Venerdì Santo, rievocata la passione e morte del Signore senza Via Crucis

Il vescovo ha presieduto la solenne celebrazione della Passione del Signore

Il giorno di Venerdì Santo è dedicato alla rievocazione della passione e morte del Signore, con digiuno e astinenza dalla carne. Alle 15, in Duomo, il vescovo ha presieduto la solenne celebrazione della Passione del Signore. La liturgia prevede l’ingresso con la genuflessione di fronte all’altare e per il vescovo celebrante la prostrazione a terra. Monsignor Corazza ha poi preso nelle sue mani il crocifisso nell’adorazione prima della Comunione Spirituale e lo ha baciato.

Nell’omelia ha espresso un commento, più volte ribadito nelle liturgie della Quaresima, relativo alla mancanza di fedeli che possano partecipare alla celebrazione liturgica. Anche nella Messa in Coena Domini di giovedì pomeriggio aveva ricordato che l’assenza dei fedeli determinava un significato diverso alla Settimana Santa, specialmente per lo slogan scelto quest’anno per il cammino pastorale diocesano è bello per noi essere qui.

“Avrei voluto sottolineare come è bello ritrovarsi insieme obbedendo al comando di Gesù fate questo in memoria di me  - ha detto nella celebrazione eucaristica di Giovedì Santo Monsignor Corazza – certo oggi manca il popolo di Dio”. Il vescovo ha inoltre ricordato che vivere la Chiesa domestica rappresenta un invito del Signore, seppure in una condizione che non rappresenta una vera scelta, ma ha voluto sottolineare che in questa situazione la vita in famiglia è valorizzata anche nella fede “perché se la fede non viene dalla famiglia è superficiale”.

Nell’omelia della celebrazione della Passione nel Venerdì Santo Monsignor Corazza ha voluto citare la poesia di Ungaretti a Cristo pensoso ricordando anche che la Settimana che stiamo vivendo rappresenta una impersonificazione delle sofferenze di tutti, specialmente di chi è impegnato nella cura dei malati: “Non dite niente Settimana Santa, perché il dramma della Passione non è mai stato così reale e autentico nella nostra vita nell’attesa, e pieno di speranza nella Resurrezione, come quest’anno”.

Alle 18 il Papa ha celebrato la liturgia della Passione nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Nell’Omelia  Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ha voluto spiegare i segni della croce dagli effetti, interpretando i tempi attuali ed offendo la comprensione della sofferenza. “La pandemia ci ha bruscamente risvegliati dall’illusione dell’onnipotenza. È bastato un virus a ricordarci che siamo mortali; Dio sconvolge i nostri progetti per salvarci dal baratro che non vediamo, ma non è Dio che ha mandato il virus perché Dio è nostro alleato. Se questi flagelli fossero castighi di Dio non si spiegherebbe perché colpiscono sia i buoni, sia i cattivi, causando maggiore danno ai poveri. Il flagello si è abbattuto sull’umanità, Dio soffre e quando lo capiremo ci vergogneremo di tutte le accuse che gli avremo rivolto in vita. Essendo supremamente buono Dio non permetterebbe il male nelle sue opere, se Lui non fosse così buono e potente da trarre dal male il bene. Dio non suscita le epidemie, perché la natura ha una libertà qualitativamente diversa rispetto a quella dell’uomo e si regola sulle leggi della sua evoluzione, c’è in questo una sapienza creatrice di Dio. Un altro dei frutti di questa pandemia è il sentimento della solidarietà nella paura e nel dolore. Non dobbiamo tornare indietro quando sarà finito tutto, quando potremo di nuovo uscire dalle nostre case, non dobbiamo sciupare questa occasione”.

Padre Cantalamessa ha delineato le modifiche più urgenti per l’umanità: “basta la corsa agli armamenti! Destiniamo i soldi alla salute, all’igiene, alla lotta alla povertà, alla cura del creato. Che sia un mondo più povero di denaro e più ricco di povertà. Dobbiamo dire addio alla realtà attuale”. A proposito della sofferenza causata dalla malattia padre Cantalamessa ha terminato la predica con un incoraggiamento: “Anche noi risorgeremo, per tornare ad una vita più umana e più cristiana”. Le celebrazioni si sono tenute anche nelle parrocchie e sia nella celebrazione in Coena Domini, sia nella Passione abbiamo seguito quelle di Regina Pacis con don Roberto Rossi, vicario episcopale per la Liturgia. I due sacerdoti collaboratori Don Anuraj dall’India e don Petru dalla Romania hanno spiegato il Vangelo formando i tanti parrocchiani collegati sulla pagina Facebook sul significato della sacrificio di Cristo e sulla morte in croce.

Il programma di sabato e domenica

Il Sabato Santo, alle 21, il vescovo presiede in Cattedrale la messa di Resurrezione nella veglia pasquale. “Nella parrocchie tutto si svolge all’orario stabilito, con le limitazioni del momento. Per l’Inizio della Veglia si omette l’accensione del fuoco, si accende il cero e, senza la processione, si continua con il Preconio e la liturgia della Parola. La “Liturgia battesimale” si compie nella forma più semplice, senza la benedizione del fonte e senza celebrazione di battesimi. Si mantenga soltanto il rinnovo delle promesse battesimali”.

Domenica, solennità di Pasqua, alle 10, il Vescovo presiede la messa, dalla Cattedrale, trasmessa in diretta su Teleromagna, con la partecipazione del prefetto di Forlì-Cesena Antonio Corona e del sindaco di Forlì Gian Luca Zattini. Durante la celebrazione, farà la tradizionale benedizione delle uova anche per coloro che seguiranno le funzioni da casa. “Le sante Messe nelle chiese parrocchiali devono rispettare le stesse indicazioni delle altre domeniche. Alle 11.45 si invita a suonare a distesa le campane di tutte le chiese, per poi ritrovarsi alle 12 per pregare insieme il Regina Coeli del Papa e ricevere la benedizione Urbi et Orbi”.

Le celebrazioni presiedute dal vescovo sono trasmesse sui canali Youtube e Facebook della pastorale giovanile. Ed è proprio mons. Corazza a chiudere questo scenario di Pasqua Pasqua così singolare, con un appello all’unità: “La Pasqua verrà! Seppur in modi diversi dal solito, ascolteremo con gioia l'annuncio pasquale: “Cristo Signore è risorto! È veramente risorto. Il Signore è venuto per salvare tutti, e tutti salverà, se noi lo vogliamo. Lui è già all’opera, attraverso l’amore e la solidarietà di tanti. Abbiamo bisogno di una vera Pasqua che ci liberi dall’individualismo per sentirci figli di un unico Padre. Abbiamo bisogno più che mai di dire: Buona Pasqua!”.

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