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"Il virus cambia sempre, ci sono anche due varianti romagnole. Per le scuole sperimentare il tampone di gruppo"

Il laboratorio Ausl di Pievesestina è in questo momento uno dei cuori pulsanti della lotta alla pandemia in Romagna e oltre. Qui, infatti, vengono sequenziate le varianti per 5 province

Il laboratorio Ausl di Pievesestina è in questo momento uno dei cuori pulsanti della lotta alla pandemia in Romagna e oltre. Qui, infatti, vengono sequenziate le varianti per 5 province, e qui vengono refertati i tamponi. A spiegare le attività e le tecnologie disponibili è stato, mercoledì pomeriggio nella terza commissione consigliare del Consiglio Comune di Forlì, Vittorio Sambri, direttore della Unità Operativa di Microbiologia dell'Ausl Romagna. Dalla sua relazione emerge che sono state isolate anche due varianti “romagnole” del virus, vale a dire varianti tracciate per la prima volta a Pievesestina e riferite ad un territorio che va dalla Romagna a Bologna e Ferrara, per fortuna non pericolose e poco differenti dal virus originale.

Il tracciamento delle varianti

Spiega Sambri: “Che un virus muti replicandosi è assolutamente normale, il virus a volte 'sbaglia' a replicare il suo Dna e da qui nasce la variante, per esempio nella variante inglese c'è un'infettività e una mortalità più alta del virus originario cinese. Pievesestina è uno dei due laboratori su cui la Regione ha puntato per la diagnostica delle varianti, attualmente abbiamo una capacità di determinarla nel 60% dei casi entro le 24 ore dal prelievo”. Ed è nel corso di quest'attività che “abbiamo trovato due varianti nuove, mai descritte negli elenchi in mano alla comunità scientifica, per fortuna sono poco diverse dall'originale”. Quella di una “variante romagnola” è un'idea che può inquietare, ma è assolutamente normale nella ricerca scientifica in quanto il virus muta in continuazione, anche come reazione al vaccino che lo comprime. 

“L'utilità – continua Sambri – non è tanto tracciare la presenza sul nostro territorio di varianti note, quanto scoprire quelle ignote”. Il laboratorio di microbiologia ha strumentazione avanzata eppure non sufficiente, spiega il direttore. “L'unico sistema per analizzare le varianti ignote 'a mano'  impiega 4 giorni di lavoro, ma grazie all'intervento dell'Ausl Romagna abbiamo raddoppiato la nostra capacità con una strumentazione robotica. Attualmente raccogliamo tamponi positivi dalla Romagna, Bologna e Ferrara e operiamo 150 sequenze alla settimana, ma sono comunque poche per capire se sta emergendo qualcosa di interessante a livello di varianti, per saperlo bisognerebbe far analizzare almeno il 5% dei positivi, scelti assolutamente a caso”. 

Ed ancora: “Gli inglesi hanno fatto investimenti molto forti del Governo su questa tecnologia e hanno sequenziato 500mila virus, noi invece stiamo operando solo grazie a strumenti finanziati con fondi interni dell'Ausl”. Solo di reagenti e materiale, escluso quindi il personale, un sequenziamento del Dna del virus costa 150 euro l'uno e l'Ausl ha messo a bilancio per questo capitolo 368mila euro. “Risorse importanti che servono per capire se ci sta spuntando in casa qualcosa di nuovo, ed è possibilissimo che succeda dato che il Coronavirus è un virus che “sbaglia molto” replicandosi, soprattutto in una condizione  attuale in cui viene compresso dal vaccino, per cui lui muta e noi lo inseguiamo come in una corsa a ostacoli, e non finirà finché non avremo raggiunto l'immunità di gregge”. 

Purtroppo, spiega sempre Sambri, “con le varianti un soggetto infettato un anno fa si può reinfettare, anche con sintomi non lievi, ma sicuramente con molte meno possibilità di andare in terapia intensiva. Non hanno avuto il Covid come lo conosciamo”.

