questo caso rispetto allo studio sul centro storico che arriva dal 2017 e a cui fa riferimento il parere del Comitato tecnico-scientifico, serve una maggiore cura e attenzione. Questo quartiere ha un'identità propria nella città, serve un approfondimento”.  Posizione analoga di Simone Benini (M5S), che spiega che avrebbe votato favorevolmente alla delibera se non ci fosse stata la possibilità del distinguo sul quartierino razionalista. 

Per Lauro Biondi, capogruppo di Forza Italia “nel piano regolatore degli '93 non affrontammo il centro storico come avremmo potuto e dovuto fare. Chi all'epoca non è intervenuto ha lasciato che in centro storico non si creassero le condizioni di ripristino e la valorizzazione degli edifici, portando ad una concentrazione di stranieri che è doppia del resto della città perché non c'erano le condizioni per il recupero della residenza moderna, finendo per dare a questi immobili una rendita più povera”. 

Anche Massimo Marchi di Italia Viva ha dato un voto favorevole: “L'obiettivo che si propone la delibera è sacrosanto, favorendo la ripartenza dell'edilizia in crisi e rendendo possibile ai proprietari degli immobili di usare gli ecobonus. E' una delibera contro la quale c'è ben poco da eccepire, soprattutto per consentire la riqualificazione di immobili pericolanti del centro storico, costruiti con materiali scadenti e in stato di degrado”. Ma poi la polemica: “Oggi si offre una giusta carota per imbonire il centro storico, ma tra due settimane, con la delibera del polo commerciale di via Bertini,  la maggioranza tornerà alla carica col bastone contro il centro storico e i forlivesi lo capiscono”.

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Posizione fatta propria anche da Davide Minutillo, capogruppo di Fratelli d'Italia: “Queste sono varianti che ci piacciono e che stridono con quelle del polo commerciale di via Bertini. Quelle utili, che rispecchiano il programma elettorale di centro-destra troveranno il nostro appoggio, ma quelle che vanno contro il centro storico sono aliene al centro-destra”. E conclude, per il prossimo consiglio comunale: “Spero che non ci sia una prova di forza sull'area commerciale di via Bertini, che andrebbe a danneggiare quanto di buono possa uscire da questa delibera. Se creiamo concorrenza sleale al centro storico, questa delibera perde di significato”. 

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