Pronta la variante urbanistica per il centro: possibile la demolizione e ricostruzione del 30% degli edifici

E' approdata in commissione consigliare una variante urbanistica a cui il Comune ha iniziato a lavorare tre anni fa, per togliere i pesanti vincoli che rendono di fatto difficili significative ristrutturazioni di edifici in centro

Meno vincoli per intervenire nelle ristrutturazioni edilizie di edifici storici di minor pregio che si trovano nell'area del centro storico. E' approdata martedì pomeriggio in commissione consigliare - per giungere quindi in Consiglio comunale nelle prossime sedute - una variante urbanistica a cui il Comune ha iniziato a lavorare tre anni fa, per togliere i pesanti vincoli che rendono di fatto difficili significative ristrutturazioni di edifici presenti in centro, in particolare per quanto riguarda l'anti-sismica e per riportare la residenza  di famiglie in centro. La variante, dopo l'adozione in Consiglio comunale e l'iter di osservazione e contro-osservazioni, potrà entrare nel piano regolatore della città.

In base a tale variante vengono declassificati circa 1.250 edifici che si trovano in categoria “A1.3”, vale a dire circa il 30% del patrimonio immobiliare del centro (nella mappa pubblicata con l'articolo sono gli edifici indicati dal colore rosso). Illustra la delibera il vicesindaco con delega all'Urbanistica Daniele Mezzacapo: “Si tratta della revisione del patrimonio storico edilizio minore della città di Forlì. L'obiettivo è che il  centro storico lentamente possa tornare ad attrarre la residenzialità e gli investimenti sul suo patrimonio”. In che modo? “La variante permette di semplificare la progettazione, di avere cantieri più celeri e poter intervenire maggiormente nelle opere edili. E' una variante a nostro giudizio importantissima, che permetterà di costruire case sismicamente sicure e riportare cittadini ad abitare in centro”. 

Attualmente questi edifici possono essere solo oggetto di restauro e risanamento conservativo. L'intervento maggiormente incisivo, dopo l'approvazione della variante, sarà invece la possibilità di demolire il fabbricato e ricostruirlo con i soli limiti di realizzare una facciata identica a come era prima, per salvaguardare la “quinta urbana” e utilizzare il più possibile i materiali tradizionali, il tutto nei limiti di sagoma, per cui non sarà possibile espandersi in aree verdi o in altezza. Tutto il resto potrà essere realizzato ex-novo, con i comfort delle costruzioni moderne. La variante non incide sulle destinazioni d'uso, che restano le stesse. Di fatto quindi, case fatiscenti e in gran parte non più abitate (che abbondano ad esempio in zona Schiavonia), potranno essere riqualificate. “Interventi che sono possibili su edifici non di pregio, magari realizzati in materiali poveri come sassi e sabbia”, precisa Mezzacapo. 

Variante anche per declassificare 200 case contadine in città e per il Villaggio Matteotti

Attualmente, infatti, spiegano i tecnici del Comune la gran parte degli interventi edili in centro vengono fatti al risparmio, solo in minima parte agendo sulla struttura e quasi mai, a causa dei vincoli, per ottenere una maggiore sicurezza sismica. Questo porta ad avere case tutelate dal punto di vista storico, ma non appetibili sul mercato per la loro bassa classificazione energetica e la scarsa resistenza ai terremoti. Nella presentazione in commissione consigliare è stato anche spiegato che la variante urbanistica è stata approvata anche dal Comitato tecnico-scientifico della Regione e ha visto il coinvolgimento degli ordini professionali. La variante impone che negli aggregati edilizi, che sono la maggior parte degli edifici in centro storico (case addossate l'una all'altra e che spesso condividono i muri perimetrali) gli interventi prevedano uno studio sui carichi anche sulle strutture adiacenti, per tutelare le proprietà del vicinato. “Con questa delibera si va verso un significativo aumento della sicurezza sismica del centro storico”, conclude Mezzacapo.

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