Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Aperture domenicali, Cna richiama il governo: "No a slogan. Serve un confronto"

Cna Turismo e Commercio accoglie "con perplessità" le recenti affermazioni di esponenti del governo relative alla volontà di imporre, entro la fine del 2018, la chiusura degli esercizi e dei centri commerciali nelle domeniche e giorni festivi

"Sul tema delle aperture domenicali serve un confronto serio". Cna Turismo e Commercio accoglie "con perplessità" le recenti affermazioni di esponenti del governo relative alla volontà di imporre, entro la fine del 2018, la chiusura degli esercizi e dei centri commerciali nelle domeniche e giorni festivi. Cna associa, a livello provinciale, circa 500 imprese del turismo e commercio. "Prima di diffondere decisioni così perentorie, varrebbe la pena assumere tutte le necessarie informazioni e confrontarsi con coloro che, come le associazioni imprenditoriali, vantano esperienze consolidate e possono fornire valutazioni puntuali", puntualizza Roberto Rambaldi, presidente di Cna Turismo e Commercio Forlì-Cesena.

Anche Cna Turismo e Commercio - Emilia Romagna, interviene nella discussione e tramite il presidente Regionale, Roberto Masi, precisa che "le esigenze delle micro e piccole imprese sono ben diverse da quelle della grande distribuzione e dei grandi insediamenti commerciali. Parliamo di piccoli imprenditori che, proprio grazie alla liberalizzazione entrata in vigore nel 2012, non solo hanno saputo adeguarsi alla normativa ma hanno fortemente investito per offrire ai consumatori una modalità di acquisto festivo, sia nelle località turistiche che nelle grandi città. Oltre alla funzione sociale che esercitano nei piccoli borghi e nelle periferie, dove le multinazionali e i grandi gruppi difficilmente arrivano".

Cna Turismo e Commercio chiede, quindi, al governo "di confrontarsi al più presto con le organizzazioni del settore, sulla delicata materia delle chiusure domenicali. Serve una verifica dell’attuale disciplina e dei suoi effetti economici e sociali; con una eventuale riforma che punti, prioritariamente, a riequilibrare il rapporto tra grande distribuzione organizzata e piccolo commercio". "Quello che non serve né agli esercenti né ai cittadini consumatori - conclude Rambaldi – sono slogan o decisioni dettate dall’emotività. Occorrono piuttosto, a partire da un’analisi della nostra realtà, decisioni ponderate, che sappiano tenere insieme le mutate esigenze dei cittadini con le caratteristiche del nostro tessuto imprenditoriale. Ci attendiamo dal governo la composizione di un tavolo di confronto, per individuare interventi mirati che favoriscano il piccolo commercio".

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