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L'avventura di Augusto Baldoni in bici con Jovanotti: "In Cile fino a 4.800 metri, dove manca l'ossigeno"

Alla scoperta di Cile e Argentina in sella alla bici, in compagnia di Jovanotti: l'avventura ciclistica di Augusto Baldoni e Lorenzo Cherubini in un "docutrip" su Raiplay

“Per questo tipo di viaggio bisogna avere la giusta compagnia. E per me, Jovanotti è la compagnia perfetta: ci vuole una certa complicità quando si fanno imprese del genere.” Giorni e giorni di viaggio, partiti a gennaio da Antofagasta, sulla costa del Cile, fino al confine con l’Argentina: soli con le loro biciclette e le 'go pro' per documentare il tutto, Jovanotti e il forlivese Augusto “Gus” Baldoni di Baldoni Bike hanno affrontato un viaggio che li ha portati dal deserto infuocato fino a quasi 5.000 metri di altezza. “Bisogna essere fisicamente allo stesso livello, o uno rischia di rimanere indietro”, spiega ancora Gus. “E poi bisogna anche saper capire quando l’altro ha bisogno di una parola di incoraggiamento, o di stare un po’ in silenzio. Io e Jova ci troviamo perfettamente.”

Oggi trasformata in un docutrip in 15 puntate dal titolo “Non voglio cambiare pianeta”, in onda su RaiPlay dal 24 aprile, l'avventura di Jovanotti procede per 4mila km complessivi, di cui quello con Gus è stato solo un tratto. Per un viaggio del genere, ci sono lunghi preparativi da fare con largo anticipo: “Non tutte le bici hanno le giuste caratteristiche. Ho dovuto crearle da zero, sia per me che per Jova, e applicare tutte le mie competenze di biomeccanico, per fare sì che stare ore e ore in sella non fosse doloroso, per scegliere le giuste scarpe e solette, per regolare l’altezza dei manubri in modo che la schiena non soffra. Non stavamo partendo per una scampagnata, ma per un viaggio intenso.”

Il coronamento del viaggio è stato il raggiungimento della quota di 4.800 metri, una sfida che ha messo alla prova mente e corpo: “Dopo i 3mila metri comincia a mancare l’ossigeno, quindi eravamo costretti a procedere a passo d’uomo, in salita. Per arrivare da 2500 a 4600 metri abbiamo fatto solo 40 km, ma ci abbiamo messo un’eternità. È iniziato a anche a spiovigginare, abbiamo continuato per altri 40 km. Mancavano 80 km al confine con l’Argentina. Abbiamo montato la tenda sotto la pioggia, e dopo aver mangiato una piadina che avevamo comprato in un villaggio il giorno prima, ci siamo addormentati. Durante la notte le temperature sono scese sotto lo zero e la mattina dopo, all’alba, abbiamo trovato le bici completamente congelate: abbiamo dovuto aspettare che il sole, salendo, le sghiacciasse!”

Da lì ormai non mancava molto al confine con l’Argentina: “Era a mille metri più in basso, quindi pensavamo che ci aspettasse una giornata tranquilla, tutta in discesa. E invece, ogni volta che arrivavamo in quota, c’era una nuova salita per 20 km. Non ce lo aspettavamo, eravamo affaticati e non avevamo potuto nemmeno farci la doccia la sera prima. Ma quando sei lì, non puoi fare altro, e quindi vai avanti. Ed è incredibile quante risorse nascoste abbia l’essere umano.”

Questo viaggio non è il primo che vede Gus e Jovanotti insieme: “Ci siamo conosciuti quando lavoravo ancora all’Albero delle Bici, e nel 2000 avevamo già viaggiato in bici dal Pakistan alla Cina. È stato in seguito a quel viaggio che ho deciso di aprire il mio negozio.” Certo, viaggi del genere non possono lasciare indifferenti: ti cambiano qualcosa dentro. “Là non c’è nulla, solo la strada, il deserto, i lama selvatici. Puoi percorrere migliaia di chilometri senza incontrare una capanna. E non sto neanche a dire dei paesaggi: è impossibile non commuoversi di fronte a tanta bellezza. Quando torni, è facile sentire con più chiarezza ciò che vuoi e non vuoi.”

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