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Wildt chiuderà i battenti a 60mila visitatori

Il primo “scoop” della conferenza di chiusura della mostra Adolfo Wildt - L'anima e le forme, da Michelangelo a Klimt”, tenutasi sabato al San Domenico, è presto detto: la rassegna chiuderà a 60mila visitatori

Il primo “scoop” della conferenza di chiusura della mostra Adolfo Wildt - L'anima e le forme, da Michelangelo a Klimt”, tenutasi sabato pomeriggio al San Domenico, è presto detto: la rassegna chiuderà a 60.000 visitatori. E nella sala Refettorio del grande contenitore museale, a cominciare dalle personalità sedute al tavolo dei relatori, i musi lunghi non mancavano.

Il giorno dell'esordio, il 27 gennaio scorso, erano in molti a profetizzare il successo della mostra, e le ragioni per crederlo erano molteplici: oltre alla potente carica espressiva espressa da Wildt, maestro indiscusso della scultura italiana del '900, il San Domenico avrebbe proposto - e continuerà a farlo sino al 17 giugno prossimo - un confronto serrato con i vari Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambaia, Cellini, Bernini, Canova, Previati, Mazzucotelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Martini, Fontana e Melotti. Ma è salita in cattedra la cattiva sorte, quella della peggior specie.

“Ci sono stati incidenti di percorso - esordisce il coordinatore della mostra Gianfranco Brunelli - veramente inimmaginabili: la neve del secolo, la più grande crisi economico-finanziaria della storia, e, da ultimo, il grave terremoto che sta tuttora sconvolgendo l'Emilia”. Alcuni dati snocciolati da Brunelli la dicono lunga sulle potenzialità inespresse della mostra targata Wildt: l'aumento considerevole dei giovani (il 39% dei visitatori ha un'età dai 25 ai 44 anni) e delle persone in possesso di una laurea, e il fatto che un buon 30% delle persone venute a vedere Wildt, non fosse mai stato prima a Forlì. “La mostra su Wildt - interviene l'assessore comunale alla cultura Patrick Leech - mi è piaciuta molto, sia come contenuti che come abilità organizzativa. E poi trovo veramente indovinato questa modalità di partenza dalle ricchezze locali, per poi abbracciare la dinamica culturale italiana ed europea di tutte le epoche”. Lo stesso Ferdinando Mazzocca, membro del comitato scientifico e fra i massimi esperti italiani d'arte, nel suo intervento mette insistentemente l'accento sulla raffinatezza dell'artista Wildt e della mostra costruita a corollario.

“Al di là delle cifre - esordisce il presidente della Fondazione della Cassa dei Risparmi Piergiuseppe Dolcini - Wildt è stato un successo. I 610.000 visitatori intervenuti dal 2004 a Forlì a vedere le nostre mostre, confermano quanto di buono si sente dire ormai da anni sulla qualità del lavoro culturale fatto a Forlì”. Dolcini ne approfitta per mettere i puntini sulle “i” di come si dovrà lavorare sul fronte delle grandi rassegne culturali, a partire dal 2013: per creare veramente sviluppo nel nostro territorio e nella nostra Romagna, è necessario valicare gli orizzonti organizzativi forlivesi e cominciare a coinvolgere le città limitrofe, a cominciare da Cesena, Ravenna e Rimini. Basta coi provincialismi, il nostro sforzo deve essere condiviso da tutto il territorio”. Nel suo accorato intervento, anche il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci mette in risalto la qualità del lavoro svolto a Forlì, città di grande cultura che, proprio grazie al San Domenico, sta rivelando all'Italia e al mondo il suo grande bagaglio culturale e artistico. Dulcis in fundo, Gianfranco Brunelli ha svelato il futuro. Contrariamente a quanto annunciato in precedenza, dal 2 febbraio al 16 giugno 2013 il San Domenico si fregerà della mostra “Novecento - L'arte in Italia fra le due guerre”.

“Proprio facendo tesoro dell'esperienza di Wild - dichiara il coordinatore - abbiamo pensato che sarebbe stato riduttivo limitarci a trattare l'arte del consenso nel Ventennio fascista, seppur ricchissimo di fenomeni artistici. Abbiamo deciso di correggere la rotta, puntando i riflettori su tutte le migliori tendenze artistiche che il Novecento ha generato”. Non solo pittura e scultura, ma anche manifesti, murales, oreficeria, architettura, arredi, fotografia e grafica. Affidandosi al grande nume italiano del '900 Massimo Bontempelli, la rassegna 2013 al San Domenico presenterà un percorso suddiviso in 14 sezioni che toccheranno i temi affrontati nel Ventennio dagli artisti che aderirono alle direttive del regime fascista. Sullo sfondo si staglierà quel grande evento culturale che è stato il Razionalismo, vulcano artistico talmente eruttivo, da mettere in ombra persino le nefandezze di un regime autoritario e liberticida, quale fu fascismo di Benito Mussolini.

“Novecento” arriverà infine a narrare anche la crisi di quel rapporto, nella più ampia tragedia nella quale venne trascinato il paese. Da ultimo, il vero grande motivo d'orgoglio scaturito dall'esperienza targata Wildt: “Signori - annuncia Brunelli - l'impianto e il filo logico di questa mostra allestita a Forlì, ci è stata richiesta niente meno che dal Musee d'Orsay di Parigi”. Le trattative sono ben avviate, tanto che si prefigura già l'ulteriore approdo a Londra e Amsterdam. Addio al provincialismo: la ribalta europea per Forlì e la sua ricchezza culturale ed organizzativa, è ad un passo.

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