Mamma, moglie e studentessa. La vita da infermiera di Michela: "Non siamo eroi. Noi ci siamo sempre"

Anche nella Giornata Internazionale dell'Infermiere Michela si trova in quella che è divenuta da circa nove anni la sua seconda casa: l'Irst Irccs di Meldola

"L’assistenza è un'arte. E se deve essere realizzata come arte, richiede una devozione totale e una preparazione, come qualunque opera di  pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello Spirito di Dio. E’ una delle belle arti, anzi la più bella delle arti". Parole di Florence Nightingale, prima infermiera "moderna" di cui ricorre nel 2020 il bicentenario della nascita, e che ha fatto sue Michela Rustignoli, infermiera all'Irst di Meldola.

Anche nella Giornata Internazionale dell'Infermiere Michela si trova in quella che è divenuta da circa nove anni la sua seconda casa: l'Irst Irccs di Meldola. Come migliaia di colleghi in tutt'Italia, Michela dedica il suo impegno quotidiano all'assistenza del malato. Svestiti maschera e camice, ad attenderla c'è una famiglia da coccolare e pagine e pagine di libri da studiare. Nel mirino c'è infatti il completamento del percorso di studi che la porterà alla laurea magistrale in "Dottore in Infermieristica". Michela è uno degli esempi di chi in questo periodo sta affrontando l'emergenza da covid-19 e che una volta conclusa il tempo non cancellerà.

Chi è Michela nella vita di tutti i giorni?
Sono una mamma di un bambino di tre anni e la moglie di un infermiere del 118 di Ravenna. Mi possono definire una persona solare. Sto conseguendo la laurea magistrale in Infermieristica, perchè mi voglio specializzare in questa professione che amo.

E la Michela infermiera?
Lavoro all'Irst Irccs di Meldola da quasi nove anni. Sono infermiera nel reparto di Oncologia ed inizialmente ero in Oncologia Degenza. E in questi anni ho fatto varie esperienze all'interno dell'Istituto. L'ultima è in relazione al covid-19, con la creazione di un apposito ambulatorio infermieristico per fronteggiare l'emergenza.

Perchè ha scelto questo lavoro?
La decisione in ambito oncologico è maturata da un'esperienza familiare. Sono molto felice della scelta che ho fatto.

Fare l'infermiera è una passione, una missione o una professione?
In realtà è un tutt'uno. E' sicuramente una professione, che ha la sua importanza da sempre e per sempre, e che in questo periodo di emergenza sanitaria la figura dell'infermiere ha avuto ampio risalto. Come disse Florence Nightingale (pioniera dell'infermieristica moderna, ndr), che celebriamo in occasione della Giornata mondiale dell'infermiere, "l'assistenza è un'arte". Quindi sono convinta che per fare questo mestiere serve passione, altrimenti difficilmente si riesce a proseguire.

All'Irst non ci sono stati covid
L'Istituto ha creato un percorso che ha funzionato sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria. La Protezione Civile ha installato un tendone all'esterno con la funzione di triage al fine di preservare la sicurezza dei pazienti oncologici, che sono molto fragili, e degli operatori. Sono stati anche attivati triage telefonici per scoprire eventuali sintomi in relazione al covid nei pazienti che avevano necessità di recarsi nell'Istituto. Inoltre, attraverso il progetto "Corsa", stiamo facendo uno screening molto selettivo sui nostri operatori. Da qui la nascita dell'ambulatorio infermieristico, che gestisco insieme a Marina Bragagni sotto la direzione di Sandra Montalti. Tutte queste serie di iniziative hanno permesso di garantire la sicurezza all'interno dell'Irst e non avere casi covid.

La macchina organizzativa sta funzionando in modo molto efficiente...
C'è lo sforzo di tutti. Nella difficoltà del momento è emersa una cosa molto bella, ovvero lo spirito di collaborazione tra i vari operatori. C'è la sensibilità in ognuno di noi di proporsi per affrontare questa emergenza ed uno spirito d'iniziativa finalizzato a creare un ambiente totalmente sicuro.

Com'è cambiata l'opinione pubblica verso gli infermieri in questo periodo?
La vicinanza delle persone ci dà tanta forza. Anche i nostri pazienti ci stanno dando tanto conforto e aiuto. Ma vorrei sottolineare una cosa.

Quale?
Non siamo eroi in questo momento. Non abbiamo assolutamente cambiato nulla in quello che facciamo quotidianamente. Rivolgiamo sempre la massima attenzione nei riguardi dei pazienti.

Non teme che dopo l'emergenza si spengano le attenzioni sulla vostra professione?
Spero che ci sia una maggior considerazione dopo questo momento. In passato la nostra categoria, sotto alcuni aspetti, è stata discriminata. Quel che conta è ciò che trasmettiamo ai nostri pazienti. I cittadini devono avere la consapevolezza che, al di là di questa emergenza, noi ci siamo sempre.

Torniamo alla sua esperienza personale. Come fa a gestire famiglia, lavoro e studio contemporaneamente?
E' molto difficile. Spero di dare il meglio in tutto. La forza la trovo proprio nella mia famiglia e nella passione per il mio lavoro. Sento sempre il bisogno di maturare per il mio lavoro e per gli altri. Spero di riuscire a fare le tre cose nel migliore dei modi.

Ha sostenuto qualche esame durante questo periodo?
Tre esami a marzo e a maggio ne sono programmati due.

Quanto pensa di completare il percorso di studi?
Tra novembre e marzo. L'emergenza sanitaria ha condizionato un po' i piani.

Quali sono le sue speranze per il futuro?
Sicuramente di tornare il più possibile ad una vita normale. In questi momenti ci accorgiamo come le piccole cose o quelle che diamo per scontato sono quelle che ci mancano di più. E che la categoria degli infermieri possa continuare nel suo percorso professionale con la i maiuscola come lo è stato fino ad ora e con tanta forza, quella forza che abbiamo trovato in questa emergenza.

Sarà tutto uguale a prima in relazione all'emergenza?
Secondo me no. Sicuramente abbiamo maturato tanta paura e vissuto situazioni molto forti, che ci porteremo dietro per tutta la nostra vita.

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Ha parlato di paura. Qual è stato il suo rapporto con questo particolare tipo di emozione?
E' sempre presente. Per esempio il timore di contagiare un familiare. Ma all'Irst si sono attivati preventivamente per fornirci di tutti i dispositivi di protezione necessari. Siamo stati in sicurezza sin dall'inizio della pandemia. Questo ha aiutato ad essere più tranquilli nello svolgere quotidianamente il proprio lavoro e quindi anche nella salute privata. Di conseguenza abbiamo mantenuto intatto il nostro nucleo familiare, compatibilmente con le esigenze di lavoro.

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