Resa dei conti in Unindustria: l'assemblea disconosce il commissariamento, rieletto l'espulso Minghetti

Nella frattura che si sta consumando all'interno della massima associazione degli industriali locali - Unindustria Forlì-Cesena che attualmente fa capo al più vasto sistema di Confindustria - parlano ora i numeri

Nella frattura che si sta consumando all'interno della massima associazione degli industriali locali - Unindustria Forlì-Cesena che attualmente fa capo al più vasto sistema di Confindustria - parlano ora i numeri. E' il punto di chiarezza che viene dall'assemblea degli associati che si è tenuta sabato mattina alla fiera di Forlì. Assemblea, va detto, non ufficiale in quanto disconosciuta dagli attuali vertici di Unindustria Forlì-Cesena, vale a dire gli organi commissariati da Confindustria, e interamente organizzata e gestita dagli organi esautorati, in primis dal presidente Stefano Minghetti, che proprio per questa convocazione è finito espulso.

L'assemblea degli industriali "dissidenti" di Forlì-Cesena si è in ogni caso tenuta, con il logo e la dicitura 'assemblea straordinaria' di Unindustria, e con tutti i crismi non di una libera riunione ma di un'assemblea correttamente convocata. Hanno partecipato 138 imprese associati (di cui una trentina per delega), con quindi oltre cento presenti, un numero superiore alle normali affluenze delle assemblee precedenti. L'assemblea ha tenuto il dibattito incentrato, a questo punto, non più tanto sulla scelta di non fondersi in Confindustria Romagna, quanto invece sulle azioni intraprese dai commissari nella gestione attuale di Unindustria e sulle azioni nei confronti dei "dissidenti", in primis le espulsioni. L'assemblea, infine, ha messo ai voti una delibera che ha avuto un esito prebiscitario. Con 217 sì e 1 no, al voto ponderato, l'assemblea ha approvato un documento in cui si disconosce il commissariamento, si conferma la fiducia agli organi precedenti, quelli eletti localmente, e si dà mandato il presidente uscente Stefano Mighetti di gestire la situazione fino alla fine dell'anno. Minghetti a sua volta è stato eletto presidente con 216 voti, 1 voto è andato al precedente presidente Italo Carfagnini e una scheda bianca.

L'esito di quest'assemblea, assieme all'azione giudiziaria che è già partita presso la magistratura ordinaria, è quindi il secondo atto di una frattura ormai insanabile che sta paralizzando la principale associazione degli industriali e che ha portato una buona fetta degli industriali locali una rotta di collisione con Confindustria nazionale. Nel dibattito, oltre che ribadire le posizioni dei dissidenti, si è avvertita una palpabile rabbia nei confronti dei provvedimenti di Confindustria. Solo un intervento ha preso le difese degli organi commissariati.

VIDEO - Il presidente Stefano Minghetti illustra i suoi propositi

La diatriba nasce di rifiuto di Forlì-Cesena a confluire e fondersi nella Confindustria Romagna a cui hanno preso parte invece Ravenna e Rimini, proponendo invece una federazione e non una fusione. Negli ultimi mesi si sono verificati diversi atti formali, tra un sostanziale commissariamento degli organi direttivi locali da parte della Confindustria nazionale, azioni legali e polemiche sui media. Ben 5 imprenditori locali di Forlì-Cesena (Pier Angelo Giannessi, Bruno Biserni, Luciano Agri, Franco Sassi, Marisa Rossi) sono state infatti espulsi dagli organi provvisori per aver esternato sulla stampa dubbi e valutazioni. Stessa sorte anche per stefano Minghetti, il presidente che però ha trovato conferma e fiducia nell'assemblea di sabato mattina.

Le indiscrezioni indicano che una soluzione di mediazione ora potrebbe essere l'uscita di Unindustria Forlì-Cesena dal sistema confindustriale, magari con forme più lasche di apparentamento. In questo modo si potrebbe impedire l'emorragia di circa una metà degli associati locali, oppure - ancora peggio -ulteriori espulsioni di massa. Viceversa la "fronda" potrebbe intraprendere la strada di fondare una propria nuova associazione degli industriali.

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