Coronavirus, Vicini: "Tutti indossino la mascherina, è un dovere sociale" - I consigli utili

Nel corso della consueta diretta Facebook col deputato romagnolo Marco Di Maio, il prof. fa il punto della situazione sull'epidemia

Le mascherine, probabilmente per mesi, saranno parte integrante della nostra estetica. Inizialmente l'uso era considerato ai più praticamente inutile per chi non era contagiato e fino a fine marzo l’Istituto superiore di Sanità si definiva contrario all’“utilizzo generalizzato in assenza di sintomi”. Ma con una maggiore presa di conoscenza del sars-cov-2, ecco che la mascherina è divenuta un oggetto indispensabile nella vita quotidiana.

Il professore Claudio Vicini, nel suo consueto appuntamento in diretta Facebook assieme al deputato romagnolo Marco Di Maio, ha tracciato una guida sul corretto uso di questo dispositivo di protezione individuale, descrivendone le tipologie e l'efficacia. Un intervento nel corso del quale il direttore del dipartimento "testa-collo" dell'Ausl Romagna ne ha evidenziato l'uso fondamentale usando come paragone la circoscrizione di un incendio.

“La “doppia mascherina”, ovvero quella indossata da due interlocutori vicini, ha il potere di interrompere questa fiamma molto elevata. Da uomo di medicina caldeggio fortemente l'obbligo dell'uso. E' dovere sociale e affetto di chi ci sta vicino, perchè protegge chi ci sta vicino ed è un aspetto fondamentale”, evidenzia.

E il deputato romagnolo ha rilanciato: "Così come quando l'Italia entrò nell'Euro lo Stato inviò una calcolatrice a tutti gli italiani - ha detto - potrebbe organizzarsi per un invio di massa di mascherine ad ogni famiglia, almeno per dare l'indicazione della dotazione minima necessaria per poter circolare in sicurezza. Col virus dovremo convivere per diverso tempo e dobbiamo attrezzarci in anticipo".

Le varie mascherine

Usufruendo di un grafico realizzato dal professore Matteo Gelardi di Bari, Vicini ha illustrato le caratteristiche delle mascherine e l'entità di contagio. Quella chirurgica, quella normalmente utilizzata dai medici in sala operatoria, “serve a contenere la diffusione e a coprire il soggetto dall'infezione. Per quest'ultimo aspetto ha una valenza dell'80%, mentre per quanto riguarda la capacità di bloccare l'infezione in uscita è altamente efficiente. Quindi è un ottimo dispositivo di massa, perchè non consente ad un soggetto infetto di infettare altri soggetti, mentre non è particolarmente efficiente per proteggere il soggetto che è esposto all'infezione”.

La mascherina Ffp2, quella più utilizzata dagli operatori, “ha una buona protezione, anche se non copre completamente la probabilità di essere infettato, che è del 18%. Si tratta di un dispositivo che annulla il rischio di infettare”. La mascherina Ffp3, evidenzia Vicini, “è l'ideale per gli operatori sanitari, perchè hanno un riscontro di contrarre l'infezione del 5% e non c'è il rischio di contagiare”. Le mascherine con le valvole aumentano dell'80% il rischio di infettare qualora si è positivi.

Poi ci sono anche le mascherine lavabili in cotone: “L'utilizzo dei solventi è sempre stato contestato, perchè si ritiene che i lavaggi ripetuti possano danneggiare l'attività di filtro - è la considerazione del professore -. In acqua bollente sicuramente si rimuove il virus, ma bisogna verificare quanto si deteriora la capacità filtrante, perchè è una variabile imprevedibile”. Quelle “fai da te” “sono meglio di niente. La parte importante è il segmento filtrante”.

Il riuso

Per quanto riguarda il riuso, è consigliata “una rotazione”. Ovvero quella utilizzata “va messa in un ambiente secco (ad esempio un termosifone acceso), dove il virus è più probabile che non sopravvive”. Un altro suggerimento è la decontaminazione con alcol rosso denaturato messo in piccole dosi in un contenitore e la mascherina legata al coperchio incrociando gli elastici in modo che resti piatta. L'alcol, evaporando, andrà a sterilizzare la mascherina senza bagnarla. Un'operazione che richiede oltre due ore di tempo, ma non più di quattro.

In ambito medico-sanitario, ha spiegato Vicini, “l'idea è quella di adattare maschere snorkelling, dotandole di filtri Ffp2, disponibili negli ospedali perchè usati nei circuiti anestesiologici. Anche a Forlì, Cesena e Rimini sono in pieno fermento, con molti legami con le università e gli enti preposti, per cercare di bruciare le tappe ed ottenere un dispositivo che è già stato adottato nelle aree più critiche per ventilare i pazienti. Noi vorremmo utilizzarli come protezione degli operatori sanitari”.

La situazione

La situazione all'ospedale “Morgagni-Pierantoni” è di una “pressione che non pare forte come nelle settimane passate. Ho apprezzato l'organizzazione; è stato fatto un lavoro eccezionale, efficiente ed ordinato, non improntato all'emergenza vissuta malamente. Ed è anche la percezione dei pazienti. La fortuna ha voluto che a Forlì l'onda fosse meno alta, permettendo all'organizzazione di reggere in maniera eccellente”.

Nel frattempo non si ferma la striscia dei contagi. Spiega il professore: “Siamo ancora nella fase di salita della curva o in una specie di plateau, ovvero una curva che si è appiattita. Che i casi aumentino in questo periodo è largamente atteso. Ma man mano che estendiamo i tamponi, vediamo che il numero dei positivi diminuisce e questa è una buonissima notizia. Le misure restrittive stanno pagando. E tutto ciò che è evitabile, evitabile. Ricominciamo da tutto ciò che è necessario per vivere”. Tra i campanelli d'allarme per chi contrae il virus c'è l'alterazione dell'olfatto e il gusto: “Il virus attacca anche il sistema nervoso e sulla questione c'è un confronto sulla tematica a livello mondiale”.

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