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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Vetrine spente per far spazio ad uffici statali, Comune senza poteri: "Agiscano i parlamentari"

“Il Comune non può far niente per impedire la sostituzione degli ex negozi al piano terra del palazzo degli Uffici Statali con uffici di front office dell'Agenzia delle Entrate”, spiega l'assessore

“Il Comune non può far niente per impedire la sostituzione degli ex negozi al piano terra del palazzo degli Uffici Statali con uffici di front office dell'Agenzia delle Entrate”: è la risposta che viene dall'assessore al Centro storico Marco Ravaioli sulle polemiche scoppiate negli ultimi giorni all'annuncio che 12 vetrine su piazza Saffi, tra via delle Torri e corso Mazzini, invece di essere rilanciate commercialmente andranno ad ospitare degli uffici statali al piano terra, con quello che ne consegue in termini di desertificazione una volta che questi cessano l'orario di apertura. Contro il progetto si sono già espresse diverse forze politiche, tra cui i Verdi e il Movimento 5 Stelle e Forza Italia

In Comune – spiega l'assessore Ravaioli – non è stato con le mani in mano e ricorda: “Abbiamo un carteggio con l'Agenzia regionale del Demanio dello scorso anno in cui davamo la disponibilità a offrire dei nostri edifici per questi uffici, ma la risposta è stata categoricamente 'no'. Abbiamo fatto diversi incontri in cui abbiamo discusso anche dei locali al piano terra, evidenziando le nostre perplessità, ma i vertici dell'Agenzia del Demanio sono stati irremovibili”. L'assessore però spezza anche una lancia a favore del Demanio: “In quel palazzo ci sono molti uffici, è una situazione complessa, e di rimando ci hanno risposto che quei locali commerciali sono stati messi a bando senza incontrare mai alcuna offerta e, piuttosto che tenere questi beni immobili sfitti si è ritenuto di valorizzarli come uffici”. Emergerebbe inoltre che ad un certo punto si era perfino ipotizzato di portare in questi locali anche l'Ufficio Immigrazione della Questura, un'opzione poi per fortuna sventata.

Il Comune, continua l'assessore Ravaioli, in ogni caso non ha alcuno strumento urbanistico per bloccare il progetto: “La proprietà è dell'Agenzia del Demanio e quei locali hanno sempre avuto una destinazione di uffici, poi utilizzati come locali commerciali, come previsto dal Rue”. Quindi, insomma, non ci sarà alcun cambio di destinazione d'uso per insediare il front office dell'Agenzia delle Entrate. Dal municipio spiegano che non è quindi possibile agire con le leve di atti amministrativi, a meno che non si voglia correre il rischio di generare contenziosi. Il problema, d'altra parte, non sono certo gli uffici dell'Agenzia delle Entrate, che – facili ironie a parte – si rendono più accessibili al pubblico e quindi migliorano la loro offerta, quanto piuttosto la situazione generale del centro storico, con l'ulteriore sacrificio di locali commerciali in quello che dovrebbe essere il quadrilatero più centrale vocato allo shopping e alla “vasca”, nonché la necessità di riqualificare il primo tratto di corso Mazzini, così da fare da “scivolo” verso il resto del corso in evidente crisi commerciale.

Resta però il rammarico perché di fatto quello che il Comune di Forlì va a chiedere ai privati proprietari di immobili in centro, vale a dire di ristrutturare, contenere gli affitti e scegliere affittuari capaci di esprimere un commercio di qualità, poi non riesce neanche ad ottenerlo da un altro ente pubblico, che gli interessi collettivi del centro storico dovrebbe averli più a cuore. “Siamo d'accordo con questi principi – spiega Ravaioli -, ma l'Agenzia del Demanio è un ente dello Stato, del Ministero dell'Economia, sovraordinato rispetto al Comune e noi non abbiamo strumenti”. Come ad indicare che altri dovrebbero essere i referenti ad attivarsi, quelli che rappresentano il territorio nelle istituzioni nazionali. “Se vuole intervenire qualche parlamentare o sottosegretario, l'Agenzia del Demanio, su indicazione dei suoi vertici nazionali, cambia il suo orientamento e io posso essere in qualche modo utile, sono qui a disposizione per ridiscuterne”, conclude Ravaioli.

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