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Zattini: "Covid, ci giochiamo il futuro del centro". E attacca: "Noi più bravi della sinistra che si sente superiore"

Il sindaco Gian Luca Zattini martedì sera è stato ospite alla festa della Lega a Milano Marittima, nel dibattito coi sindaci della Lega

“Ci giochiamo il futuro del centro storico, rischiamo di avere chiusure in massa di piccole attività che fanno la vita delle nostre comunità”: è l'allerta che lancia il sindaco Gian Luca Zattini, che martedì sera è stato ospite alla festa della Lega a Milano Marittima, nel dibattito coi sindaci della Lega Alessandro Canelli (Novara), Mario Conte (Treviso), Mario Guarente (Potenza) e Francesco Passerini (Codogno). Per il futuro? “Dobbiamo essere pronti con progetti cantierabili in fretta, perché dalle grandi crisi si esce sempre con gli investimenti pubblici”.

“Ora contiamo i feriti economici, non mi segnalano grosse criticità sulle grandi imprese, ma ci sono notevoli difficoltà per le piccole imprese”. Per le quali “con un nuovo lockdown la situazione sarebbe irrecuperabile”, specifica il primo cittadino forlivese. Al pubblico dei militanti della Lega Zattini ha spiegato come è stata affrontata l'emergenza Coronavirus puntando il dito sull' “impreparazione del Presidente del Consiglio, che a marzo si disse pronto ad affrontare l'emergenza, ma come sindaco poi mi trovai per un mese senza una mascherina, un guanto e alcun presidio sanitario”. Ed ancora: “Abbiamo anche noi vissuto il dramma delle case di riposo, quando non c'erano i presidi sanitari sufficienti, mentre il primo presidio sono stati i cittadini che hanno accettato di buon grado misure dure, perché girare in macchina in quel periodo sembrava di vivere un film post nucleare, la città era spettrale, le poche auto che vedevi in giro erano di polizia e carabinieri”. Quindi rivendica con orgoglio che Forlì, dal punto di vista sanitario, “non è arrivata all'ultima spiaggia”.

Coronavirus, in Comune a Forlì, significa un buco stimato in 10 milioni di euro. Sempre Zattini: “Abbiamo stimato un disavanzo di 10 milioni di euro, ce ne arriveranno 6-6,5 dallo Stato, c'è una differenza a cui dovremo far fronte. Ma fin da marzo ci siamo detti 'Non guardiamo ai soldi', e abbiamo messo a disposizione fondi anche per le esigenze primarie, come i soldi per fare la spesa chiesti da persone non abituate storicamente a chiedere assistenza sociale”. 

Ed infine l'attacco politico, puntualizzando di non avere la tessera della Lega in tasca. “Non ho un partito, ma dalla Lega mi fregio di aver avuto il massimo apporto”, spiega in premessa. Quindi l'affondo: “C'era un vezzo in Italia, e cioè che solo a sinistra ci fosse intelligenza, serietà, onestà, capacità politica. Noi come sindaci non di sinistra stiamo dimostrando l'opposto, che siamo bravi, sul pezzo, onesti come gli altri se non di più. Non potrò mai essere di sinistra per il senso di superiorità che di solito esprime chi è di sinistra”. Una frase interrotta dall'applauso del pubblico leghista. “Noi di destra dobbiamo avere un senso di inferiorità? La Romagna era impermeabile all'alternanza, noi abbiamo iniziato con comuni più piccoli, ora siamo a Forlì dopo 50 anni di sinistra, dimostrando che sappiamo governare”. Ed infine: “Ci riteniamo più bravi della sinistra che se la canta e se la suona”. 

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