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Lavoro stagionale, sciopero di otto ore del settore agricolo

"Contro le misure contenute nel ddl lavoro che mirano ad annullare i diritti previdenziali, assistenziali e contrattuali dei lavoratori agricoli e più in generale del lavoro stagionale".

"Contro le misure contenute nel ddl lavoro che mirano ad annullare i diritti previdenziali, assistenziali e contrattuali dei lavoratori agricoli e più in generale del lavoro stagionale". E' quanto si legge nel volantino distribuito da Cgil-Cisl-Uil sulle otto ore di sciopero del settore agricolo per mercoledì 9 maggio, con tanto di Manifestazione  a Roma in Piazza SS Apostoli alle ore 10,00, alla quale parteciperà anche una delegazione forlivese.

"A sostegno delle proposte unitarie di modifica al ddl lavoro che riguardano, in particolare, l’art. 11 che estende l’uso dei voucher a tutto il lavoro stagionale nel settore agricolo e gli artt. 24-28 (mini-Aspi) che riducono drasticamente le indennità di disoccupazione con requisiti ridotti e i contributi figurativi validi ai fini pensionistici" prosegue il volantino dei sindacati.

Se passasse la norma proposta dal governo sull’utilizzo dei “voucher”,  il 90% dei lavoratori del settore "potranno essere pagati con un buono da incassare alla Posta e, da un giorno all’altro, si ritroveranno senza contratto e salario di qualifica, perderanno tutele per la maternità e la disoccupazione, non potranno accedere alla pensione".

"Con un colpo di spugna saranno cancellate le conquiste sindacali di 50 anni" protestano le categorie. "Per quanto riguarda la mini-Aspi (sistema che dovrebbe sostituire l’indennità di disoccupazione con i requisiti ridotti), questa comporterà una riduzione media dell’indennità spettante al lavoratore fino al 30% rispetto a quella attuale. Inoltre, il nuovo sistema di calcolo dei contributi figurativi comporterà un forte taglio della  pensione, fino  al mancato raggiungimento al diritto della stessa".


Fai-Flai-Uila ritengono che queste norme siano "profondamente sbagliate e ingiuste, perché vanno a colpire la fasce più deboli e meno tutelate del lavoro e che  vadano cambiate dal parlamento".

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