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Sabato, 25 Maggio 2024
Alluvione, l'impegno dei giovani

Mattarella premia gli 'angeli del fango', l'emozione della 17enne Valeria: "In quei giorni ho realizzato il senso di comunità"

"E' bello vedere che sono stati scelti tanti giovani per quanto fatto e penso che nessuno si aspettasse un riconoscimento così grande", afferma Valeria Frasca, 17 anni

"Non me lo aspettavo. E questo rende il tutto ancora più speciale". C'è anche Valeria Frasca, 17 anni di Forlì, figlia di Cristiano Frasca, fotografo di "ForlìToday" e del "Resto del Carlino", tra i 29 nuovi "Alfieri della Repubblica", riconoscimento che è stato conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che quest'anno ha voluto premiare l'altruismo e il senso di solidarietà degli "angeli del fango", impegnati fin dalle prime battute a portare un aiuto a chi stava facendo i conti con le conseguenze dell'alluvione dello scorso 16 maggio. 

Nello spiegare il perché del conferimento, Mattarella ha spiegato come "le alluvioni che nel 2023 hanno colpito il nostro territorio, in particolare la Romagna e la Toscana, hanno portato alla luce ancora una volta l’altruismo, la generosità e il senso di comunità di tanti giovani. Gli Attestati valorizzano le azioni di volontariato, gli esempi di cittadinanza attiva, così come le storie di ragazzi che hanno saputo trasformare la passione per la scrittura o per le scienze in un “ponte” per ridurre le disuguaglianze".

Un concetto ribadito anche dalla 17enne forlivese, che il prossimo 13 maggio si ritroverà faccia a faccia con il Capo dello Stato per ritirare la targa: "E' bello vedere che sono stati scelti tanti giovani per quanto fatto e penso che nessuno si aspettasse un riconoscimento così grande. E nessuno l'ha fatto per aver qualcosa in cambio o un ritorno". 

Quando ha appreso dell'onorificenza?
"Sabato 27 aprile, quando è stata diramata la comunicazione ufficiale. Me l'ha detto mio babbo, che era stato già avvertito una settimana prima. Ma è stato bravo a tenerlo nascosto".

Come ha reagito?
"Quando me l'hanno riferito non mi trovavo a Forlì. Inizialmente non ho capito, poi quando ho realizzato ho fatto i salti di gioia".

Si aspettava che la sua opera di volontariato l'avrebbe portata a ricevere un riconoscimento così importante?
"No, assolutamente. Dopo il momento di felicità mi sono chiesta 'Perchè proprio io?'. 'Cosa ho fatto?'".

Torniamo indietro di un anno, ai quei terribili giorni dell'alluvione. Cosa l'ha spinta a dare il suo contribuito per chi aveva bisogno d'aiuto?
"Mi sono attivata praticamente da subito. Fortunatamente non sono stata alluvionata e vedere questa forte ingiustizia nei confronti di chi si è visto la casa travolta da acqua e fango è stato il fattore scatenante che mi ha spinto a fare qualcosa per le persone in difficoltà. Purtroppo anche molti miei amici hanno dovuto fare i conti con i danni provocati dall'alluvione. Non potevo stare con le mani in mano. E così, insieme a mia sorella Rachele, ci siamo uniti ai volontari che si riunivano al circolo InZir di via Bezzecca (quartiere San Benedetto, ndr)".

Di cosa si è occupata?
"Dell'organizzazione dei volontari che volevano dare una mano, compilando l'elenco di chi si presentava al circolo. Inoltre facevo l'inventario del materiale che veniva donato e organizzavo il punto ristoro per i volontari che tornavano al circolo al termine del turno. Era un modo per dare un contributo, anche perché in quel momento mi sentivo molto impotente. Poi quando è arrivata l'attrezzatura necessaria sono andata anche a spalare. Sentivo il dovere di donare qualcosa. Essendo stata fortunata, potevo e dovevo aiutare chi si è visto la vita sconvolta nel giro di poche ore".

Quali erano le principali difficoltà che ha dovuto far fronte?
"Nessuno era preparato a questa situazione. Soprattutto nelle fasi iniziali è stato complicato realizzato un piano organizzativo. C'era chi voleva dare una mano, ma era sprovvista di pale, stivali ed altro. Questo complicava l'organizzazione dei volontari che si presentavano al circolo. Anche la gestione delle squadre dei volontari, che tornavano ad orari differenti, era tutt'altro che semplice".

Qual è il ricordo più toccante e che conserva nel cuore?
"Quando sono andata a casa di una mia amica a spalare nella sua abitazione a San Benedetto. E' stato devastante veder gli spazi dove avevamo trascorso la nostra infanzia distrutti. In quel momento mi sono immedesimata nel dolore di chi ha perso tutto, spronandomi ancora di più a dare il mio contributo. Un altro ricordo che conservo nel cuore è legato all'arrivo al circolo di ragazzi arrivati dalla Puglia in auto. "Noi siamo il futuro e ci dobbiamo dare da fare", hanno detto. Mi ha colpito tantissimo". 

Come è cambiata Valeria dopo questa esperienza?
"C'è una Valeria più consapevole che purtroppo questo tipo di disastri possono realizzarsi. Ma è anche una Valeria che ha realizzato il senso di comunità che si può creare in queste situazioni di difficoltà".

Ad un anno di distanza da quell'esperienza come vede un quartiere alluvionato?
"Con il timore che possa accadere di nuovo. Ma noto anche prospettive diverse. Che c'è chi ha tra virgolette dimenticato e chi invece ci convive ancora, come molti miei amici che sono ancora alle prese con lavori nelle proprie case". 

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