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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

Zlata, prima della morte un colpo alla testa e poi giorni di dolori e vomito. In tante foto il volto tumefatto dalle violenze

Un'indagine scrupolosa da parte della Procura, partita con la massima energia nonostante il cadavere di Zlata non presentasse ferite riferibili direttamente ad un'aggressione

Un'indagine scrupolosa da parte della Procura della Repubblica di Forlì (pm Federica Messina), partita con la massima energia nonostante il cadavere di Zlata non presentasse ferite riferibili direttamente ad un'aggressione. E poi i tanti testimoni che si sono fatti vivi alla forze dell'ordine, che non si sono voltati dall'altra parte, e hanno confermato il clima di violenze che pesava come una cappa sulla casa di via Monari di Oleksandr Zahariuk, ucraino di 38 anni e marito di Zlata.

Alcuni di questi amici hanno tenuto  viva la memoria attraverso una pagina Facebook intitolata 'Chiediamo giustizia per Zlata'. E anche venerdì mattina, mentre il giudice Di Giorgio emetteva la sentenza con una condanna a 16 anni, gli amici erano sotto il Tribunale di Forlì con il loro striscione davanti all'ingresso, invocante la verità sulla morte di questa giovane donna, avvenuta all'età di 32 anni il 7 luglio 2019.

er il giudizio di primo grado, che sarà con ogni probabilità impugnato in Appello dalla difesa, Zlata morì per effetto dei maltrattamenti che duravano da anni e che l'avevano debilitata come una fiammella che si stava sempre più spegnendo per mancanza di ossigeno. Ed in particolare per un colpo inferto al capo nei giorni precedenti alla morte, durante una delle tante escandescenze del marito. E' questa, almeno, la ricostruzione dell'accusa, che ha trovato accoglimento da parte del giudice. Dagli uffici giudiziari della Procura - guidata da Maria Teresa Cameli - trapela soddisfazione per l'esito del processo, che ha segnato un passo in avanti sulla lotta ad un fenomeno quanto mai grave e sempre di più alla ribalta come i decessi di donne che maturano nell'ambito di violenze domestiche.

Il quadro che dà di Zlata il pm Federica Messina è quello di una persona abbandonata per anni dal marito nonostante fosse una donna con problematiche fisiche e con patologie gravi, una donna emotivamente fragile, ma al contempo responsabile, grande lavoratrice, di innata sensibilità, con un profondo senso della famiglia e di protezione del figlio. Che qualcosa in lei non andasse bene se ne accorsero subito i soccorritori del 118, che notarono un cadavere ricoperto in più punti da varie ecchimosi recenti e segni più datati di percosse, dando così il là alle indagini.

D'altra parte subito apparve sospetta l’indifferenza di Zahariuk, che maldestramente non chiamò disperato i soccorsi, né tentò alcuna manovra rianimatoria, ma si limitò a portare il figlio al centro estivo e solo in un secondo momento contattare la madre segnalando l’accaduto. Fu quest'ultima ad avvisare il 118, quando però era già largamente tardi.

Zlata non aveva denunciato il marito, ma a quanto pare forse si era determinata farlo, dal momento che aveva inziato a raccogliere  foto e filmati che documentavano i segni eloquenti delle violenze: ecchimosi, contusioni, occhi neri, volto tumefatto. Offese, ingiurie, ma anche schiaffi e spintoni che provenivano da un uomo di notevole stazza fisica, alto 1 metro e 90, nei confronti di una donna minuta, debilitata, molto dimagrita, un corpo esile di neanche 50 chili.

In particolare un colpo sarebbe andato ad attingere il capo della donna, provocando una sorta di contraccolpo: per la Procura quella botta in testa sarebbe stata letale in quanto meno di tre giorni dopo Zlata è morta. La donna, infatti, lamentava un forte mal di testa nei giorni seguenti, nonché ripetuti episodi di vomito che nella sua solitudine vennero sottovalutati da tutti. A circostanziare i contorni di quella e tante altre liti e aggressioni sono state poi le dichiarazioni rese dalle decine di testimoni, dalle amiche ai conoscenti, ai vicini di casa, gli insegnanti del figlio minore, l’anziana donna dove Zlata prestava servizio come badante, tutte concordanti sui maltrattamenti che tutti percepivano intorno alla giovane madre.

Nella sua requisitoria, il pm ha infine stigmatizzato duramente il comportamento del padre, scappato in Ucraina con l'aiuto del compagno di sua madre, per sfuggire ad un arresto che sarebbe stato eseguito di lì a poco. Nella fuga, per la Procura, non solo si è guadagnato la latitanza, ma ha anche abbandonato il proprio contesto familiare, il proprio bambino appena rimasto orfano della madre. Non è più tornato in Italia, né è transitato in Europa, dove, se controllato, verrebbe arrestato in virtù del Mandato di Arresto Europeo richiesto dalla Procura della Repubblica di Forlì e attualmente pendente nei suoi confronti.

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