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Svolta vaccini: anziani immunizzati al 95% nelle case di riposo e il virus arretra. Ma ora crescono i giovani

La campagna vaccinale mirata nelle case di riposo del Forlivese sta dando finalmente i suoi frutti e dispiegherà il massimo dei suoi effetti ai primi di marzo

La campagna vaccinale mirata nelle case di riposo del Forlivese sta dando finalmente i suoi frutti e dispiegherà il massimo dei suoi effetti ai primi di marzo. Dopo un mese terribile di lutti (dal 10 gennaio al 10 febbraio circa), dove il territorio forlivese ha pianto 70 morti localizzati in 4 strutture per anziani, ora i contagi nelle case di riposo sono pochissimi, ad eccezione di un focolaio ancora attivo a Modigliana. Ma si apre il fronte dell'aumento dei contagi tra i più giovani, complice anche la larga diffusione, anche nel Forlivese, della variante inglese del Coronavirus. Insomma, per un problema che si chiude ce n'è un altro che si apre e intanto anche da noi va a rilento la campagna vaccinale agli over 80 anni a causa della scarsa disponibilità di dosi.

Nelle case di riposo il virus finalmente arretra

A fare il punto della situazione a livello locale è Roberto Bandini, direttore dell'Igiene pubblica di Forlì, intervistato da ForlìToday. Nel primo anno di pandemia Forlì ha visto un tasso di mortalità del 3,8% (9.444 casi e 357 decessi al 22 febbraio), che è del 3% nella seconda ondata, accresciuto fortemente nelle ultime settimane dai focolai che sono divampati in 4 case di riposo e che hanno portato a 34 decessi  alla 'Drudi' di Meldola, 21 all'Orsi Mangelli di Forlì, 9 alla Ziani Venturini di Castrocaro e 6 alla Madonna del Cantone di Modigliana, quest'ultima ha ancora dei casi attivi. Proprio mentre infuriava il virus in tali strutture, l'Ausl è riuscita però a metterle in sicurezza con la campagna vaccinale mirata, che proprio in quel momento prendeva avvio, all'inizio di gennaio, ed ora il risultato è che gli ospiti col doppio giro di vaccinazione sono al 95% e il personale al 60-65%. “E vediamo che c'è già una buona risposta immunitaria, perché i nuovi casi sono pochissime unità”, spiega Bandini. Insomma, il vaccino sta dispiegando l'efficacia che era attesa e finalmente i punti di maggiore fragilità dell'ultimo anno pare che si possa tirare un sospiro di sollievo.

In diversi pongono obiezioni all'inoculazione del vaccino, ma questo non riguarda di sicuro gli anziani delle case di riposo. “Tutti l'hanno accettato senza pensarci, le poche mancate somministrazioni sono o casi sporadici particolari, per esempio persone ricoverate in ospedale o perché il rifiuto è stato opposto dagli amministratori di sostegno. E anche nella campagna agli over 85 anni al punto vaccini alla Fiera abbiamo tassi di disdetta bassissimi, colori che prenotano si presentano tutti”, è il quadro che restituisce il referente dell'Igiene Pubblica. Diverso, invece, il caso del personale delle case di riposo, dove i rifiuti al vaccino sono stati circa un terzo: “In questi casi sono stati dei 'no' volontari, - riflette Bandini - in quanto non sono obbligati. Questo tasso è in sé positivo, ma migliorabile: speriamo che si vaccinino sempre di più ora che si vede il buon risultato”.

La seconda ondata che ha colpito le case di riposo è stata più cruda della prima, quando il virus penetrò causando molti decessi alla casa di riposo 'Artusi' di Forlimpopoli, alla Zangheri di Forlì, alla Villa del Pensionato di Rocca San Casciano e alla Drudi Meldola. Alla Drudi nella prima ondata, quella della scorsa primavera, ci furono 3 decessi su 30 contagi, uno su dieci, alla stessa casa di riposo qualche mese dopo ci sono stati 34 morti su 94 ospiti contagiati, più di un terzo. “Un motivo ci deve essere in tale differenza, ma non è possibile dirlo ora con certezza”, sempre Bandini. Che però promuove il modello attuato dalla Zangheri dopo la prima ondata di decessi: “La Zangheri dopo numerosi decessi nella prima ondata si è dotata di una direzione sanitaria unica e dedicata gli ospiti, anche se non era obbligata da nessuna legge, nella seconda ondata ha avuto zero decessi, un caso? Forse, oppure l'applicazione di un modello vincente”. 

Il virus però si diffonde tra i giovani

Cresce, invece, l'incidenza dei contagi sui più giovani, complice la diffusione ormai consolidata della variante inglese, che non è più letale o aggressiva, ma è più contagiosa. Nel territorio forlivese, invece, non sono documentate altre varianti più pericolose, come la sudafricana. “Di settimana in settimana notiamo che c'è un incidenza del 10-20% di contagi nella fascia dei giovanissimi, quelli che frequentano le scuole dagli asili alle superiori, vale a dire dai 2 ai 18 anni”, aggiunge Bandini. Il dato è in crescita. Questo, accanto all'immunizzazione progressiva degli anziani, porta a porterà sempre di più a far diminuire l'età media dei contagiati. “Ma la variante inglese non è che 'buca' la mascherina, quindi è sufficiente il rispetto delle precedenti precauzioni”, spiega il responsabile dell'Igiene Pubblica.

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