I tamponi per la scuola in sicurezza

Il laboratorio di Pievesestina ad oggi dispone di 6 linee di analisi dei tamponi molecolari, due dedicate ai casi veramente urgenti che danno risposta entro un'ora e mezza dall'arrivo del tampone. Poi ci sono 3 grosse linee automatizzate che hanno funzionato fino a 7.000 tamponi al giorno, con un investimento di 8 strumenti di analisi da 150mila euro di costo l'uno (ne sono disponibili 8). Poi sempre Pievesestina dispone di una linea automatizzata che analizza 1.200 tamponi antigenici (rapidi) al giorno, più altri sistemi messi dirattamente nei pronto soccorso degli ospedali. Sambri difende i tamponi rapidi: “Sono stati una svolta nella gestione della pandemia, è vero che hanno una sensibilità più bassa e che ci sono falsi negativi che sono in realtà positivi, ma sono assolutamente efficaci perché non si espanda il virus, hanno reso i percorsi ospedalieri molto fluidi contribuendo a mantenere gli ospedali aperti e a sostenere il sistema sanitario”. Sempre Sambri parlando dei sistemi più efficaci di diagnosi del Coronavirus: “Non è vero che non è cambiato niente tra la prima e la seconda ondata, i numeri sono stati il doppio e gli ospedali sono rimasti operativi per tutte le patologie non Covid”.

Sì assoluto, poi, all'apertura delle scuole secondo il parere del microbiologo: “Non possiamo portare via quest'esperienza ad una generazione – spiega -. Ma a scuola ci deve essere un sistema di tracciamento sostenibile nel lungo periodo, anche per il prossimo anno scolastico”. Il sistema migliore sarebbe un tracciamento molto frequente, di due volte al mese per ogni studente, ma questo comporterebbe 1,2 milioni di test al mese in Emilia-Romagna, con un costo minimo di 12 milioni di euro al mese, non sostenibile nei costi e nella quantità. “Si sta ragionando sul 'group testing', vale a dire mettere 5 tamponi molecolari nella stessa provetta, se trovo un positivo comunque avrei messo tutta la classe in quarantena e intanto si ritestano tutti gli studenti di quella classe per trovare il caso positivo, questo sarebbe un sistema più sostenibile, riduciamo a un quinto costi e tempi ed ha comunque la precisione di un test molecolare”. Tra le altre richieste per velocizzare il contact tracing è l'auto-somministrazione di test rapidi: “L'auto-prelievo è una semplificazione enorme, la usano in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, ma in Italia c'è una decisione del Consiglio di Stato che lo rende più difficile indicando la necessità di un operatore qualificato anche per il prelievo, è ovvio che è meglio il prelievo di un operatore esperto ma ci troviamo in condizione di emergenza”. 

Personale sanitario non vaccinato senza scusanti

Le percentuali di vaccinazione tra il personale sanitario sono alte, in Romagna il personale immune (vaccinati o perché hanno già avuto il Covid) va dall'80% degli operatori socio-sanitari all'88% dei medici: “Dati positivi, ma abbiamo ancora di strada da fare per coprire completamente la categoria,  che non ha alcun motivo per rifiutare il vaccino”. Un operatore sanitario che non si vaccina è “come se uno fosse stato assunto per guidare l'autobus ma rinuncia alla patente, se sei senza patente vai a gonfiare le gomme”. E aggiunge: “Alcuni persone che non l'hanno fatto, ora con il decreto che impone l'obbligo hanno una certa disponibilità ad accettarlo rispetto alla prospettiva di stare a casa senza stipendio”.

Sullo stesso tema in commissione è intervenuto Marco Senni, Presidente OPI – Ordine Professioni Infermieristiche Forlì-Cesena: “Non abbiamo i numeri per la ricollocazione ad altro incarico degli infermieri non vaccinati, data la scarsità di personale, speriamo quindi di non arrivare a una situazione del genere”. E aggiunge: “Come Ordine ci siamo impegnati a livello formativi, a volte possono venire dubbi su un vaccino nuovo anche a leggere le notizie sui social, a volte si tratta semplicemente di approfondire e di dare informazioni corrette e l'operatore si persuade a vaccinarsi”.

